Il dramma dell’autostrada

di Michela Trada –

Viaggiando molto per lavoro ogni volta che mi trovo costretta a prendere l’autostrada mi rendo conto che in Italia c’è davvero qualcosa che non funziona nel sistema trasporti. In primo luogo non riesco davvero a comprendere come si possano sostenere continui aumenti di pedaggio per servizi sempre più scarsi; non ricordo di aver percorso negli ultimi 24 mesi un tragitto senza essermi imbattuta in lavori di manutenzione, strettoie e cambi di corsia, il tutto con manovre piuttosto azzardate da realizzare.

“Bene che si faccia manutenzione”, direte voi; certamente, ma se il mio tempo di percorrenza raddoppia così come il mio livello di attenzione per non finire in una risaia, forse il costo del casello anziché crescere dovrebbe diminuire drasticamente. Secondariamente, ci sono loro: i tir. Sono come i rotoloni regina: non finiscono mai; e quando ti sembra di avere finalmente la strada libera per avvicinarti anche solo col pensiero al limite di velocità, ecco l’impavido camionista che si mette a superare agli 80 all’ora il pari categoria creando code e strombazzamenti a tutto spiano.

Possibile che il trasporto delle merci debba ancora essere su gomma dalle nostre parti? Arriviamo al terzo step delle doglianze: il rifornimento. Meglio non rimanere a secco in autostrada, altrimenti il mutuo è assicurato. I prezzi di diesel e benzina sono, infatti, improponibili e l’unico aspetto positivo di questa situazione è quello di invogliare gli utenti a comprarsi una bella auto elettrica. Infine, gli asfalti: uno su mille ce la fa. A far cosa? Ad essere drenante.

Nulla di peggio del viaggiare sotto ad un temporale; l’acqua alzata dalle ruote del vicino di corsia rende il tutto assai difficoltoso e la piazzola di sosta si trasforma improvvisamente in punto di aggregazione. Non ci resta che il treno, quindi, ma se sei un pendolare anche la citazione del film del duo Troisi/Benigni, può essere assai azzeccata. 

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