La pianista Giuseppina Torre alla conquista dell’Arena di Verona

di Luca Forlani –

La pianista e compositrice siciliana Giuseppina Torre conquista l’Arena di Verona. 

L’artista il 24 settembre aprirà il concerto de Il Volo: “è il coronamento di un sogno e un traguardo artistico. Sono felicissima”.

Verona non è l’unica città in cui la pianista siciliana presenterà live il suo nuovo disco Life Book:il 21 settembre sarà a Vittoria (Ragusa) nell’ambito di Med in Wine, il 29 settembre a Palermo nell’ambito di Piano City Palermo e il 5 ottobre a Faenza(Ravenna) nell’ambito del MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti).

Prodotto da Davide Ferrario, missato e masterizzato da Pino “Pinaxa” Pischetola, l’album racchiude dieci composizioni inedite, con musiche composte ed eseguite da Giuseppina Torre, che raccontano le suggestioni, i pensieri e il vissuto dell’artista negli ultimi anni, come un vero e proprio “racconto di vita” in musica: Rosa tra le rose, La promessa, Gocce di veleno, Dove sei, The golden cage, Siempre y para siempre, Mentre tu dormi, My miracle of love, Un mare di mani, Never look back.

Life Book che disco è?

È un risultato artistico derivante da una vita vissuta intensamente. Il titolo è la traduzione di “libro di vita”. Il disco descrive la mia vita di questi ultimi anni; ho dovuto attraversare diverse avversità che sono state affrontate con estremo coraggio. È un inno alla vita, al coraggio, alla forza, alla determinazione. Rispetto al precedente lavoro discografico non vi è più tormento. Le cicatrici ora le vedo con occhi diversi. Ho capito che le avversità possono diventare opportunità. Mi sono resa conto di avere più forza di quella che pensavo. 

Quanto è stato difficile arrivare a questa nuova consapevolezza?

Parecchio. Arrivi a un momento della vita in cui vieni sopraffatto dalle avversità e hai due possibilità: soccombere o reagire. Io ho scelto la seconda strada. 

Che cosa le ha permesso di reagire?

Un grande lavoro su me stessa, che mi ha permesso di prendere consapevolezza delle mie fragilità. Si tratta di un lavoro durato parecchi anni e sostenuto dalla musica, fondamentale da sempre e in particolare in questo percorso di vita.

Lei è nata e vive tuttora in Sicilia, una terra tanto bella quanto difficile. Che ispirazione ha dato alla sua arte?

Vivere in un’isola rende di per sé tutto più complicato. Nutro un rapporto di amore e odio verso la mia terra. La amo perché è ricca di sapori, profumi, storia e cultura ma ha dei pesanti limiti. Quindi cresci lottando contro queste difficoltà.

Qual è la traccia a cui è più legata?

Ce ne sono due: Never look back e Gocce di veleno. Quest’ultima è stata ispirata dall’omonimo libro di Valeria Benatti che racconta una storia di violenza psicologica e fisica. Un libro che tutte le donne dovrebbero leggere. Come il veleno, l’amore malato si insinua nella persona e corrode progressivamente anche la sua anima. Never look back è un invito a non guardare più indietro bensì a seguire la strada che si ha deciso di intraprendere. Racconta bene la leggerezza che sento nel mio cuore. Il respiro è finalmente aperto e libero.

Qual è la sua goccia di veleno?

Aver vissuto un amore che non era tale ed essermi illusa di questo.

Mentre tu dormi, invece, a chi è dedicata?

A mio figlio Emanuele. Ora ha 13 anni ma per un po’ di tempo ci siamo persi. Quando era piccolo vivevamo in simbiosi, poi, ahimè, ci siamo allontanati per un periodo. Mentre tu dormi descrive la sensazione che ho provato nel riabbracciare mio figlio. Ho visto mio figlio sereno tra le mie braccia. Quella sensazione mi ha ripagato di tutto quello che avevo vissuto. 

E suo figlio ama la musica?

Ne è un grande fruitore ed è naturalmente portato. Tuttavia, ha imparato a conoscere quanti sacrifici ci sono dietro. Diciamo che in casa basta una pianista.

Un mare di mani è nata pensando al dramma dei migranti…

Sono siciliana, abito a pochi chilometri da Pozzallo, meta di tanti clandestini. Ho visto i filmati originali di salvataggio della guardia costiera e mi ha colpito quel mare di mani che cercavano aiuto. Più della metà le vedi affondare. Sono rimasta scossa: anche io, in un’altra situazione, ho cercato delle mani che mi salvassero dal baratro.

Nel 2018 ha firmato le musiche del documentario Papa Francesco – La mia Idea di Arte, tratto dall’omonimo libro scritto da Papa Francesco a cura della giornalista e scrittrice Tiziana Lupi. È riuscita a incontrare il pontefice?

Purtroppo non c’è ancora stata occasione. Spero di poterlo conoscere presto per ringraziarlo: attraverso il suo libro mi sono riavvicinata a quel Dio che sentivo un po’ lontano.

Nei momenti di difficoltà l’ha sostenuta più la musica o la fede?

Forse la musica ma come dice proprio Papa Francesco “attraverso l’arte ci si evangelizza”. È davvero così. Attraverso la mia musica ho potuto riavvicinarmi a Dio. 

A novembre 2012 ha vinto due premi ai Los Angeles Music Awards come International Artist of the Year e International Solo Performer of the Year. Pochi sanno che però ha rischiato di non ritirarli…

Nel 2012 mi arrivò una mail dicendomi che ero stata selezionata per i Los Angeles Music Awards. Cestinai questa mail pensando ad uno spam. Dopo qualche tempo, mi arrivò un sollecito. Fu così che mi trovai tra i cinque candidati per la categoria strumentale. Sono dovuta partire di corsa

Cosa si augura nel suo futuro?

Il momento che sto vivendo è pieno di soddisfazioni, personali prima che artistiche. Un contratto con la Universal Music è il sogno di ogni artista. Ringrazio la mia road manager Fatima Dell’Andro e il mio manager Riccardo Vitanza. A loro sarò eternamente grata. Mi hanno visto sconfitta e abbattuta e mi hanno convinta a rimettermi nuovamente in discussione. Mi auguro che le soddisfazioni possano continuare e che la mia musica oltrepassi i confini nazionali. 

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