Pontida 2019, Lega “nuova”, abitudini vecchie

Pontida 2019, Lega “nuova”, abitudini vecchie

19 Settembre 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Pontida, il regno del senatur Umberto Bossi. Il ‘buen retiro’ per la Lega, che una volta era Nord e ora è nazionale. Qui dove si creavano le ampolle con l’acqua del Po, dove si inneggiava alla secessione della Padania e dove ci si illudeva di essere una patria a sé, è successo qualcosa di molto grave. In un clima molto teso, con Matteo Salvini all’attacco su tutta la linea, è stato ‘pestato’ il giornalismo. Fisicamente e verbalmente. Del resto, se semini vento, poi raccogli tempesta. E chi ha seminato vento se non proprio l’ex ministro degli Interni? 

Domenica 15 settembre, per certi versi, il raduno leghista è stato uno dei più partecipati degli ultimi anni. Quasi che tornare all’opposizione abbia fatto bene al Carroccio. Peccato però che la rabbia non sia stata sfogata solo con i cori, ma anche con qualcosa di più. Se Giuseppe Conte è stato apostrofato più volte come ‘buffone’, i fischi hanno fatto da eco a Luigi Di Maio, l’ex alleato. Ma loro non c’erano a Pontida, erano solo fantasmi agitati da Salvini e i suoi. Chi c’era, invece, è stato toccato direttamente. Come Antonio Nasso, il videomaker di ‘Repubblica’. La sua telecamera è stata colpita con un pugno da parte di un militante mentre Nasso stava effettuando interviste appena sotto il palco.

‘Repubblica’, i nemici per la parte più aggressiva della Lega. Che ha visto nel giornalista Gad Lerner il volto contro cui sfogare i più beceri istinti. Lerner, giornalista del quotidiano, è stato addirittura costretto a rifugiarsi dietro le transenne, inseguito da urla e malintenzionati. Scortato in salvo dal portavoce di Salvini, Matteo Pandini. La sua colpa? Naturalmente quella di essere lì per documentare il raduno per ‘Repubblica’. La cosa peggiore è che nessuno ha condannato questi insulti e attacchi alla stampa e alla libertà stessa di documentare, di fare cronaca politica. L’unico a spendere qualche parola è stato il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia: “Ringrazio i giornalisti per la loro presenza. No, ragazzi, qua non funziona così: l’ospitalità è sacra”. Concetto che sarà entrato da un orecchio e uscito dall’altro. 

Tra gli episodi negativi che hanno ‘sporcato’ il raduno della Lega va segnalato anche l’attacco gratuito del giovane deputato di Bussolengo, Vito Comencini, ai danni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Mi fa schifo”. Questa l’affermazione all’assemblea dei Giovani della Lega, alla vigilia di Pontida. Qui, però, a prendere le distanze dall’episodio è stato lo stesso Salvini: “Possono essere sbagliati i toni, bisogna sempre portare rispetto. Sicuramente sono state fatte delle scelte che non corrispondono alla volontà popolare nelle ultime settimane, ma io non uso l’insulto e propongo agli italiani un cambiamento”.

Pensate un po’, Salvini che addirittura fa il pompiere. Il che significa che la situazione è sfuggita di mano. Diciamolo chiaramente: Pontida e la vigilia non hanno portato agli onori della cronaca nazionale una Lega di bell’aspetto. Sono venuti fuori i ‘duri e i puri’, i ‘falchi’ della situazione. Un popolo padano che è difficile tenere a bada. Del resto, è stato aizzato ben bene nei mesi e nelle settimane scorse. Difficile poi spegnere l’incendio con un solo secchio d’acqua. Qualcuno ha obiettato che alcune cose si potevano evitare, ben sapendo quale sarebbe stato il clima a Pontida. Che Gad Lerner avrebbe potuto non presentarsi. Ma perché? Il diritto d’opinione non può certo venire seppellito da un tempo così fosco per la nostra politica e per i nostri politici. Lui a Pontida stava facendo semplicemente il suo mestiere. Esserci. Osservare. Informare. Commentare. Scrivere. Forse sono verbi che fanno paura alla maggioranza di chi era sul prato verde di Pontida?

Qualcun altro è arrivato a dire che per Gad Lerner questa passerella fosse l’unico modo per far parlare ancora di sé. Ma se era così poco popolare, perché a Pontida l’hanno insultato ed è stato costretto praticamente a scappare? Domande che non otterranno risposta. Le presunte provocazioni del giornalista contro la voglia di linciaggio da parte dei militanti: mettiamo sulla bilancia questi due concetti? Il più grave è comunque il secondo. E poi, comunque, c’è l’altro episodio a screditare completamente il modo di fare dei militanti: il pugno alla telecamera. Perché? O meglio, il perché lo sappiamo. Se un ex ministro va avanti per più di un anno e mezzo a insultare e a bastonare l’altra parte politica, la base poi è difficile che si contenga. Salvini deve tenerlo presente nei prossimi mesi se davvero vuole cambiare modo di parlare e di fare politica. Ma chi dovrebbe farglielo fare se così ha guadagnato tanti, tanti consensi? Liquiderà i due episodi contro i giornalisti come episodi isolati. Dirà che la parte buona di Pontida era la maggioranza. Cosa da non escludere, tra l’altro. Ma la parte meno buona chi dovrebbe spronarla a diventare buona? Il capo. Sua è la responsabilità.

In realtà, a Pontida, abbiamo rivissuto il passato. La Lega è un partito che fa della ‘pancia’ la sua arma principale. Si ragiona così. Quasi sempre, la testa viene dopo. Pensavo in realtà che l’essere stati al governo li avrebbe cambiati un po’. Li avrebbe responsabilizzati maggiormente. Invece, i toni sono stati quelli duri, soliti. “Il governo delle poltrone”. “Il nuovo governo rischia di far diventare l’Italia il campo profughi d’Europa”. “Il governo del popolo contro il governo del palazzo” E così via. Slogan, quelli utilizzati in campagna elettorale di solito. Ma che Salvini ha proseguito a utilizzare pure mentre era ministro. E che naturalmente ha sfruttato ancora di più dopo aver fatto cadere il primo governo Conte. La base lo segue. C’erano 45 mila persone a Pontida, da fare concorrenza al raduno del 1994 quando Umberto Bossi minacciò Silvio Berlusconi di far cadere l’esecutivo (e così fece effettivamente).

I consensi, si sa, possono far vedere le cose un po’ diversamente da come sono realmente. È probabilmente quello che è accaduto a Salvini nelle ultime settimane. Si è sentito troppo forte, da far cadere l’alleanza con i Cinque Stelle pensando che si sarebbe andati alle elezioni. È arrivato addirittura a chiedere i pieni poteri. Si è accorto troppo tardi che le cose non stavano andando come voleva. Ha partecipato alla manifestazione di Roma fuori dalla Camera durante la fiducia del nuovo governo Conte. Poi il bagno di folla a Pontida. Il 19 ottobre la manifestazione nazionale nella capitale. L’uomo solo al comando forse proprio ieri si è accorto però di una cosa: deve essere maggiormente conciliante e accogliente, adesso. Altrimenti la situazione rischia di sfuggire di mano pure a lui, che pare avere il polso della situazione. A cominciare dalla sua gente, che vuole di più. Che vuole la testa dell’avversario politico, non solo il suo posto nel Palazzo. Che arriva a voler usare le mani pur di fare valere il detto che mai passa di moda da queste parti, il ‘celodurismo’. 

Passano gli uomini, da Bossi a Salvini. Cambiano le sigle dei partiti, da Lega Nord a Lega. Ma non muta il modo di fare di chi poi, nella cabina elettorale, la Lega la vota. Per molti, i pugni e gli inseguimenti ai giornalisti sono soltanto il vero volto di un partito verde di colore, ma nero dentro. Che non rappresenta solo il populismo, ma proprio la destra italiana. Con tutti i pro e i contro. Una destra, se mi passate il termine, pure un po’ ‘ignorante’. Una destra pane e salame, disposta a farsi giustizia da sola. Chi pensava che ormai si fosse ripulita, si deve ricredere dopo Pontida. In casa sua, ha rimesso i piedi sul tavolo. Senza alcun rispetto per gli ospiti. La Lega si è dimostrata un partito totalitario, che non ammette repliche o voci fuori dal coro. Davvero Salvini lo vuole così il partito che comanda? Davvero, vuole rischiare prima o poi di non riuscire, dal palco, a domare la feroce belva che ha costruito e che ha accarezzato negli anni con slogan di pessimo gusto? Il rischio c’è. Ed è anche molto forte. Di una Lega che, ammaestrata ad aggredire l’avversario, lo faccia anche fisicamente. E non solo a parole.