Smartphone e 6G, quando la macchina sostituisce l’uomo

di Alessandro Pignatelli –

Immagina. Puoi. Potrai, più che altro, grazie al 6G, che si preannuncia un’autentica rivoluzione per gli smartphone di tutto il mondo. Che nasce in Finlandia, all’università di Oulu, dove si sta lavorando per far viaggiare i telefonini a una velocità impensabile fino a poco tempo fa. Probabilmente, fino al 2030 dovremo ‘limitarci’ al 5G, ma quello che accadrà dopo vale questa lunga attesa.

Qualche anticipazione da parte di Mika Rantakokko, l’uomo che guida il team di ricercatori e scienziati. A cominciare dalla latenza pari a zero, ossia tutta la potenza di calcolo del cloud e i suoi enormi archivi chiavi in mano, per così dire. Avremo le Intelligenze artificiali più potenti mai esistite, in grado di monitorare secondo dopo secondo quello che facciamo e consigliarci di conseguenza. Non muoveremo passo senza questa guida?

Avremo la fusione tra il mondo digitale e quello fisico. No, non è un film di fantascienza, ma il futuro. Interfacce che si aprono quando serve, come ologrammi, per scegliere cosa ci serve in quel momento. L’hanno definita ‘ombra digitale’, molto di più di un semplice smartphone. Niente sarà più come oggi. Ci seguirà ovunque, raccogliendo i nostri dati e interagendo con il mondo che ci circonda. Se già oggi la rete ci sembra invasiva con pubblicità che prendono spunto da ciò che diciamo e facciamo, dal 2030 questa attività sarà come preistoria.

Ogni respiro del mondo diventa dato. Da utilizzare. Mondo che muta di secondo in secondo, ma grazie al 6G, l’AI sarà in grado di mutare con esso. La rete aggiunge un nuovo piano alla realtà. Guiderà una fabbrica, la viabilità in una grande città, la vita in un edificio smart, gli stessi bioritmi dell’essere umano. Pazzesco, vero? Forse non ce ne rendiamo nemmeno conto. Pure dalla Ericsson hanno fatto sapere di star lavorando sul 6G: “Il consumo energetico sarà bassissimo, la portata molto maggiore. Sarà una rete completamente diversa rispetto a quanto visto finora”.

Ci piacerà? Probabilmente sì e probabilmente no. Anche oggi, del resto, ci sono quelli scettici o preoccupati dal fatto che la rete ci consigli in base ai nostri gusti. Si parla di grande fratello eternamente in ascolto. Ma che siamo felici o tristi, il 6G arriverà. E sarà prepotente e prorompente. A proposito, finora abbiamo continuato a parlare di smartphone, ma forse dal 2030 dovremo smetterla. Accederemo infatti a un nuovo ecosistema digitale, fatto di realtà virtuale/aumentata/mixea, che gli studiosi chiamano XR, extended reality. Ossia, un’intelligenza artificiale distribuita, diffusa, ubiqua e integrata a tutto.

E poi ancora, al seguito del 6G, tante altre novità: telepresenza con immagini ad alta definizione e capacità crescente di sensing, tecnologie indossabili, mobile robot, droni, reti wireless avanzate e intelligenti, auto connesse e a guida autonoma, efficienza energetica. Secondo studi che accompagnano le prime rivelazioni sul nuovo modo di connettersi, entro il 2030 il mercato del 6G nel suo complesso, quindi hardware, software e infrastrutture, potrebbe valore 4,1 miliardi di dollari. Entro il 2028, i chipset IA potrebbero raggiungere le 240 milioni di unità.

Se ancora non vi pare tutto rivoluzionario – ma dietro l’angolo perché tra pochi mesi inizia il decennio che ci traghetterà al 2030 – vi elenchiamo i sette obiettivi che ci si pone con il 6G, alcuni già descritti sopra: velocità di trasmissione dei dati, latenza del segnale, durata delle batterie dei dispositivi IoT, densità di device per metro quadrato, incremento del traffico dati complessivo, affidabilità, efficienza energetica, rilevamento della posizione dei dispositivi.

Volete sapere per esempio qual è l’obiettivo della velocità? Fino a un Terabit al secondo (le connessione in fibra misto rame oggi presenti in Italia arrivano a 200 megabit al secondo, 50 volte in meno dell’obiettivo del 6G). Latenza di appena 0,1 millesecondi. Durata delle batterie di almeno 20 anni. Fino a 100 device per metro quadro. Incremento del traffico dati complessivo di 10 mila volte. Affidabilità del servizio estrema. Efficienza energetica 10 volte superiore. Rilevamento della posizione con errore massimo consentito di un metro in esterno e 10 centimetri all’interno. Ci sono pressapoco dieci anni per arrivare a questi numeri, che non si fa fatica a definire ambiziosi. 

Gli esperti aggiungono che, per riuscirci, si dovrà ricorrere in maniera massiva all’edge cloud computing, ossia allo sfruttamento dei ‘margini’ delle reti affinché i carichi di lavoro vengano distribuiti in maniera efficiente lungo tutti i nodi della rete. La gestione dei dati dovrà essere affidata e sofisticatissimi algoritmi di intelligenza artificiale, in grado di scegliere in tempo reale dove smistare i dati. Dovranno prevenire insomma gli intasamenti con blocchi. Per arrivare alla velocità di un Terabit al secondo, sarà fondamentale sfruttare le onde elettromagnetiche con frequenze TeraHerz, molto vicine agli infrarossi. Buon ultimo i costi delle infrastrutture. Per abbatterli, si dovrà ricorrere a soluzioni tecnologiche open source: servirà il contributo di tutti gli operatori di mercato per riuscirci.

Il 6G sarà la base per il proliferare dei computer quantistici, ossia calcolatori che utilizzano un tempo infinitamente inferiore a quelli attualmente in circolazione per fare calcoli. L’entra in scena del 6G consentirà un’accelerazione nello sviluppo dell’Hpc, piattaforme di calcolo a elevate prestazioni, molto utili nell’ambito della ricerca scientifica: atomo, genetica, farmaceutica, fisica, climatologia, chimica, archeologia. 

Non avremo più reti congestionate nelle aree metropolitane, nonostante tutti e tutto siano connessi. Potremo fare cose che oggi ci sembrano ai confini della realtà. I pc, già oggi in calo drastico a vantaggio del mobile, probabilmente diverranno come le macchine da scrivere oggi: dei bei pezzi di antiquariato. Vintage, se preferite. Saranno soppiantati non solo dal 6G, ma anche dai computer quantistici di cui abbiamo già parlato. 

La domanda che ci possiamo porre, infine, è questa: saremo pronti per allora? Tutti parlano del 2030 come di una data limite. Le cose più difficili pare si debbano fare propria in/da quella data. Come la missione su Marte. Riusciremo a sopportare tutte queste novità e tutte insieme? Forse ci arriveremo poco alla volta, in realtà, perché chi ha intenzione di regalarci un mondo nuovo è già al lavoro. E man mano che ci avvicineremo a quella data, arriveranno sempre nuovi e più precisi dettagli. Insomma, non ci ritroveremo all’improvviso su un set di un film di fantascienza. Ma il quesito resta: ce la faremo? Ad arrivarci e poi a starci. A raccogliere tutte queste sfide. La risposta è sì perché il mondo è sempre progredito. Ciò che pareva impossibile a chi era nato all’inizio del secolo – sbarcare sulla Luna per esempio – poi è divenuto realtà. Abbiamo visto levarsi in volo aerei e capsule spaziali. Abbiamo capito piuttosto in fretta come funzionavano i computer. Siamo in grado di prevedere con anticipo e poca approssimazione come sarà il meteo. Insomma, di novità ce ne sono state e continuano a essercene parecchie. 

Ma il 2030 continua a restare lì, una data da cerchiare in rosso. Perché probabilmente ci proietteremo veramente nel ventunesimo secolo quando scollineremo quel limite temporale. Tutto ciò che stiamo vivendo e facendo fino ad allora è una lunga preparazione all’evento. Il 6G farà da spartiacque tra quello che sognavamo di poter fare e quello che riusciremo davvero a mettere in pratica. Le macchine dialogheranno tra loro. Gli oggetti si parleranno. Un ologramma, tipo fumetto, ci dirà se è meglio mangiare il sushi o un piatto di spaghetti a seconda delle nostre condizioni fisiche in quel momento. Arriveremo sempre in orario agli appuntamenti (non avremo più scuse) perché l’ingorgo non sarà più ammesso visto che il 6G ci dirà immediatamente la strada alternativa da fare. Saremo sempre noi. Ma diversi. I nostri difetti verranno forse compensati, non eliminati. Ma può bastare per ora. In attesa di altre rivoluzioni da vivere in prima persona. 

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