“Se hai le palle torna a casa e rompi le ossa a quella zoccola di tua moglie”

“Se hai le palle torna a casa e rompi le ossa a quella zoccola di tua moglie”

26 Settembre 2019 0 Di il Cosmo

L’increscioso messaggio su un cartello affisso in un parcheggio vicino a Viterbo. E poi combattiamo la violenza…

di Fabiana Bianchi –

«Se hai le palle torna a casa e rompi le ossa a quella zoccola di tua moglie». L’edificante messaggio è apparso proprio in questo secolo e più precisamente pochi giorni fa, nella zona di Viterbo. Era stampato su un cartello, nei pressi di un cantiere. Il testo completo è davvero degno di nota. Oscilla fra le categorie “Poche idee ma ben confuse” e il mai sufficientemente lodato “Quando è arduo decidere se sia peggio la forma o il contenuto”. «Parcheggio riservato agli imbecilli ed ai cornuti – recita il testo in bianco su fondo blu – Ps se non lo sai sallo: ricordati che la madre degli imbecilli è sempre incinta. Ah! Dimenticavo. Se hai problemi di corna e sei un uomo con le palle (e a questo punto non credo che ce le hai) non prendertela con questo cartello ma torna a casa e rompi le ossa a quella z…a di tua moglie». Da vero lord, l’autore ha sostituito le parole “corna” e “palle” con disegnini esplicativi. Non è dato sapere se il gentiluomo abbia poi trovato il posteggio adatto per la sua carrozza, ma sicuramente il suo messaggio ha fatto parlare di sé. Prima di essere rimosso, infatti, il cartello ha attirato l’attenzione di Alessandra Troncarelli, assessore alle Politiche Sociali della regione Lazio. «Non si possono offendere le donne in questo modo né si può consentire che questo messaggio brutale resti affisso – ha osservato – La Regione Lazio ribadisce la contrarietà a ogni forma di violenza, verbale e non, di cui invece questo cartello è un emblema. Mi auguro che le autorità preposte intervengano per una tempestiva rimozione dell’avviso che offende l’intera comunità di Bagnaia e la città di Viterbo». Parole di condanna sono arrivate anche dalla consigliera Marta Bonafoni, capogruppo per la Lista civica Zingaretti. «Si tratta di una brutta vicenda che tuttavia palesa una realtà ben nota: sulle politiche contro la violenza di genere c’è ancora molto da fare. I commenti sessisti che in questi istanti stanno comparendo nei post sui social e sui siti di informazione nazionali e locali che rilanciano la notizia ne sono l’esempio».

Sebbene in molti sui social network abbiano espresso indignazione per le frasi stampate sul cartello, effettivamente qualcuno ha tentato di minimizzare, definendolo «simpatico» e accusando di strisciante e pericoloso “femminismo” chi invece reputa quelle parole inaccettabili.

Non dovrebbe più essere necessario ricordare che “femminismo” non è il contrario di maschilismo. Ma ripetiamolo ancora una volta: essere femminista significa battersi per la parità e la libertà di entrambi i sessi e non per qualche assurdo piano di dominio femminile sugli uomini.

E non è un caso che un concetto largamente usato in ambito femminista (ma non solo) riguardi proprio gli uomini: è la cosiddetta “mascolinità tossica”. 

Si definisce in questo modo un determinato “modello” di uomo, legato a concetti come aggressività, forza, misoginia, “machismo”, assenza di paura e di determinati sentimenti considerati indice di debolezza. La mascolinità tossica è quella che vuole l’uomo votato per natura al ruolo di paladino e protettore, che non piange e non ha paura. La mascolinità tossica è tale in primo luogo per gli stessi uomini, perché finisce che persone con un’attitudine diversa si sentano in dovere di rispondere a questo stereotipo, finendo per soffocare il vero io. Insomma, sarebbe sbagliato anche un modello impositivo che preveda che agli uomini piacciano i coniglietti rosa. Perché gli uomini, esattamente come le donne, sono in primo luogo persone e come tali possono avere le caratteristiche più varie. Ci saranno uomini che ameranno i coniglietti rosa come uomini che ameranno le betoniere, uomini che ameranno entrambe le cose o nessuna delle due. Portare avanti un modello che decida al posto loro cosa dovranno amare solo in virtù del loro corredo genetico è limitante e offensivo per quel grandioso, intelligente animale che è l’essere umano. Il concetto di “vero uomo”, esattamente come quello di “vera donna”, arrivati nel terzo millennio dovrebbe farci ridere. Dovremmo sapere che l’umanità è abbastanza varia da includere uomini e donne completamente diversi fra loro. Lo stesso concetto di “vero uomo” e “vera donna”, anche se proprio volessimo adottarlo per qualche motivo, varierebbe moltissimo nello spazio e nel tempo. E poi, se accettassimo l’idea di un “vero uomo” e di una “vera donna” dovremmo anche supporre che esista l’opposto. Cosa sarebbero un “finto uomo” o una “finta donna”? Copie non conformi prodotte da qualche azienda di materiale plastico?

Ma non solo. La mascolinità tossica, nel momento in cui prevede un certo tipo di comportamento verso le donne, diventa dannosa anche per l’altro sesso. Ci sono frangenti, infatti, in cui si impone un modello di mascolinità che va a discapito delle donne. Nel momento in cui si porta avanti un modello per cui il “vero uomo” è quello che davanti a una donna che giudica attraente perde ogni ritegno e la molesta, anche “solo” (si fa per dire) verbalmente, abbiamo un enorme problema. Perché non c’è solo un uomo che si autolimita iscrivendosi in un modello creato da altre mani, ma anche una donna che viene piegata a forza a quello stesso modello, contro la sua volontà. La donna dovrebbe accettare quello che accade perché «gli uomini sono fatti così»? Beh, signore e signori, non esiste proprio. Anche perché non è vero che «gli uomini sono fatti così». 

All’inizio dell’anno, l’azienda Gillette ha proposto una pubblicità decisamente fuori dagli schemi incentrata proprio sul concetto di mascolinità tossica. Nel video si vedono, fra le altre cose, dei ragazzi che bullizzano un coetaneo, altri che si picchiano, dei giovani uomini che molestano verbalmente una donna, spezzoni di cartoni e sketch in cui degli uomini mostrano gesti allusivi. Mentre nella prima parte, gli altri uomini presenti ridono o risolvono il tutto con il proverbiale «Boys will be boys», traducibile come «I ragazzi fanno i ragazzi» (e inscrivibile nel nostrano «gli uomini sono fatti così»), nella seconda parte decidono di reagire. Ecco allora che un adulto interviene a favore del bimbo bullizzato, un coetaneo ferma educatamente i ragazzi che stanno molestando una donna, un uomo blocca i bambini che si stanno picchiando dicendo loro che non ci si comporta così con gli altri. «I bambini che oggi stanno a guardare saranno gli uomini di domani» ricorda una voce fuori campo. E ancora: «È solo spronandoci a fare di più che possiamo raggiungere il meglio di noi stessi». La pubblicità di Gillette ha collezionato milioni di visualizzazioni. E se in molti hanno applaudito alla scelta di trattare un tema di questo tipo, c’è stata anche una vasta schiera di utenti che ha addirittura invitato al boicottaggio di Gillette, sostenendo che il suo messaggio attentasse all’identità maschile, volesse “femminilizzarla” o simili. Ricordiamo che nel video non si vedono uomini abbracciati ai già citati coniglietti rosa (e anche se fosse…), ma uomini che impediscono certi comportamenti che dovrebbero essere ritenuti all’unanimità socialmente inaccettabili. 

C’è la mascolinità tossica dietro molti, forse quasi tutti i femminicidi. Un concetto deviato di “dominanza”, idee confuse di onore e rispettabilità che avrebbero dovuto rimanere nei secoli scorsi. Già il concetto di “delitto d’onore” è sopravvissuto abbondantemente oltre la sua epoca nella legislazione italiana, arrivando all’abrogazione solo nel 1981.

Dopo avere ragionato in generale sul concetto di mascolinità tossica, torniamo allora al famoso cartello. Ci possiamo così rendere conto che il suo messaggio trasuda letteralmente mascolinità tossica. Il fatto di rimandare al concetto di “cornuto” lo mostra già chiaramente. Il “non uomo” per eccellenza in un certo tipo di cultura, quello che “non sa difendere quello che è suo”. Come se le persone fossero oggetti o beni di proprietà. Poi, “l’uomo con le palle”: gli attributi maschili usati in chiave simbolica e metaforica. Anche qui, torna il concetto di “non essere un vero uomo”. Proseguiamo con l’immancabile insulto sessista ai danni di una donna. È significativo il fatto che non venga definita con un generico insulto ma con un nome riferito alla sua presunta mancanza di moralità. E per finire, per non farsi mancare davvero niente, l’invito a “romperle le ossa”, da vero “maschio alfa” che punisce ed educa la sua donna. 

Qualcuno ha ritenuto che il caso sollevato dal cartello sia stato eccessivo. Dopotutto, hanno detto, non c’è stata davvero una donna picchiata. Tecnicamente parlando, è vero. Ma osservando la questione da una prospettiva più ampia, è evidente che se ci sono ancora donne picchiate, abusate, uccise, magari non è colpa direttamente del cartello, ma lo è sicuramente di un certo tipo di “cultura”.

Prendendo a prestito le efficaci parole dei creativi di Gillette, «È questo ‘Il meglio di un uomo’? Lo è davvero?»