L’ambiente si salva con i fatti

di Michela Trada –

Premetto di non essere né una scienziata né un’esperta in climatologia; oggi, però, mi sento in dovere di affrontare l’argomento surriscaldamento globale non tanto per ergermi a cattedratica della situazione, come in tanti stanno facendo, ma per una questione “sentimentale”.

Leggere sui principali quotidiani nazionali delle condizioni del ghiacciaio del Bianco in zona Planpincieux mi provoca, infatti, un grande dolore. Una morsa allo stomaco, un velo negli occhi; sono cresciuta in Val Ferret, mi sono fatta cullare da quelle immense distese di erba, dal suono della Dora, dalla vista di quei monti imponenti.

Quante foto al dente del gigante, quante passeggiate, quanti pranzi nelle baite tra i campanacci delle mucche e i nitriti dei pony. Pensare che quel paradiso in terra possa sparire da un giorno all’altro mi reca profonda tristezza: è davvero tutto così effimero? Non c’è nemmeno certezza nella solidità delle montagne? La verità è  quei grandi ghiacciai continuano a sciogliersi in fretta, troppo in fretta e che nulla potrebbe arrestare la furia di una bomba d’acqua. Un futuro che sa di presente pronto a bussare e a chiedere il conto. Io non sono una “gretina”, ma nemmeno una sua delatrice; sono una semplice cittadina che osserva e che si pone domande.

Mi chiedo se veramente si pensi di cambiare il mondo con uno sciopero e se questa sia la strada giusta da intraprendere; meglio quello di niente diranno in tanti. Una volta che si salta la scuola e si fa baccano, però, che succede all’atto pratico? Per fermare lo scioglimento di quel ghiacciaio dovremmo scioperare 365 giorni all’anno. Di teorie e di professori sono piene le città, ma di braccia e di manovali? Inutile scendere in piazza e poi non fare la differenziata, utilizzare plastica ad ogni piè sospinto o gettare sporcizia in terra e in spiaggia.

Ci arrovelliamo sui massimi sistemi quando sono le piccole azioni quotidiane a cambiare il mondo. Non so se quella che la Terra sparirà entro il 2050 sia una bufala o meno (come gira su Internet nelle ultime ore), ma so che vorrei vedere ancora mia figlia giocare in quei prati; vorrei poter prendere il sole senza prendere fuoco e vorrei fare un tuffo nell’acqua del mare ghiacciata.

Preserviamo la nostra “casa” non con uno sciopero per fare selfie e proclami, ma con piani condivisi ed operativi. Lo meritiamo noi, lo meritano le generazioni future che hanno il diritto di godere dello spettacolo della natura.

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