Roberto Buzzatti: come trasformare milioni di followers in milioni di euro

di Luca Forlani –

I social network sono sempre più protagonisti delle nostre vite e della nostra quotidianità. Ormai tutto (o quasi) viene immortalato e mostrato via social. C’è però chi ha fatto la propria fortuna lavorando in questo settore fortemente in crescita. 

Roberto Buzzatti, classe 1976, è oggi uno tra i più quotati social media manager italiani, contributor di Forbes Italia e parte integrante del successo di molti profili Instagram del panorama internazionale.

La sua storia, già raccontata dai media tradizionali e sul web (googlare per credere!) è quanto di più simile alla realizzazione di un sogno che ha coronato a suon di like e followers.

Sono lontani i tempi in cui lavorava in banca. Il suo fiuto per gli affari, la sua determinazione e la sua caparbietà gli hanno permesso in breve tempo di affermarsi in questo campo. 

Buzzatti è riuscito a trasformare un passatempo in un lavoro e un lavoro in uno stile di vita. Fino a crearne un modello da seguire.

“I followers, con le loro visualizzazioni, like e commenti, sono diventati la nuova valuta internazionale” – ci spiega Roberto al telefono – “io non faccio altro che convertirla in euro o dollari per i miei clienti”.

Il mio orologio segna le 2:10 del mattino quando, da un locale di Monaco, Buzzatti risponde alla mia prima domanda…

Come ha fatto a sfondare sul web?

Semplice: facendomi pagare per far sfondare gli altri.

In principio, per fare soldi con i social media, dovevi avere un profilo molto popolare, tanto da convincere le aziende a pagarti per promuovere il loro prodotto. Negli anni è nato un vero e proprio mercato basato su questo principio, l’influencer marketing.

La torta è diventata via via più appetitosa e per questo molti “nullafacenti del web” hanno cominciato a gonfiare i propri profili con followers e likes finti per potersi accaparrare la propria fetta. Nemmeno a dirlo, oggi, questo mercato è una giungla fatta di finzione e risultati per lo più disattesi.

E se le aziende investissero quel denaro nella crescita della loro influenza sui social media? Se fossero loro a diventare maggiormente influenti e visibili?

Questa è l’intuizione che ho avuto nel 2014. Forse non ho inventato niente ma di certo l’ho monetizzato meglio degli altri.

Lei ha lasciato un lavoro sicuro e di successo per diventare imprenditore digitale. Come ha reagito la sua famiglia?

Io ho lasciato un lavoro noioso e banale per giocarmi tutto pur di sentirmi a posto con me stesso.

In precedenza, sono stato Direttore in BNL Spa e le garantisco che l’unica sicurezza che avevo era quella di un crescente senso di frustrazione. Mi passavano davanti milioni di euro ma me ne ritrovavo solo poche migliaia nel mio conto.

Quando ho lasciato la banca per aprire la mia agenzia di comunicazione digitale credo di non aver realmente stupito nessuno: non è un segreto per nessuno che io abbia condotto una doppia vita per quasi quattro anni facendo il Direttore di Banca di giorno e il Social Media Manager di notte. 

Quindi, una volta presa e messa in atto la decisione, ho avvertito attorno a me un clima disteso e partecipe della mia scelta.

Solo dopo mi è stato detto che mettevo le persone in soggezione e nessuno aveva avuto il coraggio di dirmi che mi stavo lanciando nel vuoto.

I suoi genitori hanno capito che lavoro fa?

Mia madre ha le idee poco chiare in merito ma sta migliorando da quando anche lei è su Facebook.

Io adoro film tipo Scarface, Il Padrino, Quei bravi ragazzi e in genere tutti quelli in cui si rappresenta la storia di qualcuno che da zero è cresciuto nel proprio “mercato” fino a diventarne il leader. Mia mamma, che ha visto aumentare la mia capacità di spesa molto velocemente, un giorno preoccupata mi dice: “Roberto, ma come fai a prendere tutti questi soldi per mettere le foto sui social? Giurami che non fai cose illegali come quelli dei film che guardi!”.

Mi disse queste parole nel mio ufficio di Treviso che avevo fatto realizzare molto simile a quello di Tony Montana in Scarface.

Lei ora vive a Montecarlo. In Italia il lavoro del social media manager a che punto è?

L’Italia è un paese di teorici. La preparazione di alcuni ragazzi è davvero ottima ma resta pura accademia e da sola non serve a niente. Lei lo ha mai visto un avvocato fresco di titolo aggirarsi per un tribunale? È perso tanto quanto un cittadino alla sua prima comparizione.

Il dramma è che la pratica i social media manager la fanno su aziende vere che ovviamente non sanno di essere le prime vittime sacrificali di un “professionista teorico”. 

Una buona strategia social quanto può determinare il successo di un’azienda?

I social oggi sono tutto. I social determinano i governi dei paesi, si figuri se non possono sancire il successo di un’azienda. O la sua rovina. Lo ricorda il video di Dolce&Gabbana che ha segnato la rottura con il loro mercato in oriente?

Il punto, mi permetta, è un altro: si parla di strategia ma non si ha ben chiaro cosa sia. Fa solo figo parlarne ma alla fine le poche strategie social che ho visto sono raccolte di hashtags e dichiarazioni di intenti estemporanee. La strategia, nella sua definizione, non è fantascienza, al contrario è un concetto molto semplice. La parte difficile è la sua messa in opera sui social media e il mantenimento della direzione fino a che gli indicatori dei software di analisi confermano che è quella migliore.

Badi bene, ho detto “migliore” e non “giusta”. La strategia infatti va nel tempo modificata, corretta e adeguata al mercato, perché è quest’ultimo che cambia autonomamente e che impone a chi fa marketing in genere di assecondarlo nei propri cambiamenti e nei propri umori.

Chi crede di influenzare il mercato, a meno che non si chiami Warren Buffet, sta credendo in Babbo Natale. 

Chiara Ferragni – Unposted è in testa al box office, un successo meritato?

La critica ne ha parlato talmente tanto, e male, che era inevitabile un buon risultato al botteghino.

Che poi ha fatto 50.000 presenze al primo giorno. Vasco Rossi due anni fa a Modena ha messo insieme 220.000 persone in un’unica data segnando un nuovo record mondiale. Mettiamo la Ferragni su un palco, chiediamo 50 euro a persona e vediamo come va.

Instagram sta togliendo la possibilità di vedere il numero dei like. Per ora è solo una sperimentazione, secondo lei funzionerà?

Glielo auguro: auguro a Instagram che funzioni.

Apparentemente il motivo di tale scelta serve a far concentrare gli utenti sulla qualità del contenuto pubblicato senza contaminazioni esterne date un alto numero di like. Di fatto, l’oscuramento del dato pubblico di questa metrica, favorirà l’investimento in advertising a pagamento offerto dalla piattaforma. Che è il vero motivo per cui si sta tentando questa strada.

Rispondi