Anche i farmaci nel mirino delle fake news: tutte le verità

Anche i farmaci nel mirino delle fake news: tutte le verità

3 Ottobre 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Farmaci ritirati dal mercato vs fake news. In Italia succede anche questo. Che l’Agenzia italiana del farmaco pubblichi una lista di medicinali tolti dal commercio e che, come un telefono senza fili, questa si allunghi (in modo falso) mandando in confusione la popolazione. Ma andiamo con ordine. 

Il 12 settembre, l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) avvia una revisione dei medicinali contenenti il principio attivo ranitidina, dopo che test dimostrano che alcuni di questi prodotti contengono l’impurità n-nitrosodimetilammina (Ndma), sostanza probabilmente cancerogena. Passano pochi giorni e l’Aifa dispone il ritiro dalle farmacie e dalla catene distributive di tutti i lotti di medicinali contenenti il principio attivo ranitidina, prodotto presso l’officina farmaceutica Saraca Laboraties Ltd – India. Che cos’è esattamente la n-nitrosodimetilammina? Appartiene alle nitrosamine ed era già stata rilevata nel 2018 in alcuni farmaci anti-ipertensivi (Sartani). 

Insomma, non appena la notizia si diffonde, si scatena in panico. E qualcuno lo cavalca. Tanto che la stessa Aifa deve diffondere una nota in cui precisa che sui social network è comparsa una lista di farmaci fatti passare come medicinali contenenti il principio attivo ranitidina, che nulla hanno a che vedere con quelli oggetto dei provvedimenti restrittivi disposti nei giorni precedenti che riguardano esclusivamente farmaci contenenti questa sostanza. Aifa quindi si raccomanda di consultare esclusivamente il portale dell’Agenzia: “Gli elenchi dei lotti dei farmaci contenenti ranitidina interessati dal ritiro e di quelli interessati dal divieto di utilizzo sono disponibili sul portale”.

Scorrendo l’elenco si nota che Aifa ha in realtà vietato l’utilizzo di tutti i lotti di farmaci commercializzati in Italia e contenenti ranitidina, anche quelli prodotti da altre officine farmaceutiche diverse da Saraca Laboratories Ltd, in attesa delle analisi. Non resta quindi che scorrerlo, questo elenco, partendo dai farmaci ritirati dal mercato: oltre al generico Ranitidina, ci sono Ranidil sciroppo, Zantac compresse, compresse effervescenti e fiale, Ranitidina aurobindo, Ranitidina Ratiopharm e Ranitidina Hex. Questi sono invece i medicinali per cui è fatto divieto d’uso: Ranitidina Almus, Ranidil compresse, fiale, compresse effervescenti e sciroppo, Raniben compresse, Ulcex compresse, Zantac compresse, fiale, sciroppo e compresse effervescenti, Ranitidina generico, Ranitidina EG compresse, Ranibloc compresse, Ranitidina Pensa compresse, Ranitidina Alter compresse, Buscopan Antiacido compresse, Ranitidina Abc compresse, Ranitidina Aurobindo compresse, Ranitidina  soluzione iniettabile, Ranitidina Salf per uso endovenoso, Ranitidina Tecnigen compresse, Ranitidina Zentiva compresse, Ranitidina Hexal fiale.

La ranitidina (antagonista dei recettori H2 dell’istatina) è un inibitore della secrezione acida, utilizzato per trattare ulcera, reflusso gastro esofageo, bruciore dello stomaco e altre situazioni associate a ipersecrezione acida. In Italia è commercializzato come medicinale soggetto a prescrizione medica, come medicinale di automedicazione, in forma di compresse, sciroppi e soluzioni iniettabili per uso endovenoso. La n-nitrosodimetilammina è invece presente anche in alcuni alimenti (in particolare cotti, affumicati o stagionati) e nelle forniture di acqua, ma non si pensa causi danni se ingerita in quantità molto basse. 

Dopo l’annuncio dell’Aifa, le farmacie sono state letteralmente prese d’assalto. Tutti a caccia di informazioni sui medicinali incriminati. Ha spiegato la situazione Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma: “C’è stato un vero e proprio assalto, in particolare dopo che false liste di farmaci ritirati sono girate su WhatsApp. Purtroppo, in questo Paese si crede più ai social o al web che al farmacista o al medico. Noi cerchiamo di fare chiarezza, ma facciamo fatica perché i pazienti non solo chiedono informazioni, ma non si accontentano della risposta. Siamo al paradosso: ubi internet, minor cessat”. La situazione negli studi medici è stata simile a quella delle farmacie, come dalle parole di Silvestro Scotti , segretario della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg): “Il nostro compito è mettere a punto una terapia alternativa per chi assumeva farmaci con Ranitidina. Ma ci troviamo di fatto a doverli rassicurare in generale sull’uso un po’ di tutti i medicinali, anche a seguito della richiesta, da parte, dell’Agenzia europea dei medicinali, di controlli su tutti i prodotti. Lo sforzo che dobbiamo fare è cercare di parlare in modo semplice perché la confusione si crea anche per via del tecnicismo che a volte accompagna alcune comunicazioni istituzionali”.

Ma come funziona esattamente l’immissione in commercio di un farmaco? Come è stato possibile che siano arrivati in farmacia e nella catena distributiva medicinali contaminati? La legge vuole che la prima verifica venga fatta ancora prima dell’Autorizzazione all’immissione al commercio (Aic). “L’autorizzazione viene rilasciata a seguito di un’approfondita valutazione scientifica dei suoi requisiti di qualità, sicurezza ed efficacia”. Le anomalie nel processo di produzione vengono eventualmente smascherate proprio dall’Aifa che “ispeziona periodicamente i siti di produzione di medicinali e materie prime per verificare la conformità alle norme di buona pratica di fabbricazione”. 

Dopo essere stato autorizzato, il farmaco viene poi periodicamente monitorato e i dati vengono valutati nell’ambito della Rete nazionale di farmacovigilanza, database per le segnalazioni di sospette reazioni avverse. “In caso di segnalazione di difetti di uno o più lotti di medicinali, l’Agenzia intervenite con azioni che possono prevedere la sospensione o il ritiro dal mercato dei lotti interessati fino alla revoca dell’Aic”. Un iter che vede i cittadini avere un ruolo centrale: “Possono fornire informazioni preziose sugli effetti dei farmaci, segnalare eventuali presenze di difetti di qualità e sospette reazioni avverse, compresa l’inefficacia”.

Una delle informazioni circolate poche ore dopo la diffusione della notizia riguardava un farmaco molto usato, il Buscopan. Anche qui l’Aifa ha dovuto precisare che il medicinale contaminato è solo il Buscopan antiacido: “Il Buscopan è un antidolorifico e antispastico che non contiene ranitidina”. Peccato che la maggior parte della popolazione creda a ciò che legge sui social, a tutto praticamente. Senza consultare i canali ufficiali e deputati a dare notizie di questo genere. In questo caso, i siti www.aifa.gov.it, portale dell’Agenzia, e l’elenco dei farmaci contenenti ranitidina, interessati dal ritiro, e di quelli interessati dal divieto di utilizzo: www.aifa.gov.it/revisione-ranitidina. Tutti gli altri canali non possono definirsi attendibili. Di conseguenza, anche gli elenchi di farmaci difformi da quelli indicati nella pagina apposita sono semplicemente una bufala, il termine tanto in voga prima che prendesse piede la piaga delle fake news. 

E ancora: l’assalto alle farmacie e ai medici di famiglia porta solo disagi a chi davvero ha bisogno di rivolgersi a loro perché non sta bene. Visto che amiamo così tanto la rete, cerchiamo di usarla in modo davvero intelligente. È sufficiente fare una ricerca, andare alla fonte della notizia, consultarla e capire se si è in possesso di quei farmaci contaminati. Tutto qua. Se proprio si è convinti che solo di persona si riceverà la conferma o la smentita di una notizia letta in rete, da fonte non ufficiale, beh, almeno che si vada senza precocetti determinati proprio da ciò che diceva l’amico su WhatsApp o sul social network. Anche se oggi chiunque può definirsi esperto in qualunque campo, sulla salute non è davvero il caso di scherzare.