Festa dei nonni, non dimentichiamoli. Io, che un nonno filosofo ce l’avevo

Festa dei nonni, non dimentichiamoli. Io, che un nonno filosofo ce l’avevo

3 Ottobre 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

Ieri, mercoledì 2 ottobre, è stata la Festa dei nonni. Un giorno particolare, ricco di valori importanti, che molto spesso viene messo nell’angolo, dimenticato.

La festa dei nonni si celebra ogni anno, ma è un’usanza che il nostro Paese ha importato direttamente dagli Stati Uniti. Qui, infatti, venne creata sul finire degli anni Settanta, mentre in Italia venne riconosciuta festa civile solo nel 2005.

I nonni sono figure fondamentali per la vita di ognuno di noi. I nonni in molte famiglie prendono il posto dei genitori, magari scomparsi prematuramente o troppo distanti per questioni lavorative.

I nonni sono il perno di qualsiasi famiglia: esempi di vita, di amore, di lavoro, da loro si impara a stare al mondo. Vecchie maniere, antichi rimedi, che funzionano sempre.

Io un nonno filosofo ce l’avevo. Si chiamava Bernardo, ma per me era “il Nonno”, con la N maiuscola. Veniva dalla Toscana ed era la persona più in gamba che io abbia mai conosciuto.

Una parlata simpaticissima e un’intelligenza mostruosa caratterizzavano una persona che si era fermata alle elementari, ma che da lì aveva iniziato un percorso di studi individuali, senza mai fermarsi.

Il Nonno leggeva qualsiasi cosa, era un divoratore di libri. Il Nonno leggeva soprattutto di filosofia. Con lui si facevano tantissime chiacchierate. Al bar, in casa, a pranzo o a cena, i discorsi filosofici erano all’ordine del giorno.

Il Nonno mi ha insegnato la filosofia, ma quella spiccia, quella che tutti portiamo dentro e che tutti riusciamo a tirare fuori. Non parlo di filosofia accademica, ma di filosofia di vita: il Nonno era tutto questo e molto altro.

I nonni hanno questa capacità incredibile di insegnamento: ti trasmettono complesse verità, facendoti sembrare tutto molto semplice. Tutto quello che circonda un nonno sa di casa e di famiglia: quei vestiti vissuti, quella moda retrò e quelle parole premurose, ma anche sincere.

La festa dei nonni dovrebbe essere tutto l’anno e non una sola volta: troppo spesso ci dimentichiamo del valore di un nonno. Eppure, quando se ne vanno, lasciano un vuoto che nessuno sarà mai più in grado di colmare.

Il Nonno è stato portato via da un brutto male all’inizio di quest’anno. Mesi di sofferenza e di declino inesorabile non gli hanno impedito di essere simpatico, dolce e premuroso, come ha sempre fatto nella sua vita. Il Nonno è stato un filosofo fino alla fine, un signore, sì. Perché quel brutto male lui l’ha affrontato da Stoico. Una torre inizia a perdere mattoni e sa che ne perderà sempre più, ma continua a stare in piedi.

Quelle “teste ricoperte di capelli bianchi”, come diceva Ovidio, sono persone indimenticabili, dalle quali si impara tutto, o quasi. Non si impara, e forse non lo si farà mai, a superare la loro perdita. Loro non te lo insegnano ed è forse questo il compito più difficile che ti assegna un nonno, prima di morire. Dopo averti assegnato compiti che ti facessero crescere e dopo che tu, in fondo, li hai sempre superati brillantemente, arriva quella verifica che non vorresti mai sostenere. È ora di lasciare il nido e di imparare a volare da soli.

Quello che resta legato all’anima, qualunque cosa accada, non si dimenticherà mai.

E io, come ogni nipote, il Nonno non lo dimenticherò mai.