Gli haters di Greta e quelle parole fuori luogo…

Gli haters di Greta e quelle parole fuori luogo…

3 Ottobre 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Greta Thunberg. Greta che è troppo giovane e allora dovrebbe stare zitta. Greta che è femmina e allora dovrebbe pensare a lavare i pavimenti (casomai col detersivo ecologico). Greta che è ricca e allora cosa ne sa lei? Greta che “ha l’autismo” e chissà cosa capisce. Greta che con le sue trecce ha l’aria della ragazza della porta accanto e non di una modella e quindi deve stare nascosta in un angolo e non in mondovisione. Greta che se fosse una modella dovrebbe ugualmente stare zitta perché si sa che una donna bella è necessariamente idiota. Greta che una volta, nel 2005, ha mangiato la zuppa in una ciotola di plastica, »lo so, l’ho vista, io c’ero». E poi ancora. Greta nipote di Soros (ma sul serio?), Greta Gretina, Greta chi c’è dietro e chi la paga.

Ora. Fermo restando che non è un obbligo farsi piacere la giovanissima ecologista svedese, bisognerebbe farsi qualche domanda dinnanzi a una campagna d’odio inquietante. Perché se è perfettamente lecito non condividere le sue posizioni o comunque che non stia simpatica a tutti, è invece preoccupante il fatto che così tanti sentano il bisogno di denigrarla in modo feroce, di insultarla, quasi di tentare di annientarla, in un certo senso. Gli attacchi di questo tipo, peraltro, non arrivano solo dall’ultimo “uomo qualunque” su Facebook. Arrivano da nomi importanti del mondo politico e dalle pagine dei quotidiani nazionali. Non solo in Italia: sta accadendo in tutto il mondo, al punto che alcuni dei più importanti periodici (come il New York Times) si sono soffermati ad analizzare il fenomeno.

Dal canto suo, Greta Thunberg ha dimostrato di non difettare certo di senso dell’umorismo. Quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’ha ironicamente definita «Una giovane e felicissima ragazza che guarda avanti verso un brillante e fantastico futuro», lei ha adottato la dicitura come biografia su Twitter. Una trasmissione televisiva satirica australiana ha ironizzato sugli “hater” dell’attivista con una pubblicità. Il video si apre con un uomo che confessa: «Ciao, sono un uomo di mezza età con un problema imbarazzante: mi arrabbio in modo irrazionale con una ragazzina svedese che vuole salvare il pianeta». Da qui viene presentata la “helpline di Greta Thunberg”: un fantomatico servizio telefonico per aiutare in queste situazioni. «Fa sembrare come se la fine del mondo fosse la fine del mondo!» è la denuncia di uno degli utenti. Un altro sviene quando l’operatrice gli conferma che sì, quello davanti a cui ha parlato Greta era davvero un congresso Onu. «Perciò, prima di scrivere in caps lock nei commenti di un articolo, lascia che consulenti esperti valutino la tua situazione – è l’invito del finto spot – ti ascolteremo, per quanto tu possa sembrare ridicolo». Dopo alcune richieste assurde, come quella di farsi aiutare da Greta per montare una libreria Billy, lo spot prosegue: «Sappiamo che bambini che si comportano da adulti possono portare adulti a comportarsi da bambini». La provenienza dello spot lascia intendere senza ombra di dubbio che tutto il mondo è paese. Ma in questo caso non è così rincuorante.

Nel mirino, ovviamente, non è finita la sola Greta, ma anche quei ragazzi che hanno raccolto il suo messaggio e, in particolare, coloro che lo scorso venerdì hanno partecipato alle manifestazioni a favore dell’ambiente. Sui social network è scattata una caccia certosina alla minima traccia di incoerenza. Ecco allora che fioccano le fotografie delle strade sporche dopo la manifestazione (qualcuna anche palesemente estrapolata da altri contesti, qualcuna vera). Altre immagini ritraggono gruppi di ragazzi ai tavoli del McDonald’s, con relative accuse (come sopra). Qualcuno racconta di avere visto gli studenti al bar invece che in piazza. Avevano solo voglia di saltare la scuola. Avrebbero dovuto ripulire le strade o i boschi, allora sì che. Eh però alla manifestazione ci sono andati in macchina. Domani non si ricorderanno più di niente. È solo una moda.

Fermo restando che sì, probabilmente una percentuale non meglio definita di quei ragazzi aveva solo voglia di saltare la scuola. Sì, magari qualcuno di loro domani si sarà scordato di tutto, perché come chiunque sia stato adolescente sa, spesso a quell’età le passioni bruciano ma si consumano in fretta. Sì, qualcuno avrà mangiato al McDonald’s. Qualcuno sarà stato al bar. Qualcuno si sarà mosso in auto. Qualcuno non saprà nemmeno come è fatto un bosco.

E allora?

Dobbiamo davvero disprezzare tutto solo perché, nell’enorme massa che venerdì ha riempito le piazze, è incluso anche qualcuno che magari non tiene così tanto all’ambiente? È giusto sminuire l’interesse e la partecipazione di migliaia di ragazzi perché magari qualche decina, ma fosse anche qualche centinaia, non è veramente arsa dal sacro fuoco dell’ambientalismo? Sui social network si sono lette contestazioni francamente assurde. Sono diventate virali le parole attribuite a un giornalista australiano (anche se, con le ricerche in lingua inglese, è difficile trovare corrispondenze sul web): «Voi siete la prima generazione che ha preteso l’aria condizionata in ogni sala d’aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche; siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere trendy; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici». Le stesse obiezioni, in salse diverse, sono state mosse su più fronti. 

Cerchiamo di analizzarle, dunque, almeno a grandi linee. L’aria condizionata nelle scuole è forse realtà in Australia, ma in Italia, dove i genitori o gli insegnanti devono portare anche la carta igienica, è fantascienza. Se invece parliamo delle case… Beh, è difficile pensare che siano i quindici/sedicenni a comprare condizionatori, chiamare gli installatori e pagare le bollette elettriche. «Le lezioni sono fatte al computer». Ebbene sì: ma questo ha anche dei vantaggi. Indubbiamente il consumo di energia elettrica in questi ultimi anni sarà maggiore, ma a fronte di un risparmio di carta. Non è un caso che anche nella pubblica amministrazione italiana si stia cercando di andare in direzione di una digitalizzazione dei contenuti. Il “televisore in ogni stanza” risulta tipico degli anni Novanta molto più che dell’ultimo decennio. E ancora: chi li compra e li piazza in casa? I ragazzini? I “mezzi elettronici”, si sa, sono diffusissimi. Ma davvero sono stati gli smartphone degli ultimi dieci anni a sciogliere i ghiacciai? Peraltro, da quanti anni saranno finiti in mano a questi ragazzini adolescenti? Cinque a volere esagerare. Poi. «Non si va più a scuola camminando». E questo può anche essere vero. Ma perché? Chi ha dato queste abitudini ai figli? Il ragazzino medio si mette da solo al volante del suv di papà? E davvero è l’ultima la generazione dei «maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia»? O si tratta di un trend avviato ormai decenni fa? «La protesta è pubblicizzata con mezzi digitali». Non se ne sarebbe mai parlato, altrimenti. E quale sarebbe l’alternativa? Il lancio di volantini con gli aerei?

In molti si lamentano che i giovani sono menefreghisti, ma ecco che se provano a interessarsi a una causa vengono derisi da quelle stesse persone che li accusavano. La realtà è che forse qualcuno vuole che i ragazzi siano così: disinteressati, superficiali, incoerenti. In questo modo, li si può accusare di essere disinteressati, superficiali, incoerenti. Ci si può godere il lusso di guardare al passato con gli occhiali rosa, dimenticandosi del buco nell’ozono aperto decenni fa, dei frigoriferi al freon di vecchia generazione, della benzina rossa. Intendiamoci: lo stato disastroso della Terra non è certo dovuto agli anni Novanta. Potremmo andare tranquillamente indietro di un paio di secoli, recriminando ai nostri antenati scelte decisamente poco ecologiste. Ma l’ultima cosa che ha senso, l’ultima da fare è prendersela con le nuove generazioni. Di fatto, non hanno avuto il tempo materiale di essere causa del disastro. E se davvero hanno questi comportamenti disastrosi, se davvero sono abituati a prendere l’auto per fare ottocento metri, allora forse la generazione precedente dovrebbe fare un “mea culpa” pedagogico e chiedersi dove ha sbagliato nella loro educazione.

Tutti per forza ambientalisti filo-thunberghiani, dunque? Ovviamente no. Ma se le obiezioni ci sono, vanno ragionate.

È lecito domandarsi se questa protesta servirà davvero a qualcosa. Greta Thunberg è diventata un simbolo, ma non è stato il primo. Era il 1995 quando Michael Jackson batteva i piedi nel toccante video “The earth song”. «Cosa abbiamo fatto al mondo? – si chiedeva – guardate cosa abbiamo fatto» mentre la telecamera inquadrava foreste sterminate, animali uccisi e le popolazioni indigene in lacrime di fronte alla perdita della loro casa. Eppure, a dieci anni dalla scomparsa della grande star, le cose non sono cambiate. Riuscirà la ragazza con le trecce a smuovere qualcosa?

Non c’è una risposta. Ma sicuramente la soluzione non è quella di dire ai ragazzi «lasciate perdere e fregatevene, tanto non siete capaci». O, peggio ancora, «è colpa vostra». Provateci. E se ci riuscite, vi dobbiamo tutti almeno un grazie.