Il suicidio: un male diffuso anche tra i giovani

Il suicidio: un male diffuso anche tra i giovani

3 Ottobre 2019 0 Di il Cosmo

di Valeria Arciuolo –

Il suicidio, nel mondo, è la seconda causa di morte tra giovani e giovanissimi: in particolare, in Italia, si sono stimati 200 decessi all’anno che riguardano ragazzi sotto i 24 anni.

In occasione della Giornata mondiale di prevenzione al suicidio, avvenuta al 10 settembre scorso, l’ospedale pediatrico Bambino Gesù ha promosso un convegno scientifico “Bambini adolescenti e suicidio: una nuova emergenza”, dove è stato anche presentato, in anteprima, il documentario “Tagli”, di Discovery Italia, che racconta storie vere di sofferenza giovanile.

Nello stesso ospedale, le richieste urgenti in pronto soccorso per ideazione e comportamento suicidario sono aumentate di 20 volte in 8 anni: sui 4000 suicidi l’anno registrati nel nostro paese, riferisce l’Istat, oltre il 5% è compiuto da ragazzi al di sotto dei 24 anni.

Uno scenario buio che, almeno in Italia, negli ultimi dieci anni, ha visto una leggera diminuzione dei casi di suicidio: a fronte di questa diminuzione, però, crescono i casi di autolesionismo. Uno studio internazionale pubblicato sul Journal of Child Psychology and Psychiatry, rileva che in Europa oltre un quarto degli adolescenti (27,6% età media 14 anni) mette in atto comportamenti autolesivi occasionali o ripetuti nel tempo. In Italia, il fenomeno riguarda circa il 20% dei ragazzi. Al Bambino Gesù le richieste urgenti in pronto soccorso per ideazione e comportamento suicidario sono aumentate vedono anche bambini di 10-11 anni. Lo scorso anno, sempre in Pronto Soccorso sono state effettuate quasi 1000 consulenze neuropsichiatriche.

Anche al Regina Margherita di Torino è stato organizzato un convegno: tra il 2009 e il 2019 al Regina, a seguito di tentativi suicidari, sono state ricoverate 117 ragazze e 34 ragazzi, di un’età media di 14 anni e mezzo. E il tema centrale è la solitudine. Un comportamento che ha avuto un’impennata tra il 2012 e il 2014; dietro il 35% dei tentativi c’è un’esperienza di bullismo o liberalismo.

Gli ultimi due casi di suicidio arrivano da Cesena. Il primo, una ragazzina di 13 anni, all’alba di sabato 21 settembre 2019,  ha perso la vita dopo essere stata travolta da un treno in transito. Il fatto è avvenuto intono alle 5 lungo la linea Bologna- Ancona, tra Cesena e Villa Selva. La ragazzina, che frequentava le scuole medie a Cesena, si è suicidata: da quello che si è potuto capire, stava vivendo un periodo di disagio adolescenziale, con frequenti litigi, che potrebbe averla portata a compiere l’estremo gesto. La giovane sarebbe usciti di casa venerdì sera, poi verso le tre i genitori l’avrebbero chiamata preoccupati, visto che non era rientrata. Da lì a poco la tragedia.

Nella stessa mattina, un ragazzo di circa vent’anni, studente universitario a Cesena, si è recato all’ospedale Bufalini. Una volta arrivato, è salito su una scala antincendio: poi, sotto lo sguardo di diversi testimoni, si è lanciato nel vuoto dall’ultima rampa, precipitando. Inutili i soccorsi: il giovane ha perso la vita sul colpo. Secondo le informazioni date agli inquirenti, il ragazzo non era seguito per particolari disagi psichiatrici.

A tal proposito abbiamo chiesto alla Psicologa Sara Padovano, cosa sta succedendo ai nostri ragazzi.

“L’OMS considera il suicidio giovanile come un problema complesso, né riconducibile ad un’unica causa né ad un motivo ben preciso. L’adolescenza per definizione è l’età del cambiamento psico-fisico che passa attraverso una crisi importante ed ad uno tsunami emotivo, condizione di per sé patologica. Che cosa rende ad alcuni adolescenti impossibile riuscire affrontare e superare questo periodo? Proviamo ad usare la teoria dell’attaccamento per darne una spiegazione. Immaginiamo un quadro, un olio su tela, in cui troviamo dipinta una violenta tempesta, che noi chiamiamo emotiva, questa tela ha una cornice, che può contenere adeguatamente il quadro oppure no, insomma gioca un ruolo fondamentale. Tradotto in termini psicologici la tenuta della tela cioè l’adolescente dipende dalla solidità della cornice, ossia alcuni fattori tra cui il ruolo della famiglia e delle figure di accudimento. Grazie a questa il bambino in età precoce di sviluppare un’idea di sé, cioè può diventare in grado di attribuirsi valore personale, sentirsi degno di amore, prevedere se è come sarà in grado di reagire in caso di difficoltà, se qualcuno lo salverà. Avere sviluppato un legame di attaccamento sicuro e la condizione necessaria per avere un’idea di sé strutturata ed organizzata in grado di affrontare in modo equilibrato momenti di tipo depressivo senza sviluppare depressioni, che a certi livelli possono portare ad idee suicidare, talvolta agite. Lo spettro emotivo non comprende soltanto emozioni positive, viviamo in un contesto educativo sociale poco incline ad educare alle emozioni tutte, tra le quali il dolore, la tristezza, la paura ed alla loro importanza. Raccontiamo ai nostri figli che esiste una favola chiamata Vita in cui si può vivere felici e contenti pur dovendo affrontare momenti di difficoltà, perché la vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia. Dare attenzione ed ascoltare i propri figli è un dovere imprescindibile di un genitore, spesso i campanelli d’allarme ci sono ma non vengono visti o sentiti. Insegniamo che non sono soli e chiedere aiuti non è segno di debolezza, ma di forza”.