Reddito di cittadinanza, che flop! Tutti lo vogliono, nessuno lo ha…

Reddito di cittadinanza, che flop! Tutti lo vogliono, nessuno lo ha…

10 Ottobre 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Chi percepisce il reddito di cittadinanza? Quali sono le regioni in cui la misura ha attecchito maggiormente? Il Sole 24 Ore ha elaborato i dati di Inps, Mef e Istat per proporre poi una cartina divisa per zone e per comuni. Va subito detto che non sono molte le persone che prendono l’assegno mensile e queste sono concentrate in particolare nel Sud Italia. La Calabria è la regione in cui è più frequente incontrare un’incidenza dei percettori del reddito di cittadinanza – cavalli di battaglia del governo gialloverde – superiore alla media nazionale. Dall’altra parte della classifica troviamo il Trentino Alto Adige, con soli quattro comuni che hanno un risultato superiore alla media (mancano però i dati della provincia autonoma di Bolzano). 

Per disegnare la mappa comunale, Il Sole 24 Ore è partito dalla percentuale di chi, nel 2018, non ha dichiarato un reddito sul totale dei residenti nella fascia d’età 15-64, aggiornato alla data del 1° gennaio dello stesso anno. Il dato è stato quindi elaborato incrociando cifre di ministero dell’Economia e Istat. È venuta fuori così la percentuale di inoccupati e disoccupati sul totale della popolazione esaminata. Sono quindi stati esclusi i lavoratori in nero, com’è naturale che sia. 

Dalla percentuale di chi è senza lavoro, su base comunale, è stato ricavato il numero assoluto di disoccupati e inoccupati su base comunale. Incrociandolo con il dato Inps sulle persone la cui domanda di reddito di cittadinanza è stata accolta, aggiornato a luglio 2019, Infodata ha così ottenuto la percentuale di chi non ha un lavoro e percepisce il reddito. Che, per la cronaca, a livello nazionale è un numero quasi irrisorio: 6,02 per cento. Va ricordato che per poter percepire il reddito di cittadinanza bisogna essere disoccupati, iscritti al centro per l’impiego e aver firmato la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro.

Spiccano, sulla mappa, anche la Campania e la Puglia. Così come le due isole, Sicilia e Sardegna. Praticamente tutte sotto media italiana o al massimo uguali al 6,02 per cento sono la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna e il Piemonte. Il 61 per cento delle card sono state emesse a favore di persone che vivono al Sud e nelle isole, il Nord si ferma al 24 per cento, il Centro non va oltre il 15 per cento. Il 90 per cento delle richieste accolte riguarda cittadini italiani, il 6 per cento extracomunitari con permesso di soggiorno, il 3 per cento cittadini europei e l’1 per cento familiari. È in crescita il numero di domande soddisfatte: se ad aprile, mese di debutto della misura, venivano erogate 564 mila prestazioni e pensioni di cittadinanza per 498 euro di somma media, a maggio c’è stato un aumento del 26%, con 713 mila prestazioni; a giugno siamo arrivati a 809 mila erogazioni con importo medio di 477 euro.

Cambia un po’ la classifica se consideriamo ‘solo’ le domande presentate da chi è senza lavoro. La Campania è in testa alla graduatoria con 172 mila richieste, al secondo posto troviamo la Sicilia con più di 161 mila domande. Al terzo posto c’è il Lazio, con 93.048, quindi la Lombardia con 90.296 e la Puglia con 90.008. A chiudere la classifica ci sono il Trentino Alto Adige, con 3.695, e la Val d’Aosta con 1.333.

Dobbiamo ricordare quali altri paletti ci sono in questa misura del Governo. L’integrazione mensile viene data a chi dimostra di percepire un reddito inferiore ai 6 mila euro l’anno se vive da solo, di 12.050 se in una famiglia con quattro persone se tutti maggiorenni, o di almeno cinque se con minori. Bisogna essere cittadini italiani residenti in Italia, avere un valore Isee fino a 9.360 euro, un patrimonio immobiliare – diverso dalla casa in cui si abita – fino a 30 mila euro. Non avere autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la domanda, nessuna nave o imbarcazione da diporto. E ancora: l’importo caricato sulla card deve essere speso entro il mese successivo a quello dell’accreditamento. Altrimenti, verrà decurtato il 20 per cento del rimanente sussidio. 

L’Rdc non è il primo provvedimento di questo tipo che viene deciso in Italia. Prima, infatti, c’era il Rei, il Reddito d’inclusione, in vigore alla fine del 2018. Su 730 mila domande totali presentate, ne erano state respinte 354 mila, pari al 48 per cento. L’Ape sociale (acronimo per anticipo pensionistico sociale) aveva vissuto qualcosa di peggio: il 60 per cento dei moduli compilati, infatti, era tornato al mittente. 

Tornando al Reddito di cittadinanza, da più parti si fa notare che il bilancio è negativo, probabilmente per i paletti fin troppo stringenti fissati per poter accedere a questa misura. L’Osservatorio sul RdC ha infatti reso noto che complessivamente sono pervenute all’Inps 1.460.463 domande, quelle accolte sono state 960.007, quelle in lavorazione sono 90.812, quelle già respinte o cancellate 409.644. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha spiegato che, probabilmente, sarà il caso di tagliare il Reddito di cittadinanza per ottenere risorse per la prossima Legge di bilancio. “Meglio mettere mano a questa misura piuttosto che a Quota 100”. Il rischio di aver avuto a che fare con un provvedimento sopravvalutato e soprattutto più che transitorio è alto. Il Governo contava inizialmente di arrivare a due miliardi di euro totali di erogazione, ma difficilmente ormai si arriverà a questa cifra. 

Luigi Di Maio aveva calcolato che sarebbero state da tre a cinque milioni gli italiani coinvolti, mentre siamo a circa due. E non è solo per i paletti stringenti di cui abbiamo parlato prima, ma anche perché molti preferiscono restare nel cosiddetto sommerso piuttosto che prendere un importo esiguo ogni 30 giorni. Un quinto delle famiglie, infatti, prende meno di 200 euro. La media è di 450 euro. Le famiglie numerose arrivano al massimo a 600 euro. Numeri che sono lontani da quelli attesi quando il Reddito di cittadinanza venne presentato come un provvedimento che, addirittura, avrebbe abolito la povertà nel nostro Paese. C’è la possibilità che i grossi risparmi di spesa vengano utilizzati per soddisfare le domande da parte degli stranieri, al momento sospese per mancanza di documentazione. Non è mai stato emanato il decreto ministeriale che avrebbe dovuto stabilire i Paesi nei quali è oggettivamente impossibile procurarsi i documenti necessari.

Chiudiamo con una classifica, regione per regione, del numero di domande accolte. Primato per la Campania (18,9 per cento), al secondo posto la Sicilia (17,2 per cento). Sul podio anche la Puglia (9,2%). Al quarto posto c’è il Lazio con l’8,9 per cento, quindi la Lombardia (8,4 per cento). La Calabria è al 6,8 per cento, dopo di che c’è il Piemonte (5,7 per cento). La Sardegna arriva al 4,4 per cento, seguita dalla Toscana (3,8 per cento) e dall’Emilia Romagna (3,6 per cento). Scorrendo ancora la graduatoria, troviamo il Veneto (3,1 per cento), Liguria e Abruzzo appaiate con il 2,1 per cento, le Marche con l’1,5 per cento.

Scendiamo sempre di più: Umbria e Friuli Venezia Giulia hanno una percentuale pari all’1,1 per cento, la Basilicata è all’1 per cento. Non raggiungono l’un per cento il Molise (0,6 per cento), il Trentino Alto Adige (0,3 per cento) e la Valle d’Aosta (0,1 per cento). La Campania ha anche il primato delle domande respinte o cancellate, il 13,9 per cento, e precede la Lombardia, con il 12 per cento. Un’altra regione del Mezzogiorno va sul podio, è la Sicilia con l’11,8 per cento di domande rifiutate. In Valle d’Aosta, siamo allo 0,2 per cento di domande rifiutate o cancellate. Per quel che riguarda le richieste tuttora in lavorazione, è la Lombardia quella che ne ha di più, il 14,7 per cento. Seguono Campania, 13,8 per cento, e Sicilia, 12,5 per cento.