Judy Garland: un viaggio al di là dell’arcobaleno

Judy Garland: un viaggio al di là dell’arcobaleno

17 Ottobre 2019 0 Di il Cosmo

A cinquant’anni dalla sua morte, il cinema omaggia l’attrice con un biopic e un documentario

di Elisa Torsiello –

Quello di Judy Garland (all’anagrafe Frances Ethel Gumm, 10 giugno 1922) è stato uno spettacolo durato solo 47 anni. Attrice prodigio, all’età di diciassette anni conquista il cuore del pubblico con la performance della piccola Dorothy Gale ne “Il mago di Oz”. Seguiranno decine di interpretazioni immortali che la eleveranno non solo alla figura di star, ma anche di icona impressa nel firmamento hollywoodiano. Eppure, nel cielo di Judy Garland non si stagliavano solo stelle e comete, ma terribili nubi in tempesta, capaci di scuotere la sua fragile psiche, gettandola nel baratro della depressione.

Dotata di una grande presenza scenica e di una voce profonda, intensa e duttile, Judy Garland era un’artista a 360 gradi. Sapeva recitare, cantare, danzare e dare anche scandalo. Divorziatasi nel 1951 dal regista Vincente Minnelli (dal cui matrimonio nacque Liza Minnelli), l’attrice si risposò con il manager Sidney Luft. Il loro fu un matrimonio burrascoso, da cui sarebbero però nati due figli, Joseph (detto Joey) e Lorna. In questo sempre più disperato vortice depressivo che la porterà a una massiccia dipendenza da alcool e pillole (senza contare il licenziamento dalla MGM, avvenuto dopo l’insuccesso del film “L’allegra fattoria” nel quale Judy apparve visibilmente appesantita e sofferente) negli anni a cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e il 1969 (anno della sua morte a Londra) l’attrice si risposò altre due volte senza trovare quella pace tanto ricercata.

Una carriera fulgida eppure piena di alti e bassi (indimenticabile i suoi ruoli in “È nata una stella” di George Cukor, “Incontriamoci a Saint Louis”, “Vincitori e Vinti”) e una vita privata sempre pronta a tramutare il riso in una lacrima, quella vissuta da Judy Garland era un’esistenza perfetta da trasporre sul grande schermo. 

Nata sulla scia di un’attenzione per le vite turbolenti delle grandi star, attraverso cui scavare sotto la corazza di divo per ricercarne l’essenza umana (si pensi a  “Walk the Line” con Joaquin Phoenix nei panni di Johnny Cash, “Control” di Anton Corbijn sul leader dei Joy Division Ian Curtis, o ai più recenti “Bohemian Rhapsody” e “Rocketman”) uscirà nelle sale italiane nel gennaio 2020 “Judy”, biopic diretto da Rupert Goold con protagonista una già acclamata Renée Zellweger (“Il diario di Bridget Jones”, “Chicago”) nei panni dell’indimenticabile e indimenticata Judy Garland. Il film si concentrerà soprattutto sugli ultimi mesi di vita dell’attrice, impegnata a Londra per una serie di concerti nel night club Talk of the Town. Insieme a lei Mickey Deans, il suo nuovo amore (e ultimo marito) che ha il volto di Finn Wittrock. Ogni serata fa segnare il tutto esaurito, ma la star, minata nel fisico e preoccupata per una carriera che continua a ristagnare, cede alle pressioni e riprende ad esagerare con l’alcool e a fare un uso smodato di pillole.

“Judy” è un’opera che nasce, dunque, in seno al ricordo dell’icona a cinquant’anni dalla sua morte. Una ricerca vana, la sua, di quella felicità al di là dell’arcobaleno sostituita invece da cinque matrimoni falliti e un fisico provato da depressione e dipendenze. Eppure già nel 1978 la figura di Judy Garland era annoverabile tra i grandi di Hollywood e per questo meritevole di un primo biopic: si tratta di “Rainbow”, film per la TV con Andrea McArdle nei panni della giovane attrice. Diretto da Jackie Cooper, il film segue i primi anni nella carriera di Judy Garland fino al successo mondiale de Il mago di Oz (il titolo, “Rainbow” è ovviamente un chiaro riferimento al celebre brano “Somewhere over the Rainbow”). Scritto da John McGreevey e basato sul libro del 1975 “Rainbow: The Stormy Life of Judy Garland” a cura di Christopher Finch, il film è stato trasmesso per la prima volta sulla NBC durante la fascia del “Monday Night at the Movies” il 6 novembre 1978.

Abbiamo l’inizio della carriera (“Rainbow”) e abbiamo il suo epilogo (“Judy”). Con il cinquantesimo anniversario della dipartita di Judy Garland, i più appassionati potranno inoltre (ri)scoprire qualche dettaglio in più circa il rapporto tra l’attrice e il suo grande – e turbolento – amore Sidney Luft grazie al documentario “Judy & Sid”. Presentato in Europa durante il London Film Festival, il documentario unisce filmati di repertorio a materiali inediti di found footage, tra cui qualche video amatoriale privato, con protagonisti Sid e Judy. A riportare alla vita i due personaggi sono le voci calde e profonde di Jon Hamm (“Mad Men”, “Baby Driver”) e Jennifer Jason Leigh (“The Hateful Eight”, “Annientamento”). Un viaggio nel tempo tra le mura domestiche, in cui il lato pubblico della celebrità si abbraccia a quello più romantico e fragile della donna innamorata, ma mai completamente soddisfatta. 

Quello narrato dal cinema al cinema è un itinerario irto di ostacoli, compiuto da Judy Garland con difficoltà e sofferenza verso quell’arcobaleno da superare, per ritrovare la propria stabilità e la sicurezza di un posto chiamato “casa”.