La coach: “Noi donne non siamo nate per essere business women”.

La coach: “Noi donne non siamo nate per essere business women”.

17 Ottobre 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Dimentichiamo – almeno per il tempo di questa nuova puntata della rubrica – l’immagine della “business woman” che, a tutti i costi, negli ultimi anni ci hanno proposto come la panacea di tutte le difficoltà femminili. 

Immagine, sì, perché la business woman che si rispetti è, nell’idea comune, la donna in pantalone nero, camicia bianca e tacchi alti che varca le porte scorrevoli delle grandi aziende per dirigerle o per trasformarle in suoi clienti.

Così, senza difficoltà alcuna. 

Dimentichiamola, perché oggi parliamo di un altro ideale di donna: realizzata, sì, ma coerente solo a se stessa e non a uno stereotipo al quale aderire, pena la frustrazione. 

Ne parliamo con la coach Chiara Lacchio, qualificata in ambito Creative coach e tematiche femminili, protagonista di questa puntata di Uomen, la rubrica che non vuole prendere le parti di un genere ma riflettere su ciò che accomuna uomo e donna.

“Dire che la donna non sia nata per essere una business woman non significa sostenere che il genere femminile sia destinato alla produzione della calzetta a casa: c’è bisogno, semplicemente, di riequilibrare i ruoli rimanendo coerenti alle proprie conformazioni mentali. 

La donna è nata per realizzarsi ed è ben diverso dal volerla, a ogni costo, farla aderire a un modello preconfezionato

Bisogna partire da un presupposto – spiega Chiara -: la donna nasce con un esempio davanti ai suoi occhi, lampante, che nella maggior parte dei casi è la madre. Vige però il rischio che, per vicissitudini e ragioni varie e personali, questo esempio venga rifiutato e con esso vengano rifiutati anche tutti gli aspetti del femminile: la creatività, il desiderio, l’intuito. 

Questo atteggiamento mentale comporta delle trappole, perché porta a identificarsi in un ideale femminile non adatto alle nostre necessità, alle nostre caratteristiche sia di genere sia individuali. La conseguenza – dice la coach – è di adeguarsi, quindi, alla figura maschile, che contiene in sé l’ideale di potere e denaro, elementi che, a quel punto, diventano una rincorsa all’accettazione sociale

È proprio in questo che, le donne, cercano spesso di emulare l’uomo: credono, erroneamente, di poter essere accettate e ben viste dal mondo solo impersonificando il ruolo maschile, un po’ per non somigliare alla propria madre, di cui abbiamo detto aver rifiutato l’immagine, e un po’ perché pensano sia la giusta strada per il successo.

È proprio così che avviene la “rottura” con il proprio femminile: è fondamentale che una donna sia consapevole di non dover né annullare la propria parte femminile né alimentare forzatamente la propria parte maschile. È importante che una donna, in ogni suo cambiamento di vita, in ogni suo percorso esperienziale, porti con sé il suo bagaglio femminile per evitare che non sappia più mettere confini chiari tra quello che le viene richiesto di essere e ciò che è davvero”.

No alla competizione, no ai continui paragoni: sì, invece, all’equilibrio.

“Le donne sono perfettamente in grado di stare al passo dell’uomo, ma per farlo sacrificano tante parti di loro stesse.

Preciso – sottolinea Chiara – che forse accetto ancora il concetto di business woman, ma solo finché non si trasforma in quello di… Wonder Woman”.

Parliamo, dunque, si realizzazione economica, personale, sociale… Ma, esattamente, cosa si intende con realizzazione?

“Il problema del concetto di business woman è che si scambia la donna economicamente realizzata con quella capace di accumulare più denaro possibile. La realizzazione economica, e questo vale sia per l’uomo sia per la donna, è soggettiva e viaggia in base al proprio grado di soddisfazione e alla tipologia di vita che si vuole condurre. Ci sono donne per le quali è sufficiente l’indipendenza economica per sentirsi realizzate”. 

Sono tematiche, queste, che Chiara affronta ogni giorno insieme alle persone con cui lavora, accompagnandole nei suoi percorsi di coaching: “La difficoltà che, attraverso il mio lavoro, trovo nella maggior parte dei rapporti denaro e donne è relativa alla capacità del riconoscimento economico in base alle energie spese: tante donne vengono ancora cresciute insegnando loro a non chiedere. Pretendere ciò che a loro spetta sembra quasi una colpa, non un diritto, e non vogliono uscire da quel ruolo che inconsciamente hanno acquisito, quello della “brava ragazza che sta al suo posto”. La modestia, in questi casi, diventa un’arma a doppio taglio.

Personalmente credo che la propria realizzazione – conclude la coach – stia nella capacità di ritrovare i propri bisogni personali: è necessario innanzitutto eliminare il superfluo, già così si scopre di avere denaro a sufficienza. Tutto quello che sentiamo mancare è ottenibile investendo su noi stesse: è fondamentale credere fermamente nella possibilità di ottenere ciò che desideriamo, così come lo è non dimenticare che quelle possibilità sono solo dentro di noi ed è lì che vanno cercate”.