Morire di lavoro: nel Bel Paese continua la tragedia dei decessi bianchi

di Fabiana Bianchi –

Sono 685 le denunce di infortuni mortali sul lavoro presentate all’Inail fino ad agosto. Vengono chiamate spesso “morti bianche”. Un’espressione che non tutti condividono perché, teoricamente, l’aggettivo “bianca” significherebbe che non c’è un vero responsabile. E non è sempre così. 

I numeri, con la loro freddezza, rischiano di fare dimenticare che dietro quelle cifre ci sono persone che non sono tornate a casa dopo la fine del loro turno, famiglie che invece di vedere rientrare i loro cari si sono sentite annunciare la tragedia. Eppure le statistiche sono necessarie per capire i fenomeni.

Nel 2018, complessivamente, le vittime degli incidenti letali sul lavoro sono state 1.133, con un aumento di 104 morti rispetto al 2017. Di questi, 786 si sono registrati sul lavoro e 347  “in itinere”, ossia lungo il tragitto dalla residenza al lavoro e viceversa. L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega, attivo da circa dieci anni, calcola oltre 10mila morti nell’ultimo decennio. L’equivalente della popolazione di una piccola cittadina, che ha perso la vita mentre si guadagnava lo stipendio.

L’Inail ha messo a confronto gli ultimi dati disponibili, aggiornati ad agosto 2019, con quelli rilevati nello stesso periodo del 2018. Se i primi sette mesi del 2019 erano stati caratterizzati da un aumento degli infortuni mortali sul lavoro rispetto allo stesso periodo del 2018, i dati relativi ad agosto hanno invece determinato una flessione. Il confronto fra i primi otto mesi del 2018 e quelli del 2019 mostrano infatti complessivamente una diminuzione di 28 casi: l’anno scorso, ad agosto, si registravano 713 episodi. Il calo è dunque del 3,9%. «La spiegazione di questo calo è legata soprattutto agli “incidenti plurimi”, con cui si indicano gli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori – illustra l’Inail – Tra gennaio e agosto di quest’anno sono stati 15, prevalentemente su strada, per un totale di 30 vittime». Altrettanti incidenti plurimi avvenuti lo scorso anno il bilancio è stato però più pesante: le morti complessive sono state 61. Agosto 2018, infatti, si è rivelato un mese drammatico: a pesare è stato soprattutto il crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14, in cui hanno perso la vita 15 persone. Ma ci sono stati anche due gravi incidenti stradali in Puglia in cui hanno perso la vita 16 braccianti.

Al proposito delle denunce su infortuni mortali in itinere, quest’anno sono state 23 in meno rispetto alle stesse depositate entro agosto 2018. Si è passati da 215 a 192. Segnano -5, invece, quelle “in occasione di lavoro”, con un calo da 498 a 493.

Per quanto riguarda i diversi settori, l’agricoltura ha registrato un caso mortale in più, passando dagli 86 casi dei primi otto mesi del 2018 agli 87 di quest’anno. In calo, invece, le denunce relative all’industria e ai servizi, che passano da 617 a 588 infortuni mortali, dunque 29 in meno.

A livello geografico, il nord evidenza perlopiù un calo: nel nord ovest sono passati da 195 a 174, mentre nel nord est sono scesi da 182 a 159. Appare però in controtendenza la provincia autonoma di Bolzano, che ha registrato un picco di 10 casi mortali in più. Il centro ha registrato un aumento da 129 a 141, con il picco di +18 casi avvenuti nel Lazio, così come le isole, in cui sono passati da 56 a 60. Al sud le cifre si mantengono stabili con 151 casi in entrambi gli anni. 

Analizzando le differenze fra i generi, si nota una marcatissima maggioranza di infortuni mortali fra gli uomini: nei primi otto mesi del 2018 sono stati 643 e nel 2019 627. Le donne morte sul lavoro fra gennaio e agosto 2018 sono state invece 70, scese a 58 quest’anno. Se i numeri complessivi mostrano una grande differenza, il confronto mostra invece un trend comune: nell’ultimo anno fra gli uomini ci sono stati 16 infortuni mortali in meno, mentre fra le donne il calo è stato di 12.

Suddividendo i lavoratori in fasce di età, si riscontra un marcato aumento fra i lavoratori di età compresa fra i 45 e i 54 anni: ci sono state 46 denunce di incidenti mortali in più. Un altro incremento, ma decisamente più lieve, si è registrato tra i giovani di 20 e 24 anni, con due casi in più. In calo invece tra gli under 20 (meno 5), nella fascia tra i 25 e i 44 anni (meno 20 casi) e soprattutto quella dei lavoratori più anziani, tra i 55 e i 69 anni, con 49 casi in meno.

A livello di cittadinanza, si sono mostrate in calo le denunce di infortuni mortali riguardanti lavoratori italiani, passati da 589 casi a 559. Stesso trend per le persone extracomunitarie: da 88 a 82 casi. Tra i cittadini comunitari, invece, c’è stato un aumento da 36 a 44 casi.

Complessivamente, fra incidenti gravi e meno gravi, sono state 416.894 le denunce di infortuni sul lavoro presentate nei primi otto mesi del 2019. Rispetto allo stesso periodo del 2018, si è registrato un lieve calo, pari allo 0,4%: l’anno scorso erano state 418.535. Sono calate quelle relative al posto di lavoro, con un -1,2%, ma sono aumentate del 4,6% quelle registrate in itinere.

Da tenere presenti anche le malattie professionali: le denunce protocollate dall’Inail tra gennaio e agosto 2019 sono state 41.032, pari a 813 in più rispetto allo stesso periodo del 2018, equivalenti a un 2% in più.

Sul tema della sicurezza sul lavoro si è pronunciato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pochi giorni fa, in occasione della giornata dedicata appunto ai caduti sul lavoro. «Purtroppo le notizie di incidenti mortali continuano a essere quasi quotidiane – ha rilevato il capo dello Stato – Alla scomparsa di un congiunto segue una grande sofferenza, anche economica e sociale della sua famiglia. Ancor di più sono i feriti sul lavoro e non pochi subiscono invalidità permanenti con conseguenze fisiche e morali assai serie, talvolta persino drammatiche». 

Il segretario della Cgil Maurizio Landini parla senza mezzi termini di una strage: «Non solo gli infortuni sono in aumento, ma sono in aumento soprattutto le morti. Questa è una strage: se uno guarda i dati degli ultimi dieci anni sono diciassettemila le persone che sono morte sul lavoro contando anche quelli morti mentre andavano o tornavano dal lavoro. Sono numeri di una strage. Siccome si continua a morire come si moriva 40/50 anni fa, è chiaro che c’è bisogno di agire». Per il sindacalista, la parola d’ordine è “prevenzione”. «C’è sicuramente un problema di formazione che va fatta a chi comincia a lavorare, periodicamente a chi già lavora, a chi opera in appalto. Ma va svolta anche agli imprenditori, visto che il tessuto produttivo italiano è fatto di tante piccole e medie imprese». La sua proposta è quella di realizzare una sorta di “patente a punti” per le imprese, in cui indicare l’affidabilità in materia di sicurezza, il numero di infortuni e altri dati analoghi. Invoca inoltre un rafforzamento delle funzioni degli ispettori e per le Asl.

Ad auspicare un potenziamento dell’organico nel settore è anche Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil: «Oggi dobbiamo assumere 150 ispettori perché nel frattempo se ne sono andati altri e le cose sono peggiorate». 

Parla di strage anche Anna Maria Furlan, alla guida della Cisl: «Non si può morire ancora di lavoro nel terzo millennio. Negli ultimi dieci anni più’ di 15 mila persone sono morte nei luoghi di lavoro. È una strage terribile. Come una guerra».

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