Renzi e il ‘casino’ calcolato

Renzi e il ‘casino’ calcolato

17 Ottobre 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Ha spiazzato tutti. Amici e nemici, compagni di partito e alleati. Con Italia Viva, Matteo Renzi è sceso di nuovo in campo in prima persona, pochi giorni dopo che si era formato il nuovo governo con dentro il Pd e il Movimento 5 Stelle. A distanza di una ventina di giorni, le acque si sono agitate come da più parti si sussurrava. Chi con speranza, chi con preoccupazione. Perché Renzi, pur essendo un politico in discesa dopo il famoso referendum costituzionale, gode ancora di simpatie e di adepti. Sposta insomma voti e persone, ministri e poltrone. È entrato quasi immediatamente in conflitto con Luigi Di Maio, mettendo in difficoltà pure il segretario pieddino Nicola Zingaretti. Insomma, ha fatto ‘casino’, probabilmente l’obiettivo che si era posto. 

Zingaretti, subito dopo la scissione, si era detto amareggiato. Aveva fatto sapere di essere venuto a conoscenza del fatto solo a cose avvenute, su WhatsApp. “Dispiace, è un errore dividere il Pd, specie in un momento in cui la sua forza è indispensabile per la qualità della nostra democrazia”. Neanche il tempo di suonare i tamburi e le trombe per l’affondo di Matteo Salvini che un altro Matteo ha creato malumori tra i Dem. Stefano Vaccari, responsabile dell’organizzazione del Pd, ha aggiunto: “Il milione e seicentomila persone venute al gazebo delle Primarie non capiranno mai questa scissione”. Base Riformista ha picchiato duro. Lorenzo Guerini e Luca Lotti, renziani della prima ora, non si sono imbarcati in questa nuova avventura. “Resto a fare il mio lavoro nel Pd, non condivido la scelta di Matteo, sono ancora convinto che ci sia uno spazio importante per i liberaldemocratici come me” ha confermato Andrea Marcucci, anche lui renziano, capogruppo a Palazzo Madama. 

Anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affidato a un comunicato il suo disagio per la scissione: “Nel corso della telefonata ricevuta da Matteo Renzi, ha chiarito di non voler entrare nelle dinamiche interne a un partito. Ha però espresso le proprie perplessità su un’iniziativa che introduce negli equilibri parlamentari elementi di novità, non anticipati al momento della formazione del governo. A tacer del merito dell’iniziativa, infatti, rimane singolare la scelta dei tempi di questa operazione, annunciata subito dopo il completamento della squadra di governo”. Questo il commento di Palazzo Chigi poche ore dopo la notizia di un Renzi di nuovo agguerrito. 

C’è anche chi vede sempre di più Renzi con un naso lungo così, alla Pinocchio. Ricordate? Aveva detto che se il referendum lo avesse bocciato, non sarebbe più tornato in politica. Si sa, però, in questo ambiente le bugie non hanno le gambe tanto corte. E ne fanno di chilometri. C’è anche chi vede una somiglianza sempre più stretta tra il Matteo toscano e il Silvio di Arcore. Fin dal nome dell’entità politica (Forza Italia, Italia Viva), per proseguire poi con la necessità di sentirsi al centro dell’attenzione. 

Per cercare di coinvolgere ulteriormente, Renzi ha fatto poi una cosa degna della piattaforma Rousseau dei M5S. Ha deciso che il logo del nuovo partito sarà scelto dai militanti con un sondaggio online. “Sabato alle 18 il simbolo di Italia Viva sarà presentato alla Leopolda. Ma quale simbolo? Decidiamolo tutti insieme! Qui ci sono tre proposte, in attesa di votare per #ItaliaViva, avete una settimana per votare il simbolo”. E ancora: “Facciamo una cosa diversa da tutti gli altri partiti! Decidiamo il logo tutti insieme”. Chi deciderà di esprimere una preferenza, sarà in un certo senso schedato, visto che dovrà lasciare indirizzo email e numero di telefono. 

“E’ bella l’idea che questa nostra nuova Casa sia un luogo ricco di partecipazione. A cominciare dal simbolo che ci rappresenterà sulla scheda elettorale”. Intanto, la scissione a sinistra porta conseguenze pure dal punto di vista economico. Oltre a 41 parlamentari, infatti, l’ex presidente del Consiglio porta via al Pd anche tre milioni di euro l’anno. Ai 2 milioni e 150 mila euro – ciò che Camera e Senato versano ai gruppi in base al numero di eletti – bisogna aggiungere un altro milione, dato dal contributo mensile di 1.500 euro che ogni eletto tra i dem è chiamato a fare. Danni, quindi, un po’ su tutta la linea in attesa di capire se Italia Viva farà saltare il banco o resterà davvero soltanto un’avventura destinata a sorgere al mattino per tramontare la sera stessa. 

Se proprio vogliamo invece trovare un motivo per sorridere, il Pd deve andarselo a cercare nella disposizione dei parlamentari alla Camera. I 26 di Italia Viva, infatti, saranno accerchiati da Pd e M5S. Avevano chiesto di andare al centro del Parlamento, tra Pd-M5S e Lega – Forza Italia – Fratelli d’Italia, quasi a simboleggiare di essere lo spartiacque tra maggioranza e opposizione. Ma i vertici di Forza Italia sono stati i primi a storcere il naso, con la paura che la contiguità tra renziani e azzurri potesse favorire la campagna acquisti dei primi. Tra i berlusconiani moderati. Preoccupazione condivisa con il Pd, che temeva che l’emorragia di deputati non si fosse ancora arrestata.

E su questa emorragia e sulle tensioni all’interno di Forza Italia, bisogna dire che in realtà potrebbe davvero non essere ancora terminata Secondo rumors, infatti, dopo la Leopolda sarebbero addirittura 88 i parlamentari pronti a cambiare casacca: da Pd e Forza Italia a Italia Viva. Addirittura, si vocifera di un Matteo Renzi capace di risalire i banchi fino a sostituire Giuseppe Conte nel ruolo di premier. Fantapolitica? Secondo Ettore Rosato, vice presidente della Camera e coordinatore nazionale di Italia Viva, si tratta semplicemente di “fantasie allo stato puro”. Ha scelto Affaritaliani.it per calmare un po’ le acque. Ma chissà, potrebbe essere davvero solo pretattica.

Quello che invece è reale è che la scissione decisa da Matteo Renzi ha scompaginato i piani. Resta sospetta la decisione di averla annunciata a governo fatto.  O meglio, fa ritenere che l’ex presidente del Consiglio abbia utilizzato fini strategie per arrivare al miglior risultato possibile. Ora e nel tempo. 

A proposito di strateghi, non sono neanche pochi quelli che sottolineano come ormai Renzi sia invece bruciato. Che abbia fatto il suo tempo (breve), mangiandosi i consensi quando personalizzò il referendum, commettendo un clamoroso autogol. E che quello di ora non sia altro che un patetico tentativo di rientrare dalla finestra dopo essere uscito dalla porta della politica che conta. Ma anche qui c’è un sospetto: che chi lo dice, in realtà, tema che sia esattamente l’opposto. Che Renzie abbia scelto il ‘coup de theatre’ appositamente. Come quando si getta fumo negli occhi per poi rientrare in pista e tornare a dominare la scena mentre gli altri sono ancora accecati. E poco importa se siano amici, nemici, alleati, compagni di partito, avversari, estimatori e denigratori. Il risultato finale, alla Machiavelli, è quello che conta. La Leopolda forse farà un po’ di chiarezza. Davvero e soltanto velleità di chi ha perso il tram? Strategia perfetta? Confusione e basta? Diciamo che a sinistra sono in parecchi a sperare che il tentativo renziano finisca con essere un buco nell’acqua. Anche se pure loro sanno come, proprio a sinistra, siano bravi a complicarsi la vita quando riemergono un po’. E quale miglior momento di quello in cui sei al governo per scatenarne una crisi? Ci vuole masochismo. E pare che democratici e renziani ne abbiano parecchio.