Vuoi diventare influencer? Allora studia… E paga

di Alessandro Pignatelli –

Basta con l’improvvisazione. Se vuoi diventare Chiara Ferragni, dovrai prendere il famoso pezzo di carta, ovvero la laurea. Dopo tre anni di studio. L’Italia sperimenta la prima università per diventare influencer, ossia ‘influenzare’ l’opinione pubblica attraverso i social. Ciò che finora era lasciato alla libera volontà di ognuno, diventa un vero e proprio percorso universitario, appartenente a Scienze della comunicazione. 

L’obiettivo è “fornire le competenze e gli strumenti necessari per affrontare adeguatamente il nuovo marketing, quello social, influenzale, che sta progressivamente scalzando il marketing tradizionale”. Intendiamoci, Chiara Ferragni il suo impero milionario non l’ha costruito solo così, ma di sicuro lo ha ampliato e reso celebre proprio grazie al suo ruolo di influencer. In Italia, al momento, non ci sono vere e proprie norme su questa professione, ma pare non interessare al mondo del lavoro. Le aziende, i marchi commerciali, le agenzie pubblicitarie sono sempre più ghiotte di queste figure grazie alla loro capacità di veicolare messaggi in qualità di opinion leader. A cui la gente si affida, vedendole come credibili e affidabili. 

Insomma, se io pubblicizzo una marca e sono influencer, sono capace di spostare un massa di persone proprio su quella marca. “Questo corso di laurea si propone di colmare il vuoto formativo attuale con una programmazione trasversale e ben codificata, poiché una delle criticità più evidenti in questo ambito è proprio la mancanza di basi solide e di preparazione tecnica di chi si avvia alla professione di influencer”. Mai più, dunque, ‘non professionisti’. Questo lo scopo di eCampus Università telematica. Che propone un ciclo di studi ben determinato. 

Il primo anno si affrontano materie come semiotica e filosofia dei linguaggi, estetica della comunicazione, informatica, tecnica, storia e linguaggio dei mezzi audiovisivi. Il secondo anno si entra nel vero e proprio mondo magico dell’influencer, con psicologia e sociologia della moda, ma anche con diritto dell’informazione e della comunicazione, sociologia della comunicazione e dell’informazione. L’ultimo anno prevede la partecipazione a laboratori tematici, che vanno dalla scrittura istituzionale e pubblicitaria alla lettura dell’immagine. Il tutto si conclude con tirocini formativi e di orientamento. 

Inutile dire che gli sbocchi lavorativi, al termine del triennio, in questo momento storico sono tanti e stimolanti. In particolare, si trova spazio nel settore Fashion and Beauty. Secondo uno studio di Brandmanic del 2018, in appena due anni è salito del 6,4 per cento il numero di influencer che ricevono compensi per la loro attività, per la pubblicazione e per pacchetti di pubblicazioni.

Finora abbiamo parlato dunque della parte più scolastica e tecnica, ora possiamo affrontare il tema delle conseguenze e del perché sia stata inventata la nuova facoltà. Beh, partiamo proprio dal perché, in realtà già spiegato. Le aziende e i brand sono partiti letteralmente a caccia di chi ha tanti follower sui social. E se il mondo del lavoro cambia, l’università si adegua. Giusto? Sbagliato? Probabilmente la prima. Perché quando una ‘professione’ inizia a essere sotto i riflettori, i ‘ciarlatani’ iniziano a sguazzare. Chi vorrà puntare su un influencer, con la laurea breve, saprà invece di potersi affidare a veri e propri professionisti, che hanno studiato. Mettendo da parte chi farà dell’improvvisazione la sua arma (anche se non è detto che non sia bravo, s’intende). Come per altri lavori, continueranno a esserci anche i secondi, ma si comincerà a fare una distinzione tra chi è autodidatta e chi no. 

Le conseguenze. Probabilmente altri atenei studieranno di aprire il nuovo ciclo di studi. Perché l’affluenza da parte dei più giovani si prevede molto alta. Chi non vorrebbe essere pagato per farsi selfie con il proprio smartphone? Anche se detta così, è fin troppo semplicistica la cosa. Anzi, ‘era’. Ora le cose cambieranno profondamente. Chi vorrà entrare nel mondo della Ferragni, dovrà sudare sui libri. E nel curriculum conterà eccome. 

Non vi piace? Pensate che si creino semplicemente dei fannulloni che guadagnano molto per non fare praticamente nulla? Non importa, il dado è tratto. Mariano di Vaio e Giulia de Lellis sono avvisati: avranno tra tre anni nuova concorrenza, agguerrita. Di chi non solo metterà foto e post – cliccatissimi dai milioni di seguaci – ma avrà anche una base solida di studio. Nasceranno come funghi – è prevedibile – nuove figure che altrettanti vorranno imitare, seguire ed emulare (questo è il vero credo dell’influencer). 

Forse, per ora, a bloccare un po’ la crescita esponenziale di iscritti alla facoltà di eCampus ci sono i costi. La retta è infatti di 3.900 euro per il primo anno, con uno sconto di 1000 euro se hai preso più di 90/100 alla maturità, a cui si aggiungono 250 euro di spese di immatricolazione e altri 140 di tasse annuali regionali. Per i successivi due anni, al momento, non è specificato il costo. Trattandosi di un’università telematica, le lezioni frontali non ci sono; soltanto corsi fruibili online quando si vuole. Gli esami, però, bisogna poi sostenerli veramente. L’immatricolazione si può fare quando si vuole e non c’è un test di ingresso. 

Proprio dagli attuali influencer arrivano reazioni contrastanti di chi, forse, si sente un po’ minacciato. Giulia De Lellis ha fatto sapere di non aver mai letto un libro in vita sua, pur avendone appena pubblicato uno, volendo dimostrare così che chiunque ce la può fare; Chiara Ferragni, a sua volta, non ha mai completato la facoltà di Giurisprudenza alla Bocconi. Eppure guida un vero e proprio impero economico. 

Alessandro Meluzzi, psicoterapeuta e criminologo, dice la sua che stride con la testimonianza in particolare di De Lellis: “Ferragni fortunata? Nulla nasce dal nulla. Solo con la fortuna non si vincono neanche le lotterie. Qualcuno il mazzo se lo deve essere fatto”. Infatti, “bisogna studiare tutto. Dalla Filosofia alla Matematica. Perché senza essere persone colte non si può diventare influencer nel lungo periodo. Anche l’ostentazione dell’ignoranza, come fa qualche influencer, di solito nasconde un pensiero più sofisticato di quello che vuol far credere”. Tutto costruito, insomma. Niente detto a caso da chi ha milioni di seguaci. 

Uno dei docenti della nuova facoltà (di Marketing), Maurizio Pasquetti, svela invece come diventare influencer nel modo più giusto: “Studia, specializzati e impara il mestiere. Devi conoscere il target e cosa fare per diventare influencer. Anche per Ferragni e De Lellis, c’è del lavoro dietro. Nel nostro percorso, vogliamo prima studiare la comunicazione in sé, l’impresa e chi nell’impresa ci lavora. Vogliamo dare a questi ragazzi le leve per potersi mettere in gioco, in proprio, creando anche una piccola azienda”. Influencer fenomeno che scoppierà come una bolla? “No, c’è stata un’evoluzione della comunicazione. Potrebbe diventare una bolla se non la sapremo utilizzare. Chi lavora nella comunicazione, deve capire che c’è un modo giusto e uno sbagliato di utilizzarla, come c’è l’influencer giusto e quello sbagliato, il mezzo di comunicazione più adeguato per quel tipo di messaggio e quello che invece non va utilizzato”.

Chiara Ferragni resta comunque un modello, un guru dei social media: “Lei ha fatto un percorso importante nella moda, ma è diventata personaggio non solo di quel target lì. Ha per esempio modificato nel tempo il suo modo di comunicare. Poi è precisa, non sbaglia un colpo. Dietro c’è un grande lavoro di comunicazione. I nostri studenti questo devono andare a fare”. Quanti iscritti contano di avere in eCampus? “Già ne abbiamo ottenuti tanti, a fine anno accademico speriamo di arrivare a 500 – 1000. Ma dobbiamo volare bassi. Noi speriamo di creare persone che conoscono questo mondo, per ora”. Ma trattandosi di futuri influencer, volare tanto bassi non si potrà, in particolare per la questione economica. Soprattutto se si continuerà a prendere a esempio Chiara Ferragni, che di assegni con tanti zeri è esperta. 

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