Brexit: come, quando, perché

di Alessandro Pignatelli –

Brexit: che cos’è? In attesa di capire se il distacco del Regno Unito dall’Unione Europea avverrà il 31 ottobre o ci sarà la proroga chiesta dai Comuni, andiamo a scoprire tutto quello che c’è da sapere su questa operazione politico-economica. Brexit sta per Britain+Exit, uscita della Gran Bretagna. A decidere per il distacco dall’Ue è stato un referendum popolare, il cui risultato ha visto prevalere di poco chi voleva isolarsi. 

E dire che Winston Churchill fu uno dei primi leader a cercare un’alleanza europea, che si concretizzò molti anni più tardi, nel 1973, con l’adesione del Regno Unito alla Comunità economica europea (Cee). Nel 1992, con la nascita dell’Unione Europea, la Gran Bretagna fu tra i Paesi firmatari. Come detto, il 23 giugno del 2016, nel Regno Unito e a Gibilterra, si è tenuto il referendum che ha visto premiati coloro che volevano lasciare l’Ue (51,9%) contro chi invece voleva rimanere (48,1%). C’è stato quindi un altro passaggio, definitivo: la legge del Parlamento britannico che ha autorizzato l’allora premier Theresa May a presentare la lettera di notifica al presidente del Consiglio europeo (29 marzo 2017). I negoziati per un’uscita ‘morbida’ sono iniziati ufficialmente il 19 giugno 2017. 

Il 24 maggio del 2019 un altro episodio significativo, con le dimissioni di Theresa May da leader del Partito Conservatore (resterà in carica come premier solo fino alla nomina del successore, ossia Boris Jonhson), causate dall’incapacità di portare il Paese fuori dall’Unione Europea. Il 24 luglio del 2019 Johnson diventa ufficialmente primo ministro britannico. 

Fin qui la cronologia storica di ciò che ha portato alla situazione attuale, con un accordo raggiunto tra Ue e Regno Unito, ma con un Parlamento britannico che ancora non ha detto sì. Jonhson che ha inviato due lettere a Bruxelles, una firmata e una no. In una si schiera a favore dell’uscita senza proroghe, il 31 ottobre; nell’altra, quella non firmata, chiede invece la proroga di tre mesi, come da voto dei Comuni. Cosa prevede questo accordo raggiunto con i negoziatori Ue?

Che l’Irlanda del Nord dovrà applicare i dazi e la regolamentazione europea sul commercio dei beni, rimanendo però nell’unione doganale dell’Uk. Su tutti i prodotti in entrata in Irlanda del Nord, verrà applicata dunque la regolamentazione dell’Ue. Quelli che attraverseranno il confine con la Repubblica d’Irlanda (entrando di fatto di nuovo nel mercato unico europeo), saranno quindi soggetti ai dazi europei, gli altri ai dazi del Regno Unito. In questo modo, viene rispettato l’accordo del Venerdì Santo 1999: non ci sono confini fisici tra le due parti dell’Irlanda. Confine fisico e dogana vengono spostati in prossimità del mare d’Irlanda (con giurisdizione che spetta ai porti che collegano la Gran Bretagna all’Irlanda del Nord).

Per quel che riguarda i rapporti tra Regno Unito e Ue, si prevede un’area di libero scambio con zero dazi. Il costo del divorzio è interamente a carico della Gran Bretagna: 45 miliardi di euro. Il periodo di transizione scade il 31 dicembre del 2020 e fino a quella data tutte le normative Ue rimarranno valide nel Regno Unito. Le regole che si applicheranno ai cittadini Ue residenti in Uk e ai cittadini britannici dell’Ue resteranno quelle già decise con l’accordo formalizzato ai tempi di Theresa May (reciproca tutela). Johnson ha tranquillizzato soprattutto i mercati, facendo sapere che si impegnerà a rispettare uno standard comune elevato tra Regno Unito e Ue su protezione dell’ambiente, diritti dei lavoratori, concorrenza e aiuti di Stato. In pratica, la Gran Bretagna non farà concorrenza sleale ai Paesi dell’Unione Europea, con una regolamentazione meno stringente. 

Sull’Irlanda del Nord c’è ancora un punto da chiarire: nel 2024, dopo il periodo di transizione di quattro anni, il Parlamento può bloccare l’accordo. Se il voto sarà negativo, Londra e Bruxelles avranno altri due anni per decidere cosa fare. Per confermare l’accordo per un altro quadriennio, il Parlamento di Belfast dovrà pronunciarsi con maggioranza semplice; in caso di maggioranza più ampia, l’accordo sarà confermato per otto anni. Il metodo della maggioranza semplice è più di un dettaglio: gli unionisti del Dup, infatti, volevano fosse rispettato l’accordo del Venerdì Santo, ovvero che sulle decisioni più importanti fossero sia gli unionisti sia gli indipendentisti, al loro interno, ad approvare ciascuno l’intesa. Che passerebbe quindi solo dopo i due voti e i due sì separati. Ma Johnson e l’Unione Europea non intendono concedere questo potere di veto. 

I tre anni circa di negoziati hanno già inciso sulle finanze e sull’economia britanniche. L’andamento del Pil, dal referendum in poi, è stato di crescita, ma a un ritmo inferiore rispetto all’Eurozona. Soprattutto il valore della sterlina è spia di un certo malessere: da giugno 2016, la moneta britannica si è svalutata del 20 per cento rispetto l’euro. Il che ha reso più competitive le esportazioni dell’Uk, questo va detto, ma ha provocato anche un aumento dell’inflazione, che ha superato il 3,5% nei mesi successivi a Brexit. Le famiglie britanniche hanno dunque perso potere d’acquisto. C’è poi l’indice Ftse 100 della Borsa londinese: è cresciuto negli ultimi cinque anni, ma con alti e bassi che vogliono dire maggiore volatilità di fondo. E, infine, l’andamento del mercato immobiliare: secondo stime di Savills London, il prezzo medio delle abitazioni nei quartieri più ricercati della capitale inglese è calato del 20 per cento negli ultimi cinque anni.

Resta ancora da chiarire quale sarà la situazione negli spostamenti dei turisti dopo Brexit. Al momento, i cittadini Ue sono soggetti al controllo dei documenti, in quanto la Gran Bretagna non aderisce a Schengen. Non serve però alcun visto. I documenti accettati sono la carta d’identità con possibilità di espatrio e il passaporto. Alla frontiera, ai cittadini dell’Unione Europea non possono essere chiesti i motivi del viaggio, l’itinerario, i soldi a disposizione e il biglietto di ritorno. Dopo la Brexit, servirà probabilmente un’assicurazione medica per viaggiare all’interno del Regno Unito. Negli aeroporti, i controlli saranno molto più lunghi. Servirà assolutamente il passaporto, non basterà quindi la carta d’identità valida per l’espatrio. Londra potrebbe decidere di introdurre visti anche per motivi turistici e se si adeguerà agli Stati Uniti, che prevedono programmi di viaggio senza visto. 

Nel Regno Unito, non dimentichiamolo, vivono tre milioni di cittadini europei. Che succederà? E al milione di britannici che sono in Ue? Oggi qualsiasi cittadino dell’Unione Europea può trasferirsi in un altro Stato membro e restarci anche per più di tre mesi se è uno studente, un lavoratore, una persona che ha i mezzi per mantenersi, un disoccupato in cerca di lavoro (con restrizioni), se è familiare di un cittadino Ue con i requisiti appena elencati. Per lavorare non serve il visto, si può essere curati senza necessità di un’assicurazione, gratuitamente, e si può accedere anche ai sussidi pubblici. Dopo la Brexit, per continuare a vivere in Uk, bisognerà fare domanda all’Eu Settlement Status Scheme, che concederà la possibilità di vivere stabilmente nel Regno Unito. La domanda va fatta entro il 31 dicembre 2020 (entro il 31 ottobre 2019 se ci dovesse essere l’uscita senza accordo), ma c’è una condizione indispensabile: dimostrare di vivere in Gran Bretagna da prima di quella data. 

A questo punto, puoi ricevere il pre-settled status, se vivi nel Regno Unito da meno di cinque anni; il settle status, se sei residente da cinque o più anni nel Regno Unito. Gli studenti dovranno verificare con la propria università se possono studiare in Gran Bretagna; se già studiate nel Regno Unito, non potrete probabilmente accedere a borse di studio e sussidi e servirà un’apposita assicurazione medica. Attenzione anche alle tasse universitarie, che potrebbero diventare molto più pesanti di oggi. C’è poi un’indiscrezione sul mondo di lavoro: Londra potrebbe concedere la residenza per due anni ai migranti europei meno qualificati, da tre a cinque anni a quelli altamente qualificati. 

Rispondi