La depressione non è un’opinione…

di Michela Trada –

“La depressione si cura con la palestra e l’esercizio fisico”: questo il titolo di un articolo online apparso su un noto portale nazionale alcuni mesi fa e che, da qualche giorno, ha ripreso a circolare sui social network generando condivisioni e commenti.

Se è vero (e chi è del mestiere lo sa) che il titolo è il primo step per attirare l’attenzione del lettore, è altrettanto corretto ed importante ricordare che si dovrebbe essere catch non solo dal punto di vista dei numeri ma anche da quello deontologico. Leggendo determinate affermazioni non si può, infatti, rimanere indifferenti: magari la depressione si potesse “curare” con una corsetta. Diciamolo alle migliaia di persone che lottano con il loro buio quotidianamente e ai famigliari di quanti non ce l’hanno fatta a “curarsi” a suon di step e flessioni e si sono tolti la vita.

Forse l’esercizio fisico può aiutare, di certo non eliminare scorie e dolori troppo grandi da comprendere e spiegare. Il vizio è di ridurre sempre ogni cosa ad un assunto, di semplificare, di trarre conclusioni a caldo, affrettate. Per curiosità, ovviamente, ho letto l’articolo in questione che cita: “Chi fa palestra o si tiene allenato, non è depresso: magari questo principio non vi convince fino in fondo, ma è quanto evidenziato da uno studio guidato dall’università La Salle, in Brasile, pubblicato sulla rivista American Journal of Psichiatry, a opera di un team internazionale che comprende ricercatori belgi, australiani, svedesi e americani e alcuni del King’s College di Londra”. Insomma, tutto il gota riunito.

E se la depressione, invece,  si curasse con l’ascolto, la condivisione e l’empatia? Se si debellasse con la fine del qualunquismo? I mie son solo spunti, in alternativa possiamo metterci tutti a correre.

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