L’arte premonitrice di Bansky

di Federica Pirola –

“Disegni 100 scimpazè e ti chiamano artista guerrigliero. Ma questa è la mia visione del futuro”. Così parlava Bansky nel 2009 a proposito di una sua opera, oggi venduta all’asta per 11,1 milioni di sterline, raggiungendo una cifra record per lo street artist britannico. Il dipinto in questione raffigura la Camera dei Comuni di Westminister in cui però balza all’occhio un piccolo dettaglio: tutti i deputati sono scimmie. Opera provocatoria la sua, un po’ come tutti i suoi murales, ma soprattuto premonitrice. 

Il dipinto infatti è stato realizzato nel 2009 e poi, proprio in occasione in cui era prevista l’uscita formale del Regno Unito dalla Ue, è stato esposto nel Bristol Museum & Art gallery. Una strana coincidenza: proprio quando il parlamento britannico vacillava, una satirica riproduzione di esso vedeva la luce. Il titolo poi non lascia spazio a dubbi: “Devolved Parliament”, cioè parlamento “devoluto”, allude proprio a un regresso evolutivo rappresentato dagli scimpanzè sulle sedie del Parlamento.  

È sconcertante come la sua “visione del futuro” si sia rivelata tremendamente attuale e tangibile. Premonitrice della realtà odierna era stata anche una sua opera del 2002, con protagonista uno scimpanzé con un cartello al collo: “Ridete ora, ma un giorno saremo noi al potere.”. Alla luce delle sue opere passate e del suo spirito anticonformista, Bansky sembra proprio il portavoce del malcontento odierno, segnato dalla piaga del populismo. In questi tempi infatti, la gente non ha più fiducia della classe politica ( chi si fiderebbe di essere diretto da delle scimmie?), non si sente partecipe delle decisioni politiche e non vede rinnovamenti nella sala del Parlamento. Di conseguenza, la gente non crede più nella politica. “Devolved Parliament” sembra essere uno specchio del presente, il dipinto di un Bansky – Cassandra, che ha avuto da ridire anche in merito alla cifra con cui è stata venduta l’opera. 

L’asta da Sotheby’s ha superato qualsiasi precedente nella storia dello street artist inglese. Il malumore dell’artista però serpeggia sui social, dove ha voluto condividere una citazione dello scrittore australiano Robert Hughes, definito come “il più grande critico d’arte di tutti i tempi”. Hughes scriveva: 

“L’arte ci dovrebbe far sentire in modo più chiaro e in modo più intelligente. Dovrebbe offrirci sensazioni di coerenza che altrimenti non potremmo avere. Ma il prezzo dell’opera d’arte è ora parte integrante della sua funzione: il suo nuovo lavoro è quella di restare al muro e di diventare sempre più costoso.”

E così, l’arte non è più un bene condiviso dell’umanità, ma soltanto proprietà di chi se lo può permettere. Questo forse fa storcere il naso a Bansky, che, dopo aver ricordato il prezzo record raggiunto, commenta: “Peccato non sia più mio”. 

Forse è proprio per questa sua avversione verso l’avidità dei privati che un anno fa, il 5 ottobre 2018, l’artista innestò l’autodistruzione della sua tela, raffigurante “La ragazza col palloncino”, creando stordimento fra i ricchi collezionisti d’arte. 

Autodistruzione e genio: questo è Bansky, che viene definito “il più polemico autore di satira del nostro tempo” dal responsabile europeo di arte contemporanea di Sotheby’s Alex Branczik.

Un Voltaire moderno, che è riuscito a prevedere e dare un volto al caos politico nel quale ci troviamo. Indipendentemente da dove si ponga il dibattito sulla Brexit, destra o sinistra che sia, il lavoro di Bansky resta uno dei più calzanti del nostro periodo. 

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