Pavarotti secondo Ron Howard

Pavarotti secondo Ron Howard

24 Ottobre 2019 0 Di il Cosmo

Presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, la nostra recensione del documentario su Big Luciano

di Elisa Torsiello –

L’onda del canto scorre impetuosa, colpendo nel suo raggio d’azione tutto e tutti. Si abbatte nella nostra anima senza fare discriminazioni, emozionandoci, lacerandoci, lasciandoci senza fiato. È un vortice da cui è impossibile uscire indenni perché basta una nota, un acuto, un “do di petto” per uscirne trasformarti, diversi. Ron Howard, colonna portante di un’altra forma d’arte altrettanto emozionale come il cinema, ha deciso di mettere la propria cinepresa al servizio di questo mistero che è la musica, per comprendere il genio che vi si nasconde dietro. E così il suo obiettivo è tornato a indagare, il nastro a girare e la macchina da presa a registrare volando da Liverpool a Modena. Qui, nella provincia emiliana, tra tortellini e paste all’uovo, vide la luce nel 1935 l’uomo che con la sua voce ha fatto tremare il mondo: Luciano Pavarotti. E così, dopo il documentario “Eight Days a Week” dedicato ai Beatles, con “Pavarotti” (presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma 2019) Ron Howard dedica la sua ultima fatica documentaristica all’immortale tenore italiano. 

La pellicola segue lo stesso schematismo del suo precedente: una sequela di immagini di repertorio, filmini privati e di archivio (molti dei quali addirittura inediti) scorrono sullo schermo alternandosi a interviste rilasciate da chi Pavarotti poté conoscerlo a fondo, scoprendo l’uomo dietro il cantante. Nessun voice-over accompagna lo scorrere della narrazione; a raccontare la propria storia è la voce di Pavarotti stesso, che torna a vivere tra i fotogrammi del cinema. È la magia della Settima Arte, mescolare palco e privato per eternizzare la figura del tenore di Modena e lasciarlo così impresso per sempre sui nostri schermi, fantasma redivivo pronto a (ri)mostrarsi denunciando la sua natura immortale perché catturato in video.  

La bellezza del documentario di Ron Howard sta dunque nell’aver riportato tra noi – sebbene idealmente – la figura di Pavarotti; una figura fatta della stessa sostanza di un “do di petto” mescolato alla polvere dei palchi teatrali e al fumo di una pentola piena di spaghetti che bolle. Il regista, coadiuvato da un perfetto lavoro di taglia e cuci a opera del montatore Paul Crowder, alterna il cantante dalla voce imponente, all’uomo simpatico, esigente, e sempre pronto – da buon emiliano – a far festa. Un viaggio alla scoperta dell’uomo segnato da tappe intermedie, tanto professionali quanto private. Il primo matrimonio, la nascita delle tre figlie, l’incontro con Nicoletta Mantovani, l’arrivo di Alice, sono tutti momenti preziosi nella loro intimità che vanno a braccetto con l’esordio alla Royal Opera House di Londra, il tour con Placido Domingo e José Carreras (i tre tenori) senza dimenticare il Pavarotti & Friends. Il treno del Pavarotti cantante corre veloce facendo a gara con quello domestico, quasi a voler ricordare quanto dietro alla corazza di un’icona si nasconde sempre un’anima umana pronta a volare via come una farfalla, lasciando alla propria arte e ai ricordi dei suoi cari il compito di vivere per lei. 

Se per noi italiani il mito di Luciano Pavarotti sembra non conoscere più segreti, in America il ricordo di questo cantante appare limitato al solo bel canto. Ancor di più apprezzabile, pertanto, il progetto costruito da Ron Howard volto con cui far conoscere aspetti intimi e sconosciuti al pubblico di taglio mondiale senza per questo concentrarsi sul suo rapporto con il pubblico americano come invece ha tentato di fare con il documentario sui Beatles. A differenza di “Eight Days A Week” questa volta Howard ricostruisce il rapporto di Pavarotti con il suo pubblico nel mondo, dal Brasile agli Stati Uniti, alla Cina, per poi ritornare là dove tutto è iniziato: in una Modena che in religioso silenzio ha dato il suo ultimo saluto al suo “Lucianino”. Un uomo straordinario dalla voce straordinaria che ha saputo raccogliere i doni che la vita gli ha offerto trasformandoli in emozioni. Senza quel sorriso misto a rammarico non avremmo avuto la potenza di Nessun Dorma, o la commozione di Ridi Pagliaccio, ma soprattutto non avremmo avuto Big Luciano e con lui questo sincero, onesto ritratto firmato da Ron Howard.

“Pavarotti” sarà al cinema dal 28 al 30 ottobre come evento speciale distribuito da Nexo Digital.