Se togliessimo il diritto di voto agli anziani?

di Federica Pirola –

Che in Italia non si navighi in acque tranquille è chiaro già da un pezzo. Ma, come si dice, non c’è mai limite al peggio. Tra le ultime novità campeggia infatti la proposta di Grillo di togliere il voto agli anziani. L’obiettivo ultimo sarebbe quello di garantire giustizia sociale e una democrazia più efficace, citando il filosofo belga Philippe Van Pijis, a cui si fa riferimento sul blog dei pentastellati. 

Secondo il fondatore del MoVimento 5 stelle, gli interessi degli anziani si discostano troppo da quelli dei giovani. Di conseguenza, si arriva a risultati quali l’elezione di Trump o la Brexit, referendum vinto da vecchi nostalgici che volevano solo difendere la propria isola dagli immigrati. Le decisioni prese dalle generazioni più anziane influenzerebbero dunque le generazioni più giovani e quelle non ancora nate. Grillo sostiene infatti che dopo i 65 anni la gente comincia a perdere interesse nella politica e dunque il suo voto dovrebbe essere eliminato. Solo così i giovani ritornerebbero alle urne, perchè finalmente verrebbero rappresentati da gente scelta da loro, non da vecchietti brontoloni e pantofolai. 

Il blog provocatorio del fondatore M5s Beppe Grillo che propone di ”privare gli anziani del diritto di voto”, 18 ottobre 2019. ANSA / blog Beppe Grillo +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO’ ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ ++NO SALES; NO ARCHIVE; EDITORIAL USE ONLY++

Eppure, qualcosa non mi torna. 

Innanzitutto, se l’origine etimologica non mi inganna, la parola democrazia significa “governo del popolo” ed è ciò che dovrebbe garantire a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico, citando la Treccani. 

Alla luce di ciò, come può esserci democrazia in un paese dove si vuole privare del diritto di voto in base all’età? Secondo Grillo non ci sarebbe discriminazione, perchè prima o poi tutti invecchiano, quindi tutti avranno questo trattamento una volta che si ritroveranno con la dentiera. Mal comune, mezzo gaudio, giusto? 

Il problema è che ci sarebbe in ogni caso ingiustizia, perchè, se si escludono i pareri degli anziani, che in Italia per altro compongono una grossa percentuale, non si avrebbe lo specchio completo di ciò che vuole il paese. È come se potessero votare solo i laureati in scienze politiche: sicuramente più competenti, ma non rappresentativi del popolo italiano.

Inoltre, a detta del settantenne Grillo, prevalgono le decisioni di chi poi non potrà vedere le conseguenze del proprio voto, per ragioni anagrafiche. Di conseguenza, gli elettori sarebbero guidati solo dai propri interessi personali e dunque scelgono risultati più vicini al loro stile di vita. Ma non vale lo stesso per tutti? 

Il voto dei giovani infatti è imprevedibile, radicale e di protesta: fondamentalmente contrario sempre e comunque alla generazione degli over 50. I giovani votano per il cambiamento, ma sempre in base alle proprie priorità. Le preoccupazioni dei millenials, più poveri dei loro genitori, sono legate a questione economiche e quindi riguardano il  lavoro, gli investimenti e l’economia. Ma non solo. Importanti sono anche i diritti umani da tutelare, la sostenibilità, l’essere felici. Non sentendosi realmente rappresentati, sono i giovani in primis a ripiegare su interessi più personali, solitamente lontani dagli establishment. 

Quindi, caro Grillo, non è togliendo il voto agli anziani che si risolve l’insoddisfazione giovanile. Si avverte piuttosto l’esigenza di un clima più positivo che si dovrebbe basare sulla centralità della persona, indipendentemente dall’età. 

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