In Italia si muore per eroina, ma noi combattiamo solo la cannabis…

di Sabrina Falanga –

Come riportato dal portale TheVision, sono stati più di 80 i decessi contati in Italia nei primi sei mesi del 2019. Una media di 39 anni. Non parliamo di malattie né di incidenti, bensì di una ragione la cui sola parola ha sempre intimorito. Droga. Ma non solo. Perché c’è da fare una precisazione ed è qui che la notizia assume anche dell’incredibile. Perché come è vero che l’uso di una sostanza come la cocaina, ad esempio, non sembra nemmeno essere più uno scandalo, è altrettanto vero che l’eroina, invece, sembrava essere rimasta negli anni ’80, forse ’90, e ora fortunatamente dimenticata (almeno quella). No, l’eroina è tornata e anche prepotentemente.

A sentire gli esperti, sembra in realtà che l’eroina non abbia mai smesso di avere i suoi affezionati clienti, che però sono stati più ai margini di una società che ha classificato l’eroina come una sostanza da poveri e ha “preferito” l’utilizzo della cocaina senza nemmeno nasconderlo, perché utilizzarla sembra addirittura essere, in certi ambienti, il simbolo di appartenenza a una élite più raffinata. Inutile sottolineare che si tratti di puro sguardo collettivo e che, in realtà, stiamo pur sempre parlando di droga.

L’eroina, quindi, non solo non ha mai smesso di essere venduta ma non ha mai smesso nemmeno di essere comprata, dagli angoli di certi quartieri milanesi a quelli napoletani: “La tossicodipendenza è sempre un sintomo di disagio, che a volte viene mascherato da stile di vita in determinati ambienti, specialmente quelli più altolocati dove il problema non diventa più l’utilizzo della sostanza ma l’ammettere stesso di avere un problema, in particolar modo con la droga. In comunità – spiega Raffaele, coordinatore di una struttura per tossicodipendenti del sud Italia – non c’è mai stata, ovviamente, questa differenza e ci sono ragazzi e adulti distrutti dalla cocaina così come dall’eroina. È solo una questione sociale, non reale: morti e dipendenti a causa dell’eroina non hanno mai smesso di esistere. Semplicemente erano più nascosti e forse è un bene che oggi l’eroina sia tornata sdoganata, perché almeno si può agire in tempo per salvare vite umane”.

L’Economist ha pubblicato un’analisi in cui si spiega che l’eroina è la sostanza che crea la dipendenza peggiore per sé, dopo l’alcol. A seguire ci sono il crack, le metanfetamine, la cocaina e il tabacco.

E per quanto possa essere vero che l’eroina non ha mai smesso di avere i suoi affezionati clienti, i numeri parlano chiaro: i morti per eroina era stato in calo per 16 anni (dal 2000 al 2016) e nel 2017 ha ricominciato a salire. Quel che, invece, è diminuito drasticamente è stato il lavoro di campagne di sensibilizzazione al riguardo: non sono mai più stati stanziati dei fondi atti a corsi e lezioni di prevenzione nelle scuole, dove, anzi, il consumo di cannabis cresce a dismisura anche tra i giovanissimi (13-14 anni); “E’ stato fatto un grosso errore quando si è definita la cannabis al pari di tutte le altre droghe: l’obiettivo, lo sappiamo, era quello di non incentivare i ragazzi a utilizzare la cannabis, ma il messaggio è stato passato nel modo sbagliato e l’informazione arrivata alla società è che tutte le droghe sono dannose quanto la cannabis. Nel mio ruolo – dice Raffaele – non posso permettermi di dire che la cannabis non sia pericolosa, anzi, in Comunità vediamo che tante volte la cannabis è il preludio di un utilizzo successivamente massiccio di droghe pesanti; questo però non significa che non sia necessario fare una netta distinzione tra le varie sostanze affinché soprattutto ai giovani arrivino i veri rischi che corrono ad avvicinarsi alla droga. Non aver più parlato di eroina – conclude Raffaele – ha fatto sì che i giovani non conoscessero il vero pericolo di questa sostanza, che si può definire tra le peggiori in assoluto in quanto a conseguenze, e la paragonassero all’erba visto il prezzo più basso rispetto alla cocaina. È necessario, e oserei dire urgente, tornare a fare un’informazione adeguata nelle scuole, nelle piazze, negli ospedali così come nelle strutture dove si curano altre tipologie di malattie, come i disturbi alimentari, per i quali abbiamo notato un grosso uso di metanfetamine, e la depressione, che nasconde l’uso di cocaina, alcol e farmaci a scopo di stordimento. L’utilizzo della droga, e delle sostanze in genere che danno dipendenza, non è solo un problema dei brutti quartieri di una città, è un disagio nascosto sotto tante forme, che diventa sempre più urgente affrontare. Il ritorno dell’eroina ne è la dimostrazione. Una delle persone più giovani che abbiamo avuto in struttura, dipendente da droga, stava per compiere 14 anni: evitiamo di agire quando il problema sarà incurabile, perché allora non ci sarà più nulla da fare”.

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