La partita di pallone

di Michela Trada –

“Perché perché, la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone”, cantava Rita Pavone nel “lontano” 1962 . Tralasciando il fatto che, oggi, le disfide calcistiche sono il lunedì, il martedì, il mercoledì e tutti i giorni della settimana, quel ritornello non fa più al caso nostro. Ebbene sì, anche le lady, infatti, hanno iniziato ad apprezzare sempre maggiormente il giuoco del calcio; una fortuna? Alle volte no se, come nel mio caso, si tifa per i sbiaditi colori rossoneri milanesi.

Ma cosa vuol dire, nel 2019, essere una calciofila? Significa essere una wags, per i più, una maschiaccia per molti. La competenza in rosa anche in questo mondo, però, sta crescendo e, finalmente, il pensiero femminile si sta sdoganando pure sui mass media complici le pioniere D’Amico & co e i fortunati mondiali della passata estate. Il calcio, infatti, è sempre stato la summa teologalis del luogo comune: “Ma cosa ne volete capire voi”, “questo non è uno sport per femminucce”  e via discorrendo.

Anche durante le classiche chiacchiere da bar il pensiero  di noi giovin pulzelle viene sempre screditato e quando ci si addentra in discussioni di modulo o di mercato gli occhi dei virili macho man si sgranano quasi al punto da uscire dalle orbite. Il fatto è che noi “malate” di pallone soffriamo per la squadra del cuore esattamente come voi ragazzacci: ci arrabbiamo, piangiamo, invochiamo il cambio di allenatore e odiamo il turno infrasettimanale al fantacalcio.

Vi svelo altresì un altro segreto: sappiamo di quello che parliamo e talvolta pratichiamo pure questo sport tra amiche.  E chi lo reputa solo un business non può capire cosa ci sia dietro. Nel giorno della notte delle streghe una partita, val sempre bene una messa.

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