L’Umbria diventa verde, dilaga Salvini

di Alessandro Pignatelli –

La verde Umbria diventa Umbria verde, con la Lega primo partito che traina il centrodestra alla vittoria netta nelle Regionali, il cui voto si è svolto domenica scorsa. La nuova governatrice è Donatella Tesei, avvocato, ex sindaco di Montefalco. Nettamente distanziato l’avversario di centrosinistra e Movimento 5 Stelle, Vincenzo Bianconi, imprenditore, presidente di Federalberghi Umbria. 

Una delle regioni storicamente rosse d’Italia svolta decisamente a destra, dunque. Un risultato schiacciante, ma atteso, anche se forse non nelle proporzioni. Sul terreno restano feriti gravi e la necessità di riflettere da parte dei leader, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, sull’alleanza giallorossa, la stessa che sta governando a Roma. Chi può tranquillamente restare seduto sul fiume è Matteo Renzi, assente dalle consultazioni umbre, ma che ora potrà ‘chiedere’ di più (per alcuni editoriali del lunedì starebbe addirittura “godendo”). Mentre da destra già si è alzato forte lo slogan: “Via Conte, noi abbiamo il diritto/dovere di governare”. 

Per piccola che è l’Umbria – il numero di chi poteva votare era pari a 703 mila – era il primo banco di prova per la nuova compagine di governo. Si può parlare di bocciatura? Sì, anche se gira una battuta: “La Lega in questo momento vincerebbe anche con Topolino candidato”. E soprattutto bisogna tenere presente che ‘sanitopoli’ aveva pesantemente indebolito proprio il centrosinistra, con l’ex governatrice Catiuscia Marini costretta a dimettersi e la fiducia e la credibilità dello schieramento pesantemente scalfite dallo scandalo sanità.

È stata alta l’affluenza al voto in Umbria, oltre il 64 per cento, a dimostrazione che c’era voglia di recarsi alle urne. Quasi a voler ‘lavare’ 50 anni di politica e gli errori ultimi della classe dirigente. Otto erano i candidati che si presentavano: oltre a Tesei (sostenuta anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia) e Bianconi, c’erano Claudio Ricci, Rossano Rubicondi, Emiliano Camuzzi, Martina Carletti, Antonio Pappalardo e Giuseppe Cirillo. 

Le prime parole, a risultato acquisito, sono state quelle di Matteo Salvini: “Ora chi è a Roma si sentirà un abusivo. Il governo ha le ore contate. Oggi è la festa della democrazia, è la dimostrazione che il popolo quando può, vota in un certo modo. Centinaia di migliaia di italiani hanno detto che Conte deve andare a casa. Se in una terra dove hai sempre governato e prometti soldi e cose, ti danno una mazzata così, con 20-25 punti di distanza, è chiaro che questo è un governo che non rappresenta gli italiani. La stessa cosa sarebbe accaduta in Calabria e in Emilia Romagna. E’ un voto che ha una valenza nazionale. Non penso che potranno andare avanti a lungo. Mi domando se al Quirinale non si stia valutando il fatto che una potenza come l’Italia non possa trascinarsi in questo modo”. Nicola Zingaretti, pur riconoscendo la sconfitta, ha analizzato così il risultato: “Hanno pesato le polemiche sulla manovra finanziaria. Il voto conferma una tendenza negativa del centrosinistra consolidata in questi anni in molti grandi Comuni umbri che non si è riusciti a ribaltare. Il risultato intorno a Bianconi conferma, malgrado scissioni e disimpegni, il consenso delle forze che hanno dato vita all’alleanza. Rifletteremo sulla sconfitta e sulle scelte da fare”. 

La nuova governatrice, Tesei, ha ringraziato: “Voglio ringraziare gli umbri per la prova di maturità e di coraggio. Non era facile né scontato, ma girare per la regione mi ha dato forza, coraggio e determinazione perché vedevo negli umbri la necessità di un cambiamento”. Poi ha parlato di priorità: “Ora dobbiamo ridare futuro a questa regione, partendo dal lavoro e dall’economia. Ci sarà una squadra all’altezza”.

Silvio Berlusconi, leader azzurro, ha affidato a un tweet il suo commento: “Dall’Umbria dopo mezzo secolo una svolta storica: anche nelle tradizionali regioni rosse, il centrodestra unito rappresenta l’ampia maggioranza degli elettori. La nostra alleanza è il futuro dell’Italia e ha il diritto-dovere di governare”. Giorgia Meloni, che vede di tornata elettorale in tornata elettorale crescere Fratelli d’Italia, pure ha scelto i social per scatenare la sua gioia: “Espugnata la roccaforte della sinistra. Ora liberiamo l’Italia”.

Il presidente della Regione Toscana, il piddino Enrico Rossi, a sua volta ha aggiunto: “Il voto della protesta grillina mal si amalgama con quello della sinistra riformista di governo. Su questo dato si dovrà riflettere e discutere. L’alleanza giallorossa esce sconfitta senza riuscire a costruire un argine al dilagare di Salvini”. E dal Movimento 5 Stelle, quali commenti arrivano? “Il patto non funziona. Stare al governo con altri non paga”. Sulla pagina Fb del movimento si legge: “Il patto civico per l’Umbria lo abbiamo sempre considerato un laboratorio, ma l’esperimento non ha funzionato. Il Movimento nella sua storia non aveva mai provato una strada simile. E questa esperienza testimonia che potremo davvero rappresentare la terza via solo guardando oltre i due poli contrapposti”.

E poi ancora: “Dalla formazione del primo esecutivo ci è stato subito chiaro che stare al governo con un’altra forza politica, che sia Lega o che sia Pd, sacrifica il consenso del Movimento 5 Stelle. Ma noi non siamo nati per inseguire il consenso, bensì per portare a casa i risultati, come il carcere per gli evasori di questa settimana e il taglio dei parlamentari della settimana precedente”. Durissimo il senatore pentastellato Gianluigi Paragone: “La sconfitta era prevedibile, ma era ancora più incredibile pensare che quel M5S che ha svelato il sistema umbro, che ci ha messo la faccia in Consiglio regionale per scoprire le vergogne della sanitopoli, è stato costretto ad allearsi con il centrosinistra. Che razza di campagna puoi fare? E infatti l’abbiamo pagata, perché accade questo quando non sei coerente. Quello che fa arrabbiare è la mancanza di coerenza. E abbiamo candidato un presidente vicino a Forza Italia. Il Movimento deve essere Movimento. Facendo il Movimento avremmo forse schiacciato il Pd”. 

Dicevamo che la Lega è il primo partito in regione, con un risultato che sfiora il 38 per cento. Al secondo posto c’è il Pd, con poco più del 22 per cento. Moltiplica i suoi consensi Fratelli d’Italia, ora al 10 per cento, mentre perde decisamente il M5S, che non supera l’8,5 per cento. Forza Italia si ferma al 5,5 per cento. 

Chi ha perso promette di riflettere, chi ha vinto pretende cambiamenti immediati. Così vanno le cose in politica. Quello che in molti ora si aspettano è che questi cambiamenti arrivino a toccare direttamente l’esecutivo. Ma sull’argomento il capogruppo dei Dem in Senato, Andrea Marcucci, è categorico: “Pur essendo una sconfitta evidente, non ci saranno conseguenze sul governo”. Aggiunge: “Il matrimonio tra Pd e M5S in Umbria mette in evidenza tutti i limiti di alleanze costruite all’ultimo minuto e senza contenuti. Mi auguro che in vista delle prossime Regionali, il Pd discuta meglio con i territori se sia o meno il caso di presentarsi in coalizione. Meglio misurare il rapporto con il M5S al governo e solo dopo decidere cosa fare”.

La sensazione è che dalla piccola Umbria la scossa di terremoto rischi di propagarsi e di sovvertire gli equilibri formatisi da poco, con il Conte bis. Senza dimenticare che tra i due litiganti, c’è sempre il terzo che gode. Che sia Matteo Renzi è abbastanza chiaro. Con Italia Viva ha sparigliato le carte, ha probabilmente tolto consensi al Pd (pur, come detto, non presentandosi in Umbria) e ora può ‘vedere’, come in una mano di poker, cos’hanno in mano avversari e alleati. Rilanciare sul tavolo e far capire che il suo non è un bluff. Che nonostante la disastrosa uscita di scena dal mondo della politica dopo il famoso referendum, è tornato a contare. Pure quando non c’è fisicamente nella sfida. Ne dovrà tenere conto Matteo Salvini, ma soprattutto Nicola Zingaretti. 

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