TikTok: attenti mamma e papà, non è solo divertimento

di Alessandro Pignatelli –

Ti iscrivi, balli e canti nei video, ti diverti. Ma siamo sicuri che TikTok, il social per i più piccoli e giovani, sia solo questo? I rischi ci sono e sono pure tanti, visto che i profili fake possono tranquillamente fingere di essere coetanei e adescare i nostri figli, lasciando all’oscuro i genitori che di questo social sanno poco o niente. Eppure, dovrebbero informarsi perché sta spopolando: a febbraio di quest’anno, in Italia, erano già 2,4 milioni gli iscritti. Persino un gigante come Facebook guarda con paura a TikTok, che rischia di succhiare iscritti e risorse, in particolare a Instagram, che finora godeva quasi del monopolio tra i visual social. 

Ma che cos’è esattamente TikTok? E’ un’applicazione nata da uno dei tanti giganti cinesi. Chi possiede uno smartphone, e ha tra i 13 e i 20 anni, quasi sicuramente l’avrà scaricato. Ma il problema è che già in seconda elementare i bambini lo conoscono e probabilmente lo usano sui telefoni dei genitori. Ignari della pericolosità, disinteressati a indagare, convinti che dietro un nome così innocuo ci sia solo divertimento.

Una volta iscritto, su questo social, puoi solo postare video. E questo piace molto ai giovanissimi. Puoi lanciare sfide ad altri iscritti facendo un balletto o cantando in stile Karaoke. Ricevi i like, altra cosa che i ragazzi di oggi considerano indispensabile per la propria autostima. TikTok è letteralmente decollata quando si è fusa con l’americana Musicaly nel 2017. Per averla a disposizione, è sufficiente andare sull’Apple o su Play Store e scaricarla. Oltre che cantare in playback le canzoni preferite, gli utenti possono realizzare sketch o doppiare film famosi. Le sfide, le cosiddette challenge, non riguardano solo balletto e canzoni, ma anche quanti vestiti e quante scarpe si riescono a cambiare in un tot di secondi, per esempio. La strategia di fidelizzazione fa molto affidamento sulla competizione. 

Chi ha più di venti anni probabilmente parlerà di TikTok come di qualcosa di assolutamente inutile. Chi ne ha di meno, come di qualcosa di fondamentale. Chi ha più di venti anni, aggiungerà che si fanno cose assolutamente inutili, i più piccoli invece rimarranno incollati ore a farle, queste cose inutili. Ma analizziamo i rischi che questa applicazione porta con sé. Essendo un social con milioni di utenti, non sai chi si nasconde dietro a un nome. Mostrarsi nei video, addirittura a 7-8 anni, comporta probabilmente molte più complicazioni di quelle che chi fabbrica video contempla. La prima è il rischio pedofilia, naturalmente. Chi rispetta le indicazioni che vengono date in fase di download, ossia che ci sia la supervisione di un adulto? La risposta è scontata. Da qui, il grosso problema di un uso incontrollato del social, che può portare a incontri spiacevoli con chi si finge un coetaneo. Ottenuta la fiducia della vittima, non sarà difficile farsi fornire immagini esplicite, se non addirittura un appuntamento faccia a faccia. Insomma, l’orco è in agguato, ma i genitori neanche lo immaginano. 

L’ideale sarebbe formarsi, da adulti, anche su TikTok, in modo da vietarne l’uso ai più piccoli, se non supervisionandolo. L’altro grosso rischio è il cyberbullismo e casi ce ne sono già stati. Chi si mostra e viene considerato in qualche modo ‘diverso’ dallo standard della rete, viene preso di mira. Succede su tutti i social, direte, ma qui c’è l’aggravante della giovanissima età (e della fragilità, dunque) e del mostrarsi costantemente. Il terzo grosso rischio, anche questo sottovalutato, è la quantità impressionante di dati personali che i ragazzini regalano all’azienda tech cinese. Il che mette a serio rischio la privacy, già comunque fortemente minacciata sugli altri social esistenti. 

A livello commerciale, il successo per ora è assicurato. Come tutti i fenomeni che moltiplicano gli utenti in poco tempo, potrebbe essere un fuoco di paglia. Oppure no. Se Tencent, Alibaba e Baidu sono rimasti spesso confinati in Cina e in Estremo Oriente, la creatura di ByteDance ha già superato il miliardo di iscritti e non è arrivata solo in Italia, ma pure negli Stati Uniti. È già un fenomeno globale. E pure Mark Zuckerberg lo sa. Finora ha vinto la concorrenza acquistandola (vedi WhatsApp e Instagram): proverà a fare lo stesso con TikTok? In una conversazione che doveva restare segreta, il numero uno di Facebook così parla dell’app: “E’ il primo prodotto per internet creato da uno di questi giganti del tech cinese che sta facendo davvero bene in tutto il mondo. Sta iniziando ad andare bene anche negli Stati Uniti, specialmente tra i più giovani, e sta crescendo molto rapidamente in India. Penso che in termini di scalabilità, abbia ormai sorpassato Instagram in India. E quindi sì, è un fenomeno molto interessante”.

La prima contromisura è stata la creazione di Lasso: “Ci stiamo lavorando su, cercando di adattarla a mercati come il Messico. Stiamo vedendo se riusciamo a farla funzionare in nazioni dove TikTok non è ancora cresciuto prima di competere direttamente dove è già diventato grande”. Lasso è un app clone di TikTok. Ma forse Zuckerberg non sta comprendendo appieno il funzionamento del nuovo social cinese. TechCrunch scrive infatti: “Anche se i video sembrano simili alle Stories perché sono brevi, verticali e perché vengono raccomandati algoritmicamente agli utenti come fa Instagram Explore, TikTok è una bestia completamente diversa. Una che potrebbe essere molto più difficile copiare”. Potrebbe dunque non essere sufficiente lavorare come quando Snapchat pareva essere l’avversario numero uno. All’epoca, dopo i primi tentativi falliti di competere con Poke e Slingshot, Mister Facebook copiò le Stories e le mise in evidenza su Instagram e su Fb. In quel momento, Snapchat smise di crescere.

TikTok, ora, fa qualcosa di molto diverso: qui non si racconta la propria vita, ma si intrattiene un’audience; non si parla agli amici, ma a spettatori. Addirittura, nascono nuovi personaggi, che creano contenuti originali remixando o dando significati nuovi a ciò che già è presente nella libreria dell’app. Ogni contenuto diventa insomma la base di partenza per la nascita di nuovi. Chi volesse copiare TikTok, dunque, dovrebbe prima creare una libreria partendo da zero, ma sarebbe  comunque solo un rincorrere l’avversario.

Zuckerberg potrebbe allora provare il colpo: se non riuscisse ad acquistare da ByteDance TikTok, potrebbe cercare di assoldare alcuni suoi creatori. Pagandoli diversi milioni di dollari. Questi potrebbero portarsi dietro pure i fan. Che diventerebbero utenti. La sensazione è dunque che Z. sia in ritardo, forse irrecuperabile. Che dovrà spendere, e molto, se vorrà provare a recuperare. Pena: la perdita di utenti, come già sta dimostrando Instagram. 

Al momento, in Cina si godono un fatturato da sette miliardi. La società è stata valutata più di 75 miliardi di dollari (da qui l’enorme difficoltà per Zuckerberg di provare a metterci le mani sopra) e, a giugno, ha stimato 1,5 miliardi di utenti attivi al mese (decisamente di più di Twitter e Snapchat). Negli States, recentemente, è arrivata pure una sanzione per violazione del Children’s Online Privacy Protection Act: multa da 5,7 milioni di dollari per non aver vigilato sul rispetto delle condizioni. L’azienda non avrebbe bloccato contenuti condivisi da utenti con un’età palesemente inferiore ai 13 anni (limite teoricamente fissato per iscriversi). A proposito di giovane età, questo rischia al momento di essere il vero limite per uno sviluppo ancora più commerciale: gli adulti, infatti, come detto non considerano interessanti i contenuti. Il che esclude la maggior parte dei brand, che si rivolgono proprio a persone che abbiano la possibilità di spendere soldi per acquistare. Ma questo limite potrebbe diventare anche un vantaggio: lanciare prodotti per bambini e ragazzini, che poi farebbero di tutto per averli dai genitori. E sappiamo come possano essere ‘piezz’e core’ mamma e papà con i loro bambini. 

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