Tutto scorre: vita e acqua, tra Day Zero, crisi idrica e archetipi

di Elisabetta Testa –

L’acqua è vita. Non è una frase scontata, buttata lì senza senso. Sia biologicamente che filosoficamente, la nostra vita è possibile grazie a quella sostanza che si chiama H2O.

L’acqua è uno degli argomenti con cui la storia della filosofia ha aperto le porte, si è presentata al mondo. Parliamo di Talete, il primo filosofo, il presocratico, che tra il VII e il VI secolo a.C. si rese conto che l’arché, il principio di tutte le cose, stava proprio nell’acqua.

“L’acqua è la sostanza da cui traggono origine tutte le cose; la sua scorrevolezza spiega anche i mutamenti delle cose stesse. Questa concezione deriva dalla constatazione che animali e piante si nutrono di umidità, che gli alimenti sono ricchi di succhi e che gli esseri viventi si disseccano dopo la morte”.

Quanta verità. Eppure, i tempi sono cambiati. Studi recenti allarmano e fanno davvero riflettere sull’importanza vitale dell’acqua. Un quarto della popolazione mondiale, diluita in 17 paesi, vive in territori in forte crisi idrica. In poche parole: un quarto del mondo è lì lì per rimanere senza acqua. L’Italia è classificata a rischio alto ed è al 44esimo posto su 164 paesi. A riportare i dati preoccupanti è stata un’analisi del centro studi americano World Resources Institute (WRI).

Dal 1960, il consumo di acqua è praticamente raddoppiato. Si teme il “Day Zero”, quel giorno in cui sparirà completamente ogni goccia d’acqua. Per l’umanità non è fisicamente sostenibile una vita senza acqua: biologicamente perché noi stessi siamo composti quasi totalmente da acqua; filosoficamente perché la nostra anima trae linfa vitale iniziale e finale dall’H2O.

L’acqua, filosoficamente, rappresenta il divenire, il Panta Rei di Eraclito di Efeso. Tutto scorre, come l’acqua di un ruscello, così anche le nostre esistenze.

L’acqua porta con sé il principio dell’universo; il suo lento fluire è il fluire delle nostre stesse vite. Eraclito diceva che “non si può scendere due volte nello stesso fiume”, che “negli stessi fiumi entriamo e non entriamo, siamo e non siamo”.

Noi non siamo immutabili: l’essere è come l’acqua. Ha bisogno di un eterno fluire per potersi ogni singolo istante nutrire di mutamenti, di trasformazioni.

In acqua, però, l’uomo ha preso l’abitudine di scaricarci il suo fardello di ignoranza. Rifiuti, plastiche, sostanze inquinanti sovrastano la bellezza dei nostri mari e dei nostri oceani. L’acqua non è più considerata vitale per l’uomo: oramai si preferisce essere dominatori della natura, anche se solo sulla carta.

L’uomo, forse per tamponare possibili sensi di colpa, ha persino istituito una Giornata mondiale dell’acqua (ma pazzesco!), che nel 2020 si celebrerà il 22 marzo. Certo, iniziative come queste contribuiscono – seppur in minima parte – a sensibilizzare la cittadinanza circa l’importanza dell’acqua. Quello che, però, ci si dovrebbe chiedere è altro. Ossia: vogliamo davvero arrivare al Day Zero oppure preferiamo gettarci tra le braccia della filosofia?

Perché tutto scorre e tutto, prima o poi, arriva…

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