Dresda condanna i neo-nazisti, noi non votiamo all’unanimità la Segre

Dresda condanna i neo-nazisti, noi non votiamo all’unanimità la Segre

7 Novembre 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Dresda ha dichiarato guerra al nazismo. Lo ha fatto con un’ordinanza comunale in cui si parla chiaramente di “emergenza nazisti”. A presentare l’ordine del giorno era stata la minoranza con il partito satirico Die Partei, ma c’è stato l’appoggio della maggioranza che ha permesso all’ordinanza di passare. La Cdu della cancelliera Angela Merkel si è schierata contro criticando aspramente il provvedimento, definito puramente simbolico e lessicalmente sbagliato. L’ordinanza, intanto, ha però fatto parlare tutto il mondo. C’è davvero un’emergenza nera nell’ex città della Germania Est?

Nella risoluzione si legge: Atteggiamenti e atti antidemocratici, antipluralisti, contrari all’umanità e di estrema destra che arrivano fino alla violenza vengono apertamente alla luce a Dresda in maniera sempre più forte”. Da parte loro, le istituzioni locali si impegnano a rafforzare la quotidiana cultura democratica e a proteggere meglio minoranze e vittime di violenza di destra. Sì hanno detto i Verdi, i post-comunisti (Linke), i Liberali dell’Fdp e i socialdemocratici dell’Spd. 

L’uomo che ha lanciato il sasso è stato Max Aschenbach, consigliere di Die Partei e promotore del testo: “La città ha un problema con i nazisti. Dobbiamo fare qualcosa. La politica deve finalmente cominciare a contrastare questo fenomeno e dire che è inaccettabile”. C’è davvero la possibilità che da qui si stia riformando qualcosa di simile al Terzo Reich? L’associazione Raa Sachsen, nel 2018, ha registrato 60 violenza di estrema destra nella città, in aumento rispetto alle 52 del 2017. 

Dresda è una città con più di mezzo milione di persone, si trova nella Sassonia. Dresda, soprattutto, è una città dove dal 2014 a oggi due partiti di estrema destra hanno visto crescere costantemente i loro consensi. Nel 2014 qui fu fondato Pegida (Europei patrioti contro l’Islamizzazione dell’Occidente), movimento populista di destra, contro l’Islam, xenofobo e razzista. Alle statali dello scorso settembre, sempre a Destra, Alternativa per la Germania – gruppo nazionalista e di estrema destra – si è piazzato in seconda posizione, pochi punti indietro rispetto alla Cdu di Angela Merkel.

“Dresda è diventata la città dove il movimento anti-islamico di Pegida tiene da quattro anni ogni lunedì le sue tetre manifestazioni. È la città degli attacchi incendiari alle moschee, dei raduni dei partiti neonazisti, delle conferenze tenute in tutta tranquillità e col permesso delle autorità dai negazionisti e revisionisti storici che negano l’Olocausto. È la città delle marce marziali degli skinhead e delle violenze contro i rifugiati”. Così sì, l’emergenza nera forse è più chiara anche a chi ha giudicato eccessivo proclamare lo stato d’emergenza. 

Dietro alla scelta del Comune ci potrebbe anche essere il tentativo di ripulirsi un po’ l’immagine. In tutta la Germania, il trend turistico è in aumento, a Dresda è in diminuzione. Numero di pernottamenti negli alberghi e presenze sono in crescita nei centri metropolitani tedeschi, a Dresda no. Intendiamoci, dietro all’ordinanza non si nasconde alcuna misura repressiva. Sì, in questo senso, si può parlare più che altro di presa di posizione simbolica e senza conseguenze. E forse qui ci sta davvero il collegamento con il turismo. È come se il Sindaco di Dresda dicesse ai turisti: “Venite pure, noi siamo contro la deriva nazista”. Nel frattempo, ci saranno campagne di sensibilizzazione nelle scuole e negli uffici pubblici e aiuti per le vittime di attacchi o intimidazioni. Se davvero ci fosse un pericolo nero, sarebbe questo un argine abbastanza insignificante. Il che non fa che confermare che la presa di posizione comunale sia stata più che altro un “vi vediamo, sappiamo cosa fate”. Niente di più, niente di meno. 

Mentre a Dresda va dunque in scena un manifesto anti-nazista, in Italia come sappiamo è andata in scena un’opera piuttosto brutta. Contro la proposta di legge di Liliana Segre, senatrice a vita di origine ebraica, c’è stato il silenzio del centrodestra. Tutti seduti, nessun applauso a chi è stato testimone dei campi di concentramento. Sì, l’Italia non si è compattata neanche su un argomento scottante come l’istituzione di una Commissione straordinaria, benché poi con 151 voti a favore e 98 astenuti la proposta contro intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza sia passata. Ma dobbiamo riflettere attentamente sui 98 astenuti. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno messo davanti l’opportunità politica. Il loro credo politico. Con Matteo Salvini che, travolto anche lui dalle polemiche, provava poi a spiegare: “Noi siamo contro razzismo, violenza, odio e antisemitismo senza se e senza ma. Tuttavia con vorremmo che qualcuno a sinistra spacciasse per razzismo quello che per noi è convinzione e diritto, ovvero il ‘prima gli italiani’. Siamo al fianco di chi vuole combattere pacificamente idee fuori dal mondo, però non vogliamo bavagli e stato di polizia che ci riportano a Orwell”.

Il prima gli italiani e George Orwell: il leader leghista è riuscito a fare un mix di idee e periodi storici. Senza però capire che l’unica cosa seria da fare era votare sì alla proposta Segre. Era alzarsi e applaudire. Era dare un significato all’idea di Italia unita, almeno sui concetti importanti. Evidentemente, nel nostro Paese, ognuno continua a pensare al proprio orticello, infischiandosene se dall’altra parte arrivano idee sensate. 

Da Dresda a Roma c’è un filo conduttore, dunque? Sì, che in entrambi i casi stiamo parlando di istituzioni politiche. Una ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno, di prendere un’iniziativa (seppur blanda), di unirsi (quasi tutti) contro un nemico comune che ricorda tempi nefasti, anche per la Germania, di non sprecare parole inutili laddove l’unica cosa da fare era intervenire; l’altra ha perso l’ennesima buona occasione per schierarsi dalla parte della ragione. Anche quando è l’intera storia a dirlo. Pazienza se il Comune di Dresda avrà pensato anche ai suoi interessi, ma intanto ha partorito una specie di ammonizione ai neonazisti; il Senato di Roma, invece, si è bellamente diviso. E dire che quel periodo nefasto ha riguardato eccome il nostro Paese, anche di più della Germania. 

Se non vogliamo che la storia con i suoi sbagli si ripeta, bisogna anche saper cogliere questi segnali. Ma noi no, noi siamo un insieme di persone che litiga sui social, che tiene in mare vite umane nel nome della non accoglienza, che accusa gli altri di troppo buonismo e intanto ‘occupa’. Sì, ‘occupa’, con idee e azioni sbagliate, le piazze che invece andrebbero riempite solo per festeggiare le ricorrenze o per protestare quando si è nel giusto. Come si fa a dire se qualcosa sia giusto o sbagliato? Beh, lungi dal voler fare il giudice, ma l’estremismo, la xenofobia, l’antisemitismo non possono mai rientrare nella categoria delle cose giuste. C’è chi l’ha capito, c’è chi è rimasto seduto. Che anche solo per rispetto nei confronti di una donna come Liliana Segre, avrebbe dovuto scattare sull’attenti. Ma signori si nasce, non si diventa.