Sotto ad un cumulo di macerie

Sotto ad un cumulo di macerie

7 Novembre 2019 0 Di il Cosmo

di Michela Trada –

Può l’essere umano giocare con la vita altrui? Si può risultare egoisti al punto tale da decretare l’esistenza o la morte di un proprio simile? I noti e tristi fatti di Quargnento delle ultime ore ci fanno purtroppo rispondere in modo affermativo a questi quesiti.

Perché, nel 2019, vale di più una casa, quattro mura di malta e mattone, che un’anima. Perdere un’abitazione oggi è un dramma, un punto di non ritorno, una ecatombe; se poi contesa ed ambita tanto peggio. “Se non la posso avere  io non la può avere nessuno”; cosi si imbottisce tutto di bombole con tanto di piccolo ordigno artificiale come nelle migliori pellicole anni Trenta e si accende la miccia dimenticandosi che si tratta invece di realtà e che, in questo caso, non si può schiacciare il tasto riavvolgi.

Antonio Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo, vigili del fuoco del comando provinciale di Alessandria, sono morti così, spazzati via da una deflagrazione senza precedenti che non ha lasciato loro via di scampo.

Feriti, ma non in pericolo di vita, altri due pompieri e un carabiniere. Un incidente che ha assunto presto i contorni del giallo, per un piccolo apparecchio simile a un timer collegato a due bombole di gas.

Un gesto premeditato, un gesto che è costato la permanenza su questa terra a tre giovani sempre pronti a prodigarsi per gli altri. Eppure cosa può contare, dicevamo, un’anima (anche tre) in confronto ad una cascina abbandonata e disabitata? Le cose della vita non sono cose ma, nonostante tutto, non lo abbiamo ancora capito continuando a farci del male in questo grigio cielo annebbiato.