Cari nonni, vi chiediamo scusa le vostre pensioni ci servono…

Cari nonni, vi chiediamo scusa le vostre pensioni ci servono…

14 Novembre 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Le famiglie di oggi non riescono ad arrivare a fine mese. E devono ringraziare quegli angeli dei nonni, che si sostituiscono letteralmente alle banche, finanziandoli, accedendo mutui al loro posto e pagando anche semplicemente la spesa di tutti i giorni. Qualcuno potrebbe dire che in fondo la loro generazione è stata fortunata e dunque è giusto che oggi distribuisca un po’ di ricchezza. Ma non è proprio così. O non soltanto.

Secondo lo studio ‘Tecné’, per la Fondazione Di Vittorio, chiamato ‘Sogni e bisogni dei pensionati’, infatti, la cifra messa a disposizione dai più anziani supera quella offerto dal Reddito di cittadinanza. Dunque, i pensionati fanno anche di più di quello che un figlio o un nipote dovrebbe chiedere. Una media italiana del 35,7 per cento di anziani è ammortizzatore economico che vale tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Ma dicevamo all’inizio che la ‘ricchezza’ di oggi non è quella di ieri: i pensionati infatti hanno visto peggiorare la loro condizione anno per anno. Oggi, un milione e mezzo di loro, l’11,2 per cento del totale, ha a sua volta bisogno di aiuto economico, sporadico o costante (300 mila). 

Un circolo vizioso. I nonnini provano ad aiutare nipoti e figli, ma poi si ritrovano loro stessi senza soldi per arrivare a fine mese. E questo aiuto, ancora una volta, aiuta dalle famiglie. In Italia, il nucleo familiare è ancora la fonte migliore di welfare. Si parla dell’equivalente di 2-3 miliardi di euro che contribuiscono a una sorta di economia circolare, “senza la quale, probabilmente, la povertà assumerebbe tinte ancora più drammatiche per una quota consistente di popolazione”. 

Altri dati posti in evidenza dai ricercatori: un pensionato su cinque, circa tre milioni dunque, convive e dà assistenza a una persona vicina e non autosufficiente. L’incidenza è del 9,7 per cento nelle famiglie benestanti e arriva al 21,5 per cento in quelle più povere. L’83,5 per cento del campione non considera adeguato l’intervento dello Stato per risolvere il problema, ma questo è lo stesso Stato che non riconosce il ruolo dei pensionati nell’ammortizzare situazione difficili economicamente all’interno della società. Il prossimo 16 novembre, al Circo Massimo, a questo proposito ci sarà una manifestazione organizzata da Spi Cgil: “Chiediamo al governo di fare di più, di rivalutare le pensioni, di dare la quattordicesima a chi ne ha più bisogno, di abbassare le tasse e di arrivare alla definizione di una legge nazionale sulla non autosufficienza”. 

Quello delle tasse è un altro grosso problema che affligge la categoria dei pensionati: il 17,5 per cento vorrebbe che diminuissero e, pur riconoscendo che sono utili, per il 77,5 per cento sono troppo alte. Eppure, l’Italia viene considerata dagli americani uno dei posti migliori in cui godersi la pensione. La graduatoria dei Paesi è stata stilata dal sito Us News. Il nostro Paese piazza ben due paesi tra i migliori dieci d’Europa: Città Sant’Angelo e Popoli. Si tratta di due zone dell’Abruzzo, a due passi dal mare, dalle montagna e dagli impianti sciistici. La classifica si compone anche di due città portoghesi, una del Montenegro e una francese. Tra le capitali, invece, troviamo La Valletta (Malta), dove effettivamente viene posto in risalto anche il basso costo della vita. E compare pure Parigi dove, “con la Brexit che incombe, la ricchezza che prima era custodita a Londra si sta spostando nella Città delle luci, facendo schizzare in alto i prezzi delle case”. 

Torniamo comunque al fulcro dell’articolo. I pensionati e il loro potere d’acquisto. Per capire che si sacrificano eccome per aiutare i propri familiari. Oltre il 90 per cento di chi è già andato in pensione, pensa di aver perso negli ultimi anni una parte più o meno consistente del proprio potere d’acquisto (il 59,1 per cento dice molto, il 32,5 per cento risponde abbastanza). Appena il 3 per cento pensa di aver mantenuto inalterato il proprio potere d’acquisto. 

Tra le misure impellenti, la richiesta di rivalutare le pensioni (lo pensa il 41 per cento dei pensionati). Il 31 per cento chiede invece di aumentare le pensioni troppo basse, il 17,5 per cento vorrebbe che diminuissero le tasse, considerate troppo alte dal 77,5 per cento del campione intervistato. La rivalutazione delle pensioni rispetto al costo della vita dovrebbe essere sempre al cento per cento, tranne per quelle più alte, secondo il 42 per cento dei pensionati; al 100 per cento solo per quelle più basse, secondo il 25 per cento; tutte al 100 per cento per il 23 per cento. In totale, sono stati duemila i pensionati utilizzati per il campione. 

Il 91,2 degli intervistati è convinto che la situazione economica della propria famiglia non muterà, rimanendo dunque invariata. Ci sarà quindi ancora bisogno dell’aiutino o dell’aiutone. Se lo sguardo si volge all’Italia nel suo complesso, la percentuale scende all’80,8 per cento. I pessimisti prevalgono comunque sugli ottimisti, insomma, in entrambe le situazioni. 

Altro dato che emerge con forza dal Rapporto è la differenza tra le condizioni di salute degli ultrasessantenni che vivono in una famiglia benestante piuttosto che in una povera. Il 61,2 per cento si dichiara in buone condizioni, il 38,8 per cento soffre di una malattia, prevalentemente cronica, a cui si aggiunge una quota di persone non autosufficienti. Tra i benestanti, i pensionati che non godono di buona salute sono il 12,9 per cento, ma la percentuale schizza al 44,5 per cento per chi abita in una famiglia con maggiori problemi economici. Il 33,2 per cento di chi non sta bene vive al Nord, il 47,4 per cento nel Mezzogiorno. 

Sulla non autosufficienza, il 92 per cento ritiene non adeguata la risposta del servizio pubblico a questo problema, l’83,5 per cento fa sapere che lo Stato dovrebbe prendersene carico, attraverso le tasse oppure attraverso un mix di trasferimenti monetari o di servizi (79,7 per cento), attraverso i servizi (13,7 per cento) e con trasferimento monetario (2,5 per cento). Sempre a proposito di pensioni, il 53,3 per cento ritiene che dovrebbe garantire il tenore di vita di quando si lavorava, uno standard prossimo (24,1 per cento). L’assegno, invece, ha perso molto del potere d’acquisto per il 59,1 per cento, o abbastanza, per il 32,5 per cento. Le pensioni andrebbero dunque aumentati, in relazione diretta con i contributi versati (39,3 per cento), con aumenti uguali per tutti (28,8 per cento), con aumenti graduali al crescere della pensione (23,3 per cento). 

E ancora: il 43,3 per cento pensa che il prelievo fiscale sulla pensione sia uguale a quello degli altri redditi, il 38,4 per cento che sia più alto, appena il 10 per cento lo considera più basso. Per tre pensionati su quattro, la differenza tra loro e netto è del 20-30 per cento, ma solo il 10,9 per cento ritiene che le tasse andrebbero ridotte tagliando i servizi; l’11,6 per cento pensa che le tasse siano indispensabili per garantire i servizi pubblici, il 77,5 per cento suppone che siano così elevate a causa dell’evasione fiscale. 

Infine, appena il 14,8 per cento degli ultrasessantenni ritira la pensione in contanti, il 43,7 per cento la fa accreditare sul proprio conto bancario, il 38,9 per cento su quello postale. Come dire che anche il mondo dei pensionati si aggiorna. Quello che non cambia è il vizietto dei più giovani di chiedere la paghetta ai cari nonnini. Vizietto che in alcuni casi diventa obbligo per poter sopravvivere. In un mondo in cui è praticamente impossibile comprarsi una casa, fare un acquisto importante, fare un viaggio in posti lontani. Ma, come detto, a volte semplicemente far quadrare i conti senza fare nulla di straordinario.