L’Italia in mutande

di Michela Trada –

In un celebre film il protagonista esclamava la nota frase “Non può piovere per sempre”.  Oggi, nel Bel Paese, occorrono appena 48 ore di pioggia per creare devastazione e morte; non c’è aerea della penisola in cui, negli ultimi giorni, non ci siano stati casi di danni provocati dal maltempo: argini straripati, voragini lungo le strade, tralicci caduti e via discorrendo.

Il tutto fino a giungere al disastro veneziano: una città in ginocchio e un sistema “stato” ancora una volta assente, zoppo e incespicante (e il Mose? Chi l’ha visto verrebbe da rispondere). Quarantotto ore per scatenare l’apocalisse, per vedere San Marco a mollo così come i tanti esercizi commerciali della laguna, tra gondole rotte e vetrine degli alberghi squarciati.

Possibile che un tale dramma sia imputabile solamente alle forze della natura? E se piovesse per giorni cosa accadrebbe allora? Una domanda lecita visto che l’inverno non è ancora nemmeno ufficialmente iniziato. Una donna in mutande che attraversa l’acqua alta diventa il simbolo di uno sfacelo annunciato, prevedibile ed evitabile; un simbolo che ben rispecchia questa Italia ridotta in mutande da tangenti ed immobilismo Politico fatto di proclami sul web e nelle aule del tribunale.

A pagare, come sempre, sono i cittadini, i lavoratori che, armati di secchi e pale stanno sgomberando dal fango abitazioni e negozi. Quei cittadini che si piegano, ma non si spezzano, in attesa che dall’alto finalmente si muova qualcosa. C’è chi dice che il Mose sarà inutile anche una volta terminato, chi come, sempre, lancia accuse. Sulla vicenda si è esposto anche il Movimento Friday For Future che ha già annunciato una manifestazione pro Venezia. Ora, però, è iniziata la conta dei danni e degli euro e non è una filastrocca dal ritornello piacevole.

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