Spagna: accordo per una coalizione progressista, ma la destra avanza

di Martina Cera –

La scorsa domenica la Spagna è stata chiamata alle urne per la quarta volta in quattro anni e la seconda in due mesi. Ancora una volta nessun blocco ha ottenuto voti sufficienti per governare, con i socialisti del PSOE che le avevano convocate per rafforzare la loro posizione in un Parlamento instabile e dopo il fallimento delle trattative con Podemos, che raggiungono solo il 28% dei voti e la coalizione di sinistra composta da Unidas e Podemos ferma al 12.8%. A destra il Partito Popolare è cresciuto, passando dai 66 seggi della precedente tornata elettorale agli 88 attuali, con un 20% di voti, mentre Ciucianos – centrodestra liberale, è crollato passando dal 15% al 6.8%. La vera vittoria, tuttavia, è quella ottenuta dall’estrema destra di Vox. 

Come previsto dai sondaggi anche la Spagna subisce il fascino dei sovranisti. A guardare il programma proposto da Santiago Abscal, fuoriuscito dal Partito Popolare, appare chiaro che le parole d’ordine che hanno portato alla vittoria di Vox siano le stesse che negli anni passati hanno fatto sì che partiti come la Lega in Italia o Fidesz in Ungheria conquistassero un ampio bacino elettorale, strappando voti al centro destra. No all’immigrazione, un richiamo alle presunte radici cristiane del continente europeo con conseguente chiusura a qualsiasi possibilità di dialogo interreligioso, una forte limitazione quando non la cancellazione dei diritti delle donne e delle persone LGBTQIA. 

Parte del suo successo Vox lo deve ad un’intensa campagna contro l’autonomia catalana. Abscal definì il referendum indipendentista del primo ottobre 2017 un vero e proprio “colpo di Stato” e, nelle sue proposte  programmatiche, il partito chiede che vengano ridotti gli spazi di autonomia delle regioni spagnole, a partire proprio dalla Catalogna. 

Il blocco indipendentista, con i testa i catalani di Erc guidati da Oriol Junqueras, hanno ottenuto tredici seggi e anche Juntos per Catalunya sono riusciti a guadagnarne otto. Entrano in Parlamento, con due seggi, anche gli euroscettici e indipendentisti di Candidatura d’Unitat Popular, mentre la coalizione dei partiti baschi riesce a raggiungerne 12. Con i seggi conquistati da Navarra, Canarie, Cantabria e Galizia ci sono ben 23 deputati che guardano alle posizioni di Barcellona. In una situazione del genere, con la questione delle indipendenze fortemente legata alla formazione del nuovo Governo, quello che accadrà nei prossimi mesi diventa imprevedibile.

Subito dopo la pubblicazione dei risultati Pablo Iglesias, leader di Podemos, aveva già chiesto che le trattative per la formazione di un nuovo Governo riprendessero dal punto in cui erano state interrotte ad Aprile, questo nonostante sia lui che Pedro Sanchez – a cui è stato dato l’incarico di formare il nuovo esecutivo, si fossero reciprocamente accusati negli scorsi mesi di aver fatto saltare l’accordo. “Formare un Governo di sinistra”, ha dichiarato Iglesias, “È l’unica possibilità che abbiamo per fermare l’estrema destra”. Secondo Manuel Viejo, editorialista per El Pais, le possibilità che le destre si coalizzassero per giungere ad un accordo erano decisamente basse. Il Partito Popolare avrebbe potuto provare ad ottenere l’appoggio di Ciucianos, ma l’alleanza con Vox non sarebbe stata scontata e in ogni caso sarebbe stato necessario che una delle forze di sinistra si astenesse da un eventuale accordo con il PSOE. 

Si tratta, ormai, di uno scenario irrealizzabile. Nel primo pomeriggio di martedì 12 novembre è stato annunciato l’accordo tra il Partito Socialista e Podemos. Sanchez ed Iglesias si sono incontrati in Parlamento, dove hanno firmato un documento che garantisce l’incarico di vicepresidente a quest’ultimo. L’obiettivo dell’alleanza è quello di formare un governo progressista in grado di sostenere l’intera durata di una legislatura, quattro anni. L’accordo tra i due, tuttavia, permette di arrivare appena a 155 seggi contro i 176 necessari per garantirsi una maggioranza assoluta e, di conseguenza, realizzare l’ambizioso obiettivo dei due. Non è ancora chiaro verso chi guarderà il leader socialista, ma è probabile che cerchi nuovamente di fare fronte comune con il blocco dei partiti indipendentisti. Ancora una volta la stabilità di Madrid potrebbe decidersi sul tavolo, caldissimo dopo la sentenza di condanna ai 12 leader indipendentisti da parte del Tribunale Supremo, di Barcellona. 

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