Apparenza e realtà: Bohemian Rhapsody dei Queen, il Velo di Maya e la filosofia indiana

di Elisabetta Testa –

Is this the real life?
Is this just fantasy?
Caught in a landslide,
No escape from reality.

Lo conosciamo tutti: è l’inizio della mitica Bohemian Rhapsody, capolavoro dei Queen di cui si celebra proprio oggi l’anniversario. La canzone, infatti, vide la luce il 21 novembre del 1975. 

A cantarla il grande Freddie Mercury, che mise in questo testo e in questa melodia ogni particolare della sua vita, anche quello più insospettabile. 

Il significato di Bohemian Rhapsody è ancora oggetto di dibattiti e analisi, nonostante siano ormai passati quarantaquattro anni. 

Sì, ma cosa c’entra tutto questo con la filosofia? 

C’è forse un unico elemento certo nell’interpretazione del testo di Mercury: il rapporto tra l’uomo e il mondo.

Ma scendiamo più nel dettaglio. Osiamo: il rapporto tra apparenza e realtà. 

Già dall’incipit della canzone si può cogliere subito un aspetto cruciale: è questa la vera vita? O forse è solo fantasia? 

Il testo di Mercury ha indubbiamente a che fare con quello che viene chiamato il Velo di Maya. Si tratta di una teoria filosofica e religiosa indiana, conservata nei versi dei Veda, molto cara anche ad Arthur Schopenhauer. 

Il caso vuole, infatti, che Mercury fosse di origine parsi, etnia distribuita soprattutto in India e in Pakistan. Non può apparire così improbabile, allora, il collegamento tra il Velo di Maya e il testo di Bohemian Rhapsody. 

Come spesso si ricorda, il filosofo Schopenhauer nella sua speculazione ha ripreso elementi kantiani, ma soprattutto elementi della filosofia indiana. Per il filosofo il Velo di Maya rappresenta- come del resto per i Veda- una patina colpevole di offuscare la vera natura delle cose, la realtà. Pertanto, secondo Schopenhauer è necessario strappare questo Velo, per riuscire a penetrare l’essenza di tutte le cose. Una ripresa della vecchia dicotomia kantiana fra fenomeno e noumeno, si può cogliere in nuce nel testo di Mercury. Tra realtà e fantasia, la mente dell’uomo vaga cercando l’essenza delle cose. 

Possiamo fare un esempio tangibile e concreto. Mercury, pur essendo stato con una donna per anni, capisce di essere in realtà anche attratto dagli uomini. E proprio nel testo di Bohemian Rhapsody inserisce una serie di riferimenti sulla sua sessualità. Ecco che qui si fondono apparenza e realtà e niente è più ciò che sembra. 

Mama, just killed a man, Mama, life had just begun. 

Mercury ha ucciso il vecchio se stesso, quello che si nascondeva dietro l’amore per una donna, per Mary Austin: l’ha ucciso nell’apparenza, o forse anche nella realtà. 

Il 1975 è proprio l’anno in cui il cantante confessa alla Austin di essere bisessuale. 

“È Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che egli prende per un serpente”. 

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