Venezia non è solo San Marco e non è una vetrina per i selfie

Venezia non è solo San Marco e non è una vetrina per i selfie

21 Novembre 2019 0 Di il Cosmo

di Federica Pirola  –

Una gondola originale, lunga 11 metri e 50 centimetri, vasche da bagno con i piedini, barili di legno: stavano qui i libri, nuovi e usati, le riviste e i vinili della Libreria “Acqua Alta” di Venezia che non si sono salvati dall’ondata di acqua che ha sconvolto la città. 

I libri sono soltanto alcune delle vittime della marea che ha colpito la città dei Dogi la settimana scorsa, raggiungendo il livello massimo di 160 cm. Cultura, artigianato e ambiente sono le tre maschere di questo dramma e ne rappresentano tutto il dolore. 

Per la cultura, la Basilica di San Marco è costretta ad indossare una maschera dismessa. I mosaici del pavimento sono stati ammalorati dal tempo, in particolare quelli raffiguranti due pavoni e un tappeto fiorito. Inoltre, alcune colonne in marmo si sono parzialmente frantumate. Meno male che il teatro La Fenice di Venezia sta tornando alla normalità. Dopo l’apocalisse del 12 novembre si temeva che l’inaugurazione della stagione sarebbe saltata. Invece, il 24 novembre ci sarà “la gioia di cantare” dice Alex Esposito, basso baritono che interpreterà la parte di Filippo II nel Don Carlo. 

Il patrimonio artistico di Venezia è però una meta troppo ricercata: non si può fermare il business del turismo! Così mentre la città è in ginocchio, c’è chi scarica i turisti in Riva degli Schiavoni e chi fa fare un giro in gondola. Non importa se la laguna è adesso simbolo di una vera emergenza e non importa neanche che molte vetrine di hotel di lusso si siano spaccate per la pressione dell’acqua. La piazza più bella del mondo, sotto 70 centimenti d’acqua, diventa un grande set per gli inviati delle tv e dei media nazionali oltre che di qualche simpaticone che decide di farsi due bracciate a dorso nel “mare” davanti alla Basilica. Ah e non dimentichiamoci i selfie dei turisti in piazza.

“Da Venezia a Matera, basta passerelle elettorali”. È lo striscione che alcuni attivisti hanno posizionato sopra il ponte di Rialto, uno dei ponti più famosi di Venezia. “Uniti contro i cambiamenti climatici, è tempo di agire” hanno scritto ancora gli attivisti che fanno riferimento al movimento ‘Fridays for future” di Greta Thumberg”. ANSA/MATTEO GUIDELLI

“Ma Venezia non è San Marco. Venezia è tutto il resto […] Sarebbe bene non vedessero solo la vetrina” dice Nicola, la nostra maschera dell’artigianato e contitolare del bar “il vecchio calice” in via Garibaldi. In quella stessa via popolare, dove ancora resistono i negozi veri, c’è anche il fornaio alle prese con tre impastatrici e tre forni andati fuori uso per l’acqua alta. Grazie all’aiuto di elettricisti e tecnici torna il pane a Venezia, la vera Venezia. In questi vicoli però i turisti vengono a stento, per sbaglio, giusto per scattare una foto e dire “poverini”. “Poverini anche no”- dice orgogliosamente Nicola – noi andiamo avanti”.

Il vizio di passeggiare solo nella piazza d’altronde è più diffuso di quanto sembri. Ci sono stati molti passaggi politici su San Marco: sono venuti Conte, Salvini, Franceschini, Zaia, Silvio… È di questo che ha bisogno la città? In una Venezia che sta cercando di rialzarsi serpeggia il malumore, espresso in un segno di contestazione. Sul ponte di Rialto gli attivisti del movimento “Friday for future” hanno srotolato uno striscione, su cui c’era scritto “Da Venezia a Matera, basta passerelle elettorali”. Ed ecco la maschera dell’ambiente: i giovani uniti contro i cambiamenti climatici. Le maree eccezionali degli ultimi giorni hanno infatti provocato seri danni anche al patrimonio arboreo della città. Giardini, orti e frutteti di palazzi, conventi, ospedali, dove c’erano alberi ottocenteschi, non esistono più. È tempo di agire. 

L’onda inaspettata ha rovinato le maschere di Cultura, Artigianato e Ambiente. Non è semplice rialzarsi ed essere aiutati. Al di là delle polemiche, adesso il punto sono i veneziani che chiedono rispetto per quel che è successo. Strumentalizzare ogni tragedia è ormai una minestra riscaldata che non piace a nessuno. La questione ora è aiutare Venezia, con quel che si può. Guardare i ragazzi volontari che sono andati ad aiutare, non le strette di mano di fronte alla Basilica.

Questa è la vera Venezia.