Hustlers, le ragazze di Wall Street: le rapine al tempo della lap-dance

di Elisa Torsiello –

Soldi facili, movimenti sensuali, ingegno e furbizia celati dietro vestiti succinti e corpi perfetti. È il mondo di Ramona e delle ragazze di Wall Street. Un microcosmo in cui la finanza non è la meta da raggiungere, ma la fonte da cui abbeverarsi, dollaro dopo dollaro. Sfruttando le proprie abilità da spogliarelliste, Destiny e Ramona riescono a creare un giro d’affari da migliaia di dollari che permette loro di vivere nel lusso, ribaltando del tutto la situazione precaria in cui vergevano all’inizio. Una storia vera di vittime e carnefici in cui i ruoli continuano costantemente a scambiarsi e i colpevoli finiscono a nascondersi dietro la maschera della vergogna di uomini privati della loro virilità perché raggirati non solo da donne, ma da stripper. 

Nate e cresciute sotto l’ombra delle speculazioni finanziarie e dei raggiri economici, le ragazze di Wall Street vengono allevate da quei lupi che hanno dato vita al Gordon Gekko di Oliver Stone (Wall Street) e di Jordan Belfort di Martin Scorsese (The Wolf of Wall Street). Un branco che si muove unito, sospinto da una complicità femminile e dal disprezzo per il potere patriarcale. Un branco, però, formato da donne che, per quanto spietate, sono comunque ancora mosse da un senso di pietà ed empatia ancestrale insita nella loro natura, che le porta a sbagliare, a saltare malamente gli ostacoli, a cadere senza accorgersene. Un branco capeggiato da quella Ramona che Jennifer Lopez fa sua, assimila, ingoia con voracità per offrire uno spettacolo prelibato, accattivante, proprio come quello promesso dal suo personaggio agli avventori dello strip-club. Convince e primeggia la Lopez, affiancata da un’altrettanta entusiasmante Constance Wu nei panni di Destiny, perfetta spalla e complice in un gioco di sguardi, seduzione e rapine ben orchestrate.

Lorene Scafaria scrive e dirige un film scaturito dalla forza del ricordo e orchestrato in analessi. Un salto indietro nel tempo per scoprire le origini di questa fame infinita di soldi e di riscatto economico dove “chi è stato ferito ferisce gli altri”. Il suo “Le ragazze di Wall Street” non vuole cercare la compassione del proprio pubblico, quanto ricercare il seme di quel fiore malato, nato tra il parquet di un locale di spogliarelliste e innaffiato dal sudore di uomini eccitati che pagano le proprie ossessioni, o desideri sessuali, con i fondi pensionistici di ignari clienti. Un’indagine compiuta facendosi largo tra ombre e luci accecanti, perfettamente rimembranti quelle dei locali bazzicati dai personaggi sullo schermo, e allo stesso tempo richiamanti la natura oscura del crimine compiuto alla luce del sole. 

Tra pole-dance e droghe fatte in casa, “Le ragazze di Wall Street” è un ritratto di chi, dal basso, guarda con sguardo trasognante il mondo vissuto dall’alto della società. Uno scarto di visione colmato da ingegno e sregolatezza (e un bel pizzico di fragilità) di chi non si accontenta, vivendo la propria vita con sete di successo e ambizione. Le ragazze di Ramona diventano pedine perfettamente coordinate all’interno di un heist-movie molto più intenso e umanamente potente di un suo simile come “Ocean’s 8”, perché originato tra le pagine di cronaca vera; ferine sensuali, ognuna di queste giovani in cerca di un futuro migliore, conosce i propri punti di forza (fascino e sensualità) e quelli deboli delle proprie vittime, agnelli in giacca e cravatta nascosti all’interno di costumi da lupi finanziari. In questa guerra di bramosa ricchezza nessuno uscirà vincitore, se non lo spettatore, lasciato in sospeso tra recriminazione e stupore per uno spettacolo della vita senza veli e morale.

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