Seggiolini anti-abbandono: il solito caos all’italiana

Seggiolini anti-abbandono: il solito caos all’italiana

21 Novembre 2019 0 Di il Cosmo

di Valeria Arciuolo –

Come sempre in Italia, quando devono partire nuove normative, si entra nel caos e nel panico, quando basterebbe dare le informazioni giuste, sia da parte del governo che da parte dei media. 

Dopo fatti di cronaca in cui bambini, a volte molto piccoli, venivano “dimenticati” in auto, si è deciso di promuovere questi dispositivi da mettere sui seggiolini dei bambini, e la legge è entrata in vigore dal 7 novembre 2019. Da quel giorno è partito il caos. Da “I dispositivi in vendita non sono a norma” denuncia di Altroconsumo, alle multe imminenti. Quindi facciamo chiarezza. 

La questione dei bambini dimenticati in auto è, a livello internazionale, una delle più discusse dai media e dalla politica. Dal 2008 al 2018, sono 8 i casi di bambini che hanno perso la vita dopo essere stati dimenticati in auto, in Italia. 

Dal 7 novembre 2019 appunto è scattato l’obbligo di installazione a bordo dei veicoli dei seggiolini anti abbandono per trasportare bambini sino ai 4 anni, secondo una legge approvata in Parlamento il 26 settembre 2018. Si tratta di dispositivi dotati di sensori collegati a un cellulare del conducente che si attivano quando questo si allontana dall’auto e il bambino rimane seduto sul seggiolino.

Sono previste sanzioni per coloro che non dovessero rispettare l’obbligo: multe che vanno dagli 81 ai 326 euro e la sottrazione di 5 punti dalla patente. Se l’episodio si dovesse ripetere nel corso dei due anni successivi la licenza di guida potrebbe essere sospesa per un periodo che va dal 15 giorni ai 2 mesi. Dal momento che l’applicazione improvvisa di questo decreto ha creato molta confusione e molti genitori si sono trovati  spaesati, è stata approvata una manovra che sospende le sanzioni fino al 6 marzo 2020.

Da aggiungere c’è che, fino ad esaurimento scorte dei fondi stanziati, coloro che acquisteranno seggiolini anti abbandono saranno rimborsati di 30 euro. I fondi previsti per il 2019 arrivano sino a 15,1 milioni di euro, per il 2020, a un milione. Tuttavia la modalità per accedere a questo risarcimento non sono ancora state chiarite, è consigliabile conservare la ricevuta di acquisto.

Ma come devono essere questi dispositivi per risultare a norma? In generale dal regolamento di attuazione dell’obbligo è chiaro, che per essere considerati validi, i dispositivi anti abbandono debbano rispettare alcune condizioni: devono attivarsi automaticamente a ogni utilizzo senza bisogno che il conducente compia ulteriori azioni, devono dare un segnale di conferma di avvenuta attivazione, in caso di abbandono devono attivarsi con segnali visivi e acustici o visivi e di vibrazione, e i segnali devono essere percettibili dall’interno o all’esterno del veicolo. Inoltre è possibile che seggiolini e dispositivi anti abbandono siano collegati allo smartphone del genitore, per inviare notifiche in caso di emergenza.

Come vi dicevo Altroconsumo ha sollevato dubbi, che sono stati poi ripresi dai giornali, sulla conformità alla nuova norma dei dispositivi in commercio. I dubbi riguardano i dispositivi anti abbandono a cuscinetto (la maggior parte) che si aggiungo ai seggiolini normali e che per questo potrebbero non rispettare la norma imposta dal nuovo regolamento che dice che l’omologazione dei seggiolini non deve essere alterata. Teoricamente, infatti, è vietato montare cuscini che aggiungano spessore ai seggiolini e ne compromettano la sicurezza in caso di incidenti. Per tutti i dispositivi non a cuscinetto, ma che funzionano collegando gli smartphone al Bluetooth (quindi compiendo un’azione manuale) o che si attivano con pulsante o un’azione del genitore, il rischio invece è che non rispettino la norma che dice che devono attivarsi e disattivarsi automaticamente.

Altroconsumo ha inviato una richiesta al Ministero dei Trasporti per avere un chiarimento sulla norma. Tuttavia il decreto attuativo dice che, perché i dispositivi siano ritenuti a norma, è sufficiente che i produttori di dispositivi anti abbandono rilascino un’autocertificazione di conformità di legge.