Picchiate, uccise, offese: oltre 7milioni di donne vittime di violenza

Picchiate, uccise, offese: oltre 7milioni di donne vittime di violenza

21 Novembre 2019 0 Di il Cosmo

di Valeria Arciuolo –

Il 25 novembre 2019 si terrà la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Dal 1999 , ogni 25 novembre si ricorda che le donne meritano di più, di uomini, ma non solo, che usano violenza di ogni genere su di esse. La data fu scelta in ricordo di un brutale assassinio avvenuto nel 1960, delle tre sorelle Mirabal nella Repubblica Dominicana sotto la durissima dittatura di Trujillo. Mentre si recavano a visitare i loro mariti in prigione per motivi politici, il 25 novembre 1960, le donne furono catturate, torturate, uccise, e gettate con la loro auto in un burrone da agenti al servizio di informazione militare. La loro colpa, e quelle dei loro mariti, era stata l’opposizione attiva al regime.

Quali sono i dati in Italia? Nel primo semestre, l’ISTAT riporta che quasi 7 milioni di donne italiane, tra i 16 e  i 70 hanno subito almeno una volta nella vita una forma di violenza (20,2 % violenza fisica, 21% violenza sessuale con casi del 5,4& di violenze sessuali gravi, come stupro o tentato stupro). Numeri sconvolgenti se si considera che a praticare le violenze sian stati partner o ex partner. Nel dettaglio, su una cifra di 3 milioni di donne, la violenza è avvenuta nel 5,2% dei casi dall’attuale partner e nel 18,9% dei casi da un ex partner.

MA la voglia di riscatto e difesa è altissima: il 41,7% delle vittime ha lasciato il proprio compagno proprio in seguito alle violenze subite. Questi dati, oltre a dimostrare quanto sia effettivamente grave la situazione in Italia, fanno anche luce su un sistema operativo di prevenzione e protezione che è efficiente e capillare, anche grazie a leggi sempre più restrittive.

Dai dati emerge anche, che le violenze subite non sono solo di origine fisica o sessuale: minacce (12,3%9, spintonate (11,5%), schiaffi, calci e morsi (7.3%), contusioni per mezzo di oggetti (6,1%). Quanto invece alla violenza sessuale: il 15,6% delle donne ha subito la forma di violenza più diffusa, ovvero essere baciate, toccate o abbracciate contro la propria volontà, mentre i rapporti sessuali inflitti con la forza contro la volontà della vittima sono al 4,7%; i tentati stupri arrivano al 3,5% e gli stupri effettivi al 3%.

Chi è che ci fa del male? Oltre al partner ed ex partner, si rilevano violenze da parte dei colleghi di lavoro nel 2,5% dei casi, da parenti nel 2,6% , da amici nel 3% e da conoscenti nel 6,3% dei casi.

Sta diventando preoccupante anche la statistica di rilevazione delle violenze a carico di donne straniere viventi in Italia, poiché i dati indicano una percentuale in crescita di abusi e violenze: partner ed ex partner compiono violenza su donne straniere nel 20, 4% dei casi, rispetto al 12,9% delle vittime italiane. Molto sono anche le donne straniere arrivate in Italia proprio per fuggire da una relazione violenta nel proprio paese di origine.

Cosa si fa per contrastare questo fenomeno? Purtroppo ancora poco. Sportelli ne esistono, i primi soccorsi anche,ma la vera e propria piaga si trova nelle istituzioni. La garanzia della pena non c’è, la tutela dopo la denuncia nemmeno, infatti molti sono gli omicidi che avvengono dopo aver denunciato il proprio partner. Con la legge “Codice Rosso”, a prima occhiata, sembra un miglioramento.  Inasprimento generale delle pene, obbligo per il magistrato di sentire la donna che denuncia entro tre giorni, un anno per denunciare una violenza sessuale, fattispecie di reato specifiche per le lesioni permanenti in viso e per il cosiddetto “revenge porn”. L’unica nota dolente: non si parla di prevenzione. La violenza di genere viene assunta, come prassi fra i conservatori, come un dato di fatto. Una cosa che può succedere e che si può al massimo punire a valle, ma non contrastare a  monte. 

Tuo marito ti picchia? Vieni a dircelo, lo puniamo. E siccome non c’è collegamento fra procedimento penale e civile, un uomo condannato per maltrattamenti può chiedere l’affidamento dei figli.

L’obbligo dei tre giorni , sarebbe impraticabile lì dove le procure sono più piccole e sotto organico, espone di conseguenza a più rischi. Facendo un esempio pratico: Tuo marito è violento e tu lo denunci perché hai paura di morire. Dal momento in cui vai in caserma, al momento in cui il magistrato ti ascolta (minimo 3 giorno) e predispone la misura di sicurezza, lui ti aspetta sotto casa e ti ammazza. E non gli importa nulla se lo aspetta l’ergastolo: la vendetta in quel momento, conta più delle conseguenze, come è successo a Debora Ballesio, che aveva denunciato il suo ex marito per 19 volte, ma l’ha uccisa entrando armato nella sala dove lei cantava al karaoke. Domenico Massari si è costituito, dicendosi non pentito. 

E’ qui che dobbiamo intervenire. Il disprezzo per le donne è un tessuto gelatinoso che avvolge tutta la nostra società, una materia in subbuglio che di quando in quando ha un picco. 

Tornando alla legge: cosa farebbe davvero la differenza? Gli investimenti. Nei centri antiviolenza, innanzitutto, potenziati per dare sicurezza immediata alle donne che escono da relazioni di abuso; nella formazione delle Forze dell’Ordine, che è resa obbligatoria, ma non finanziata, perché non succeda più che il Carabiniere o il poliziotto rimandi a casa perché “Signora, ma ci parli, con suo marito, i litigi succedono, non la faccia più grossa di quel che è”. E per ultimo, ma non meno importante, sull’educazione, che significa un’introduzione del discorso dei ruoli di genere fino dalla più tenera età. Perché un bambino che è sicuro di se stesso, e sa che i no non sono limiti, ma trampolini da cui ripartire, ci saranno di conseguenza meno uomini, che al primo no, al primo abbandono, non danno di matto. Se ai bambini insegniamo, noi madri, per prime, che non siamo serve o schiave, di sicuro sapranno trattare le donne, mogli  e compagnie, in modo adeguato nell’età adulta.