Che tempo che fa, Carola e le polemiche

Che tempo che fa, Carola e le polemiche

28 Novembre 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

La presenza di Carola Rakete nella puntata di Che tempo che fa della scorsa domenica ha suscitato un’ondata di prevedibili polemiche. Lasciamo da parte i vari insulti apparsi sulle pagine dei social, palesi esempi di un’ignoranza che non vuole correggersi e preferisce crogiolarsi nella confusione tra un’indagine e una sentenza, tra un’indagata e una “pregiudicata”.

Ma poi c’è un altro tipo di confusione, quella degli addetti ai lavori o sedicenti tali, di chi siede nei vari organi di gestione e di controllo del servizio pubblico televisivo, dei politici che a vario titolo intervengono sui problemi della comunicazione televisiva. Senza neppure citare i loro nomi, in modo da evitare di conferire loro quella visibilità di cui vanno in cerca con le loro strampalate dichiarazioni, possiamo radunare le critiche al conduttore Fabio Fazio, piuttosto pretestuose e poco aggiornate, in due categorie. La prima riprende l’annosa questione del compenso di Fazio.

Ma non potendo più declinarla in termini assoluti, visto che si arenerebbe di fronte all’evidenza di un esborso pubblico molto elevato compensato da un introito ancor più consistente, la inserisce nell’ambito del problema dei “tetti” a cui sono sottoposti i conduttori dei programmi di informazione e a cui Fazio sfugge agendo nell’area dell’intrattenimento. Chi cavalca questa polemica si domanda retoricamente come un programma di intrattenimento possa avere come ospite Carola Rakete. Ma la domanda arriva abbondantemente fuori tempo massimo: avrebbe avuto senso trent’anni fa, o forse più, quando i confini tra i generi dello spettacolo e dell’informazione erano ancora precisi.

Oggi più che pretestuosa appare ridicola nel suo vintage, nell’ignoranza (vera o finta) di un’intera epoca di storia della televisione nella quale in tutti i programmi di intrattenimento sono presenti elementi di informazione. Sarebbe come chiedersi come mai, poche ore prima di Che tempo che fa sulla stessa rete, un bravo imitatore, sfruttando un’omonimia, fa satira del del Presidente del consiglio e della sua politica in un programma che dovrebbe essere di intrattenimento basato sul calcio. Parlo, ovviamente, di Quelli che il calcio e delle imitazioni di Ubaldo Pantani che fanno pure ridere, cosa assai rara di questi tempi.

 La seconda categoria di attacchi a Che tempo che fa racchiude argomentazioni non meno superficiali, ma almeno ci offre l’occasione per ridefinire qualche concetto. La  critica per l’assenza, nel corso dell’intervista a Carola Rakete, di una controparte, che qualche luogocomunista riconduce al vizio del conduttore di inginocchiarsi, farsi tappeto davanti ai suoi ospiti, è storia vecchia, banale, che sfocia nell’assurdo.

Chi sarebbe, in questo caso, la controparte di Carola Rakete? Tuttavia, ci consente di riprendere la questione dell’intervista televisiva e del ruolo degli intervistatori. Non esiste un solo modo corretto di intervistare, anzi è un bene che ogni intervistatore abbia un suo modo, un suo stile. E’ bene, invece, che non lo cambi per compiacere l’ospite, adeguandolo alle sue esigenze. Fazio intervista tutti i suoi ospiti allo stesso modo.

Può non piacere, ma non è una scelta di convenienza riservata ad alcuni. A me pare interessante perché alla fine quello che ne viene fuori è un racconto, una storia come, domenica scorsa, quella di Muhamed Diaoune. Se poi qualche volta la storia non è affatto interessante, come spesso accade con i politici, non è l’intervistatore che non è bravo, è il personaggio intervistato che è banale, insipido. E l’intervista riesce a rivelarlo.