Elezioni ad Hong Kong: è il trionfo dei candidati pro-democrazia

Elezioni ad Hong Kong: è il trionfo dei candidati pro-democrazia

28 Novembre 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Arriva forte e chiara, dopo mesi di proteste anti-governative iniziate a causa di una controversa legge sull’estradizione, la voce dei cittadini di Hong Kong. I violenti scontri tra polizia e manifestanti, che hanno portato solo nell’ultima settimana all’arresto di 400 persone hanno messo in dubbio fino all’ultimo l’appuntamento elettorale, che si è svolto regolarmente solo per non aggravare ancora le tensioni tra il Porto dei Profumi e Pechino. Negli ultimi giorni, oltre alla “battaglia del Politecnico” – come è stato definito dai media internazionali il faccia a faccia tra i manifestanti, perlopiù studenti, e i soldati mandati dalla Cina continentale, l’intensità degli scontri è peggiorata. Lunedì un poliziotto ha sparato a distanza ravvicinata ad un giovane disarmato, mentre in alcuni dei collegi più caldi gli agenti si sono trovati di fronte a barricate, molotov, manifestanti armati di archi, frecce e canne di bambù. 

La corsa per i 18 consigli distrettuali, che di solito si gioca su questioni locali, è stata quindi percepita come un referendum sulla gestione della crisi da parte del Governo e della Repubblica Popolare, che dal 1997 controlla in modo sempre più capillare la città. Se da un lato ad uscirne pesantemente sconfitto è il fronte pro-establishment di Carrie Lam, la Governatrice che da mesi si trova sotto il fuoco incrociato dei manifestanti e di Pechino, dall’altro il messaggio alla Cina continentale è chiaro: Hong Kong vuole la democrazia. L’affluenza alle urne ha raggiunto numeri da record, con il 71% di cittadini registrati, quasi il doppio rispetto al 2015. A fine spoglio i democratici hanno conquistato 396 seggi contro i 60 dei filo-governativi, mentre tre anni fa il rapporto era completamente ribaltato, con la coalizione guidata da Carrie Lam che andava ad occupare 298 a fronte dei 126 ottenuti dall’opposizione. 

“Prendiamo atto dei risultati che riflettono l’insoddisfazione delle persone per la situazione attuale. Il Governo ascolterà e rifletterà attentamente sulle richieste dei cittadini”, queste le parole della Governatrice nel comunicato ufficiale post-elezioni. Di tutt’altro tono il commento del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che nel corso della sua visita ufficiale in Giappone ha dichiarato che: “Qualunque cosa accada Hong Kong appartiene alla Cina”, lasciando intendere che indipendentemente dai lunghi mesi di proteste e dal risultato elettorale non ci sia spazio per nessun tipo di negoziazione fra Pechino e Hong Kong. 

Per settimane la stampa filo-governativa aveva sostenuto che le manifestazioni fossero frutto di un’abile azione di propaganda messa in atto da infiltrati stranieri e che la maggioranza silenziosa degli abitanti desiderasse solo il ritorno della normalità, adesso il risultato elettorale ha spazzato via ogni dubbio, restituendo un quadro ben diverso, con una popolazione che appoggia in modo netto le istanze portate avanti dai manifestanti. 

Nella Cina continentale il voto è stato a malapena commentato. “Xiwen Liabno”, la TV di Stato, ha trasmesso quattro servizi su Hong Kong intervistando soltanto espatriati cinesi a Singapore e in Svezia, che hanno ripreso con forza le tesi governative, mentre il “Quotidiano del Popolo” accusava gli Stati Uniti di interferenze negli affari interni del Paese. Anche “CGTN”, il canale statale di Hong Kong in lingua inglese, si è limitato a riportare le dichiarazioni pre-elettorali della Governatrice: “Mi compiaccio che il voto si sia svolto in un clima calmo e pacifico”.

Il ruolo dei consiglieri distrettuali è piuttosto limitato, ma gli abitanti di Hong Kong fanno affidamento soprattutto sulla portata simbolica del voto per ottenere concessioni come la creazione di una commissione di inchiesta indipendente sulle violenze messe in atto dalle forze di polizia e un’amnistia per i 5000 prigionieri. È molto difficile, tuttavia, che  il Governo faccia passi avanti senza il benestare di Pechino, che non sembra intenzionata a mettere fine al braccio di ferro con i manifestanti. La reazione dei cittadini di Hong Kong di fronte a questa eventualità può essere una soltanto: il ritorno in piazza.