Le sardine rompi scatole

Le sardine rompi scatole

28 Novembre 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Tutti stretti stretti in una piazza a protestare. Così nascono le sardine, il movimento che sta facendo parlare (e tanto) l’Italia. Il primo raduno nella piazza Maggiore di Bologna: 15 mila stipati proprio come sardine, poi Modena. E il contagio si è sparso in altri centri, mentre sono nati i gruppi pure su internet. Si professano apartitici, anche se il bersaglio è Matteo Salvini. Da destra sarcastici rispondono che in realtà dietro alla sardine c’è la mortadella, ossia Romano Prodi. Qualcosa di vero c’è, visto che uno degli ideatori, il 32enne Mattia Santoni, è collaboratore per una rivista legata all’ex presidente del Consiglio. 

Lui, insieme a tre amici, ha lanciato l’idea. Il motivo? La Lega che cerca di espugnare una regione rossa come l’Emilia Romagna. Così, mentre al Paladozza il Capitano riuniva le sue truppe, piazza Maggiore accoglieva la contro manifestazione che i quattro non avrebbero mai pensato diventasse un raduno di massa. E che le ‘sardine’ diventassero uno tsunami. “Volevamo essere almeno uno in più di loro”. Sono stati quasi il triplo, a Bologna. 

“Populisti, per voi la festa è finita”. Questo grosso modo il messaggio che lanciano. “Nessuna bandiera, nessun partito, nessun insulto. Crea la tua sardina e partecipa alla prima rivoluzione ittica della storia”. Da Bologna a Modena, con 7 mila in piazza Grande. E poi Firenze, Torino, Palermo, Rimini. Il passaparola, prima via social e poi anche attraverso giornali e tv, è stato inevitabile. 

Chi critica il movimento, dice che non ci sono proposte, dunque non ci può essere futuro per le sardine. Loro si sentono molto come i ‘partigiani’, ossia un esercito fatto da chiunque non voglia il populismo. Che sia di sinistra, di destra o del centro, basta che siano pacifici. Gli sbeffeggiamenti ricevuti non fanno che dirci che evidentemente così innocue non sono queste sardine. Si prende in giro ciò che si teme. L’Italia, oggi, ha effettivamente bisogno di risvegliare le masse. Di risvegliare un’opposizione (che però adesso è al governo) troppo appiattita. Se la Lega prende consensi e aumenta i numeri, chi in piazza fa rumore può forse definirsi un’alternativa. Le elezioni in Emilia Romagna saranno una delle prime cartine di tornasole, anche se le sardine stesse non si definiscono politiche. Ma se scendi per strada e protesti contro un leader di un movimento politico, pure tu non puoi che essere entrato nello stesso agone. 

Se però ancora non vi fosse chiaro chi sono e cosa vogliono, prendiamo in prestito le parole di Lorenzo Castellani, docente di Storia delle Istituzioni Politiche alla Luiss: “E’ un movimento spontaneo, che esprime l’opposizione al centrodestra, cerca di scongiurare l’ipotesi che la coalizione capeggiata da Salvini vinca le Regionali. Ma allo stesso tempo, esprime una certa insoddisfazione verso l’attuale offerta politica del centrosinistra”. 

Pensate che l’eco delle imprese italiane è arrivato persino oltre oceano. A New York, infatti, c’è stato un sit-in da parte delle sardine americane. Ma restando da noi, non si contano i prossimi eventi. Saranno coinvolte Milano, Ferrara, Marsala, Genova e Napoli, già ha risposto presente Perugia, che solo poche settimane fa ha premiato Salvini e la Lega nelle regionali umbre. Sempre Castellani: “Le sardine sono un buon riassunto della situazione politica attuale. Indicano il bipolarismo forte che c’è oggi, tra Salvini-sì e Salvini-no”. Bipolarismo, una parola che sembrava ormai messa in un cantuccio, che invece torna sotto una forma diversa. Non destra contro sinistra, ma salviniani contro anti-salviniani. Sarà felice il numero uno del Carroccio di essere comunque lui a dividere, come solo gli uomini forti sanno fare. 

C’è chi, nei raduni delle sardine, rivede le prime ammucchiate dei seguaci del Movimento 5 Stelle. Altri ricordano che l’Italia ha già avuto movimenti spontanei (più o meno): dai Girotondi al Popolo Viola. “Per ora le Sardine hanno un’ideologia più leggera. A lungo andare, questo potrebbe essere un elemento di debolezza, se non venisse riempito di contenuti più politici. Una vittoria del centrosinistra in Emilia Romagna potrebbe anche ‘riassorbire’ questo fenomeno”. Fino a qualche anno fa, l’uomo contro cui scagliarsi era Silvio Berlusconi, che però alle urne prendeva i voti che gli servivano per governare. Ora sta succedendo lo stesso con Salvini che, seppure non governa più a livello nazionale, sogna di togliere agli avversari una regione dopo l’altra per costringere proprio l’esecutivo a cadere e ad andare a nuove elezioni. 

Per ora, vanno in scena solo caricature di opposizione alle Sardine. Tipo #gattiniconSalvini e i Pinguini contro le Sardine. Per ora, paiono dare semplicemente fastidio come zanzare. Leggasi l’episodio avvenuto in una scuola del Piacentino, dove un insegnante ha scritto un post: “Io sarò presente. Cari studenti, se becco qualcuno di voi, da martedì cambiate aria, nelle mie materie renderò la vostra vita un inferno, vedrete il 6 con il binocolo e passerete la prossima estate sui libri. Di idioti in classe non ne voglio. Sardina avvisata”. Inutile aggiungere che Giancarlo Talamini Bisi ha simpatie leghiste. E anche che si è scusato poche ore dopo il post. Ormai il danno era fatto. Il suo comportamento è stato stigmatizzato dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti: “A tutela degli studenti e della scuola, ho attivato gli uffici del Miur per verificare i fatti e procedere con provvedimento immediato alla sospensione”.

Ha preso le distanze dal fatto pure Lucia Borgonzoni, candidata del centrodestra alle regionali emiliane: “Parole inaccettabili, ancora più da un docente”. E persino lo stesso Salvini: “I professori facciano i professori, gli studenti siano liberi di andare dove vogliono”.

Forse a Milano il 1° dicembre, dove sono attese 7 mila sardine in piazza, a Torino il 10 dicembre dove dovrebbero essere addirittura 59 mila, magari a Firenze il 30 novembre dove saranno in 35 mila. O ancora: a Roma il 14 dicembre (10 mila probabilmente), a Ferrara il 30 novembre (6.700) o lo stesso giorno a Treviso (13.500). O ancora a Napoli per il 30 novembre (13.500 quelle attese). Una sorta di calendario da rockstar. Forse perché in fondo questo sta diventando un fenomeno di massa, proprio come un concerto. Invoglia soprattutto i giovani, che sognano di dare un’alternativa credibile non solo al centrodestra, ma anche al centrosinistra litigioso e diviso. Da questo punto di vista, si può parlare di movimento apolitico. Ma se guardiamo la cosa da un’altra angolazione, potremmo pure stare dalla parte di chi vede in questi raduni solo una grande ossessione per Matteo Salvini.

Loro paiono farsi beffe di etichette e ironia. E scrivono: “Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network”. Manca il luogo simbolo, ossia le urne, dove si fa veramente il futuro del Paese. Anche lì spunteranno più come funghi che come sardine gli oppositori salviniani? In Emilia Romagna, il leader leghista avanzerà inesorabilmente dando forse un colpo mortale alla sinistra o si fermerà come di fronte all’acqua fecero gli austriaci nel loro tentativo di raggiungere Torino in epoca di guerre d’indipendenza?

La parola d’ordine, fino al 26 gennaio, è continuare a raccogliere consensi e voci – da parte delle Sardine – ma non fermarsi poi alle elezioni emiliano-romagnole. L’aver raggiunto tante altre piazze, virtuali e non, è un primo successo. Se poi sono rose, fioriranno. Se resteranno sardine, dovranno stare attente a non farsi inscatolare, ma piuttosto continuare a rompere le scatole.