Donne, inutile scendere in piazza se poi “perdoniamo” gli omicida

di Valeria Arciuolo –

Abbiamo ricordato il 25 novembre 2019, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che certe cose non dovrebbero accadere più. 

Il 23 novembre, quindi due giorni prima, in Italia, per la precisione a Partinico, in Sicilia, una giovane donna di trent’anni Ana Maria Di Piazza, viene uccisa a coltellate, incinta di tre mesi. L’uomo, Antonino Borgia, 51 anni, padre di famiglia e marito ha detto di averla colpita alla pancia con il coltello, lei è scappata, l’ha fatta risalire in macchina facendole credere di portarla in ospedale per essere soccorsa, e invece l’ha finita a bastonate. Tutto ciò ovviamente dovuto al fatto che la ragazza fosse così attaccata lui, il fatto che fosse incinta, e preoccupazioni per eventuali conseguenze sulla propria famiglia.

Al di là della crudeltà, al di là dello choc che procura leggere la sua confessione, come se quello che stesse facendo, fosse del tutto normale, quello che più mi turba e mi fa riflettere, oltre che impaurire, per il futuro di ogni giovane donna, sono i commenti. I commenti di donne, postati ovunque, a partire dalla moglie dell’individuo. La mia domanda è: ma quanto è ancora retrogrado il nostro paese, nonostante ci si mascheri da cittadino evoluto, attento ai bisogni di esso, e soprattutto solidale con il genere femminile.

Partiamo dalla moglie, intervistata più volte si dice incredula, suo marito non può aver fatto questo, era un bravo marito e una bravo padre.  “Fa volontariato, lo conosco tutti, deve essere stato un raptus, non ha capito più niente”. Come se questo bastasse a giustificare l’omicidio di una donna, con il suo bambino in grembo. 

Ovviamente, per questa tragedia non si è risparmiato nemmeno il padre, commentando i fatti in maniera agghiacciante: “Le donne incitano gli uomini, e li fanno andare fuori di testa”, parole di un’educazione antica, per carità, a maggior ragione la trovo retrograda, e non ci può aspettare nulla di diverso da un figlio cresciuto con queste idee. Perché, diciamocela tutta, l’educazione è fondamentale per la cultura dell’individuo.

C’è un altra donna in tutta questa vicenda. La ex moglie. Che lo aveva denunciato per maltrattamenti, e prontamente l’attuale moglie, ha commentato dicendo che essa voleva solo vendicarsi. Quindi suo marito non è per nulla quello che dicono tutti di lui, quello che la cronaca dice che è. Per quello che riguarda la giovane vittima commenta: Se fosse stato suo lo avrei accolto, ma Ana in paese la conoscevano…” non ha finito la frase, ovviamente. “Antonino aveva troppa paura che il mio amore, la dedizione e la fiducia per lui venissero a mancare. Mi amava, la paura più grande era di perdere me e la sua famiglia. E’ una situazione che è sfuggita di mano”.

Poi, le donne, scendono in piazza per i loro diritti. 

Poi, le donne, scendono in piazza per chiedere di non essere più uccise, picchiate, violentate, ma di essere trattate con rispetto. 

Poi ci sono donne che dicono queste cose, e non solo. I social alimentano questa tragedia, in particolare su Facebook dove si rincorrono, tra i tantissimi commenti di sdegno e condanna. Al punto di spingere la famiglia della giovane donna a prendere posizione con una lunga lettera pubblicata sui social e inviata a tutte le testate giornalistiche. Una presa di posizione che arriva in seguito ad alcuni commenti dal tono odioso dove addirittura si arriva a giustificare la terribile e inaudita violenza dell’imprenditore di Partinico. 

Ho letto io stessa commenti dove donne scrivevano testualmente “Le sta bene. Gli uomini sposati non si toccano, sapeva a cosa poteva andare incontro.” Ora, io non sono nessuno per giudicare. Mi limito a lasciarvi con uno stralcio della lettera della famiglia della povera Ana, e aggiungo, come già tante volte ho scritto, manca l’educazione, civile e verso se stessi. Questo morbo non andrà mai sconfitto sino a quanto le donne continueranno ad accanirsi verso le altre, invece di proteggerle.

“Fino ad oggi la Famiglia Di Piazza ha mantenuto un silenzio rispettoso nei confronti di questa immensa tragedia. Abbiamo evitato di rilasciare dichiarazioni, di parlare dell’accaduto e di aggiungere delle parole, che a mio parere sarebbero state semplicemente futili di fronte ad un abominio di questo genere. Adesso però siamo stanchi. In quattro giorni abbiamo letto di tutto, ogni genere di insulto possibile ed immaginabile. Adesso Basta. Adesso parliamo noi. Libera di fare ciò che voleva della propria vita. Si è parlato di femminicidio, sono state fatte manifestazioni ma a cosa servono ogni anno queste pagliacciate, si passatemi il termine, perché sono solo tali, delle grandissime pagliacciate.

A cosa servono quando sono le stesse donne a commettere femminicidio? Il femminicidio non è solo un uomo che uccide una donna. Il femminicidio è anche questo. C’è un immenso dolore che avvolge tutta questa situazione. Ma la cosa più grave è che ormai a prescindere sa tutto lei non ci sia più, lei gli occhi non li riaprirà domani mattina convinta che fosse solo un brutto sogno, il bambino che portava in grembo non nascerà mai e il piccolo, che ha già 11 anni crescerà, senza la madre. Viene chiesto rispetto per la famiglia della vittima e lo si concede perché moglie e figli non sono colpevoli per quello che ha fatto quello. Ma chiediamo rispetto anche per lei. Evitate le battutine squallide, i “ma lei però”, o la peggior frase che si possa dire “ si però lei si è cercata questa fine”. Abbiate rispetto e statevi zitte. E per tutte quelle donne che si sono sporcate la bocca contro questa povera ragazza ormai morta, dico solo una cosa, se vi brucia che il marito vi faccia le corna, se vi brucia non essere più delle trentenni, andate in analisi che sono sicura potranno aiutarvi.”

Viene solo una cosa da dire in merito. Rabbia, gratuita e senza senso. E una domanda: A cosa servono?

Rispondi