La lezione de “La verità nascosta”

di Giorgio Simonelli –

C’è un film non famoso e neppure tanto bello che racconta però una storia interessante. Si intitola La verità nascosta: diretto nel 2016 da Nick Jackson rievoca la vicenda di Deborah Lipstadt, autrice del libro su cui si basa il film. La scrittrice fu denunciata, insieme con la sua casa editrice Pinguin Book, per diffamazione da uno storico, David Irving, di cui aveva confutato apertamente le tesi negazioniste dell’Olocausto.

Il processo fu molto complesso e delicato perché, per la legge inglese, toccava alla scrittrice accusata di calunnia dimostrare l’infondatezza delle tesi del “calunniato”, cioè la verità storica dell’Olocausto, e non al denunciante provarne l’inesistenza. Nel film, in attesa del processo che sta sollevando molta attenzione nell’opinione pubblica, un giornalista chiede alla Lipstadt per quale motivo si sia sempre rifiutata di accettare un dibattito pubblico con Irving. E lei risponde: “Perché non ho tempo da perdere né con chi nega che siano esistiti i campi di sterminio nazisti né con chi sostiene che Elvis Presley è vivo”.

Ecco, mi torna sempre in mente questa geniale risposta quando vedo, come è successo nei giorni scorsi, giornali di un certo rilievo culturale e di orientamento progressista che dedicano ampio spazio alle “letture storiche” dell’Olocausto di personaggi come Antonella Pavin. Ora, il fatto che le forze dell’ordine scoprano nel profondo Veneto un arsenale, con cui un sedicente partito nazionalsocialista dei lavoratori progetta attentati, è senz’altro una notizia degna di nota. Così come è importante seguire gli sviluppi delle indagini e il corso della giustizia e approfondire il tema politico del ritorno di un’eversione filonazista.

Ma questo è tutto e non è certo poco. Sulle opinioni storiografiche dei suoi protagonisti, che ci descrivono campi di sterminio dotati di piscina (riscaldata?), non mi pare proprio il caso di costruire interviste di mezza pagina. Credo che la lezione di Deborah Lipstadt sia un saggio e utile esempio per un’informazione corretta e attenta a promuovere valori civili. Di fronte alle opinioni di una Pavin non serve né scandalizzarsi né stracciarsi le vesti.

Molto meglio ignorarle come si fa con chi sostiene che la terra è piatta, chi ci racconta che la fidanzata che non si fa più trovare dopo un primo appuntamento è stata rapita dagli alieni o appunto chi sostiene che il grande Elvis non se n’è andato in quel lontano 16 agosto del 1977, lasciando in una profonda malinconia i suoi innumerevoli fans. Tra cui anche il sottoscritto.

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