Da chef Alessandro Borghese il lusso della semplicità diventa filosofia

di Elisabetta Testa –

Semplicità. Una parola spesso solo pronunciata, in un mondo fatto sempre più di sovrastrutture e meccanismi complessi. 

Semplicità vera. Perché la vera semplicità, quella più genuina e candida, è un lusso. 

Sì, il lusso della semplicità, quello che si trova davvero – e non solo per nome – al ristorante dello chef Alessandro Borghese. 

Si chiama “Il lusso della semplicità” non a caso e si trova a Milano. Quella che lo chef Borghese propone è una vera e propria filosofia, che si traduce in un’esperienza enogastronomica indimenticabile. 

In un mondo fatto di tante apparenze e poca sostanza, la cucina di chef Borghese richiama appieno la tradizione filosofica della semplicità. 

In partenza una materia prima eccellente, che, pertanto, non ha bisogno (e non deve averne) di eccessivi trattamenti e pesanti manipolazioni. 

La materia prima parla da sé, nella sua viva semplicità. Chef Borghese propone una cucina davvero filosofica, che si propone di fare a meno del superfluo.

Un principio metodologico filosofico, fondato da Guglielmo di Ockham (1288-1347), con l’obiettivo di rendere speciale ciò che spesso sembra non esserlo: la semplicità. 

Parliamo del celebre “Rasoio di Occam”, un principio che, con il linguaggio della modernità, si potrebbe riassumere con “il troppo stroppia”. Guglielmo di Ockham, così come Alessandro Borghese, ci insegna che la semplicità è la via giusta da percorrere, anche se non necessariamente quella più facile. 

Paradossalmente, tutti siamo in grado di fare cose complesse. Se siamo filosofi, sappiamo sproloquiare a dovere; se siamo musicisti, ogni nostra nota può tradursi in un virtuosismo smisurato; se siamo cuochi, possiamo rendere complicatissimo un piatto, ammucchiando ingredienti su ingredienti. 

Ma chi sa essere semplice nella spiegazione di una teoria filosofica? Chi sa affascinare suonando un semplice “Happy Birthday” e chi sa conquistare preparando una semplice cacio e pepe? 

La cucina di chef Borghese conquista per la semplicità: dagli ingredienti al modo di impiattare, passando per la location del ristorante stesso. Un clima familiare, dal look artistico e post moderno, in cui ci si sente semplici, quelli di sempre, ma nello stesso tempo un po’ lussuosi. Mise en place minimale: coltello e forchetta, bicchieri, tovaglioli e niente tovaglia, ma la bella nudità di un tavolo semplice nella sua eleganza. 

Il piatto più esemplificativo della filosofia di chef Borghese è la cacio e pepe. Piatto tradizionale semplicissimo, minimale, e per questo estremamente complesso. Pochissimi ingredienti, tanta manualità e perizia. Saper costruire un piatto eccezionale con ingredienti che si possono contare sulle dita di una mano è davvero sorprendente. La cacio e pepe di chef Borghese stupisce: cremosa, spumosa, con un equilibrio e un carattere magistrali. 

“Mantenere la semplicità in cucina vuol dire tante cose. Potrebbe significare ridurre un piatto alla sua forma base e focalizzarsi su un ingrediente per sperimentarne l’essenza. In qualunque caso, semplice in cucina raramente significa facile” (Alessandro Borghese). 

E come dargli torto. 

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