Il video di Zalone? Una strategia di marketing…

di Giorgio Simonelli –

Due premesse, necessarie per affrontare con onestà intellettuale il grande tema della settimana: il video con cui Checco Zalone promuove il suo nuovo film in uscita tra pochi giorni, video che ha suscitato un ampio dibattito sulla vena un po’ razzista che lo caratterizzerebbe.

Prima premessa: sono un fan scatenato e della prima ora di Checco, della sua comicità greve e allo stesso tempo sottile. Seconda: presumo di essere abbastanza esperto della comunicazione di massa e dei suoi meccanismi per capire che tutto il polverone di questi giorni è frutto di una strategia ben calcolata dagli addetti alla promozione del film. Quanto più si parla, anche male, anzi soprattutto male, di quel video tanto più cresce l’attesa per l’uscita di Tolo Tolo e la voglia di vederlo.

Detto questo, mi schiero senza se e senza ma dalla parte dei difensori del video, di coloro che non vedono nel racconto cantato delle disavventure di un cittadino italiano, gabbato dalle astuzie di un immigrato di colore, nessuna ombra di razzismo, nessuna scorrettezza. Basterebbe avere un briciolo di capacità di decodificazione di un testo e della sua costruzione retorica per capirlo.

Ma è quella capacità di cui pare che molti italiani non siano in possesso, mentre chi la possiede evidentemente decide di non utilizzarla, almeno in questo caso. Tutto ruota, infatti, attorno all’iperbole. Che a un italiano comune possa capitare di essere infastidito dalle pressanti richieste di una mancia, da parte dell’immigrato, all’uscita del supermercato, alla stazione di servizio, a un incrocio, è realistico. Ma se costui riesce a insediarsi nel soggiorno senza averne il permesso (geniale gioco di parole) e a sedurre la moglie, allora vuol dire che il registro è un altro.

Non si parla più dell’immigrazione e dei problemi che quotidianamente suscita, ma della sua percezione distorta, delle esagerazioni e delle fandonie che circolano in proposito. Il bersaglio della satira non sono gli immigrati ma coloro che tali fandonie (aumento dei delitti, rimpatri, privilegi) hanno raccontato e coloro che ci hanno creduto. Mi pare che il finale non lasci dubbi sul vero obiettivo dell’ironia zaloniana.

Il cittadino italiano molestato e cornuto chiede all’immigrato perché non abbia rivolto le sue attenzioni alla famiglia pakistana o a quella rumena che abitano nello stesso palazzo e riceve come risposta un lapidario “prima l’italiano”. Più chiaro di così….           

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