Richard Linklater e l’amore ai tempi del tramonto

Richard Linklater e l’amore ai tempi del tramonto

12 Dicembre 2019 0 Di il Cosmo

In occasione dell’uscita al cinema di Che fine ha fatto Bernadette, un approfondimento sulla trilogia del regista americano

di Elisa Torsiello  –

Nessuno sa narrare – e mostrare – il tempo che passa inesorabile attraverso l’obiettivo di una macchina da presa come Richard Linklater. I suoi progetti si possono protrarre per anni, rasentando lo studio antropologico e sociologico di un microuniverso. Il suo sguardo immortala rughe che prima non c’erano, saggezze maturate e insofferenze acuite. I bambini diventano adulti (“Boyhood”) e gli amanti giovani, spensierati, pronti a un’avventura di una notte di ieri, si tramutano negli sposi disillusi, ma ancora innamorati di oggi.

E così, l’alba che rischiara i primi veri battiti del cuore (“Prima dell’alba”), viene sostituita da un tramonto che sa di rinuncia e rimpianti (“Prima del tramonto”) per poi lasciare spazio a sua volta alla luce lunare della sera, che con gentilezza raffredda i sentimenti di una coppia ormai collaudata, in cui lo humor satirico va a braccetto con recriminazioni e litigi pronti a essere stemperati dal solito, complice, sguardo tra innamorati (“Before Midnight”).

Si ritrova qui, nelle tre fasi che segnano l’arco di una giornata (alba-tramonto-notte) il processo di nascita, crescita e sedimentazione sentimentale di un rapporto amoroso filtrato dal pensiero artistico di Richard Linklater. Quello tra Celine (Julie Delpy) e Jesse (Ethan Hawke) è un giorno d’amore che dura 18 anni. È un rapporto maggiorenne, il loro, che ha trovato la propria maturità superando i limiti della distanza, e di altri cuori che battono all’unisono.  Tre film in tre decadi diverse, e portati sullo schermo a egual distanza l’uno dall’altro (9 anni). In questo iato decennale Linklater riscopre i propri personaggi cambiati, nel volto e nel cuore, perché cambiati sono anche gli attori che prestano loro corpo e anima.

Vita reale e diegetica si mescolano e intrecciano, volando da Vienna a Parigi fino alle spiagge della Grecia. Lo sfiorire della giovinezza, e l’avanzare delle idiosincrasie, dei litigi coniugali, sono momenti di vita colti e riproposti nella sua controparte cinematografica da Linklater attraverso la riproposizione di piccoli dettagli, o elementi visivi dalla portata simbolica. Così è per l’uso della fotografia da parte di Lee Daniel (“Prima dell’alba”, “Prima del tramonto”) e Christos Voudouris (“Before Midnight”) dove le tonalità pastello del primo capitolo si mescolano ai colori caldi di una passione trattenuta nel secondo, lasciando spazio a un cromatismo freddo, a tratti glaciale, dell’epilogo. Le cornici urbane (Vienna, Parigi, Kardamyli) non fanno solo da mero contorno, ma entrano attivamente nello sviluppo dell’intreccio, offrendo spunti, spinte emozionali e raccordi empatici che legano, come elastici, i due protagonisti, adesso avvicinandoli, adesso allontanandoli.

Nato come piccolo film e poi tramutatasi in opera ambiziosa, impreziosita da una sensibilità rara e poetica, la trilogia del tramonto di Richard Linklater pur non sfociando mai nel semi-autobiografismo dell’affresco umano offerto dalla triade Truffaut-Leaud-Antoine Doinel, rimane tutt’oggi come uno dei più onesti tentativi di raccontare genesi e cadute dell’amore umano, senza filtri o edulcorazioni, ma solo con mani che tentano di toccare i capelli dell’amato, e un semplice, appassionato sguardo lungo 18 anni.