Il villaggio di Babbo Natale che si trasforma in un incubo

di Alessandro Pignatelli –

Doveva essere l’attrazione di Natale per grandi e soprattutto piccini. Invece, il Villaggio di Babbo Natale, a Milano, somiglia più a un film horror. Selvaggia Lucarelli ha scritto un reportage dopo esserci stata, in seguito alle tante lamentele arrivatele da famiglie che hanno fatto anche centinaia di chilometri per andare a vedere “l’alternativa italiana a Rovaniemi”.

Intanto, la location: l’ippodromo Snai di San Siro. L’inaugurazione in pompa magna è avvenuta il 5 dicembre. “Il sogno del Natale’, però, ben presto si è rivelato un incubo per i tanti visitatori che continuano ad affollare il prato (l’immondizia) e le casette costruite. Il parco tematico più grande d’Italia mantiene le sue promesse in quanto a larghezza e lunghezza. Del resto, i problemi c’erano già stati il mese scorso, a novembre, con lo stop al cantiere per una violazione delle norme infortunistiche e per il maltempo, che aveva rallentato la costruzione. Con l’apertura, però, sono aumentati. Ora sono tanti gli arrabbiati che pretendono il rimborso del biglietto e che sono pronti pure a dare inizio a una class action. 

Quando si parla di pubblicità ingannevole… così veniva presentato il Villaggio: “Hanno pensato a ogni dettaglio gli organizzatore del ‘Sogno del Natale!”, “Il trenino Miraculous farà tappa nei principali mondi da esplorare”. “Elfi e puppets giganti”, “Sketch dal vivo”, “Entrerete in una realtà parallela”. Poi, però, si entra davvero e si scopre tutt’altro. Selvaggia Lucarelli ha paragonato la ‘realtà parallela’ a una post-bellica, a una città dell’Europa dell’est. Prima che venisse abbattuto il muro di Berlino, aggiungiamo. 

Eccolo, allora, il parco divertimenti. Pavimentazione in plastica pericolosa, in una capanna per bimbi ci sono falli di pietra in vendita (perché? E per chi?). Così come libri del Kamasutra. Di sicuro poco adatti al clima natalizio e a visitatori piccini. Se centinaia di persone sono venute qui per entrare nella casa di Babbo Natale, si devono mettere l’anima in pace. Ci sono file chilometriche, bisogna attendere ore per arrivarci (tipo da dopo pranzo a sera) e poi si sosta pochissimo all’interno. Però, il biglietto costa ben 16 euro. Ma forse questo sarebbe anche un sacrificio fattibile pur di accontentare il proprio figlio. 

Il villaggio è nel mezzo dell’ippodromo, sorge in un cantiere ancora aperto, c’è fango, ci sono cumuli di pietra. C’è la pedana di plastica che scricchiola e ondeggia. Subito dopo l’ingresso, c’è un fasciatoio dentro un capanno di legno. Non è riscaldato, ma soprattutto è a vista (perché?). Il bar/ristorante è un capannone, somiglia a quelli che vengono utilizzati per le emergenze quando c’è un terremoto e ci sono sfollati da accogliere. La cassa è una, perciò anche qui la coda arriva alla fine del capannone. Ai tavoli c’è il pienone, così gli altri si accomodano per terra a mangiare. Senza riscaldamento. Come fossimo intorno a uno stadio, ci sono le bancarelle di polenta, di patatine e di arrosticini (abbruzzesi, con due B). La passerella di legno che doveva essere il percorso dei pini e che doveva servire per far giocare i bambini è utilizzata invece per bivaccare. Intorno, si vede sporcizia, spazzatura. 

C’è il trenino, ma invece che portare in giro a vedere le varie attrazioni (casa dei giocattoli e casa di Babbo Natale), corre lungo tutto il perimetro del villaggio tra fango, bidoni dell’immondizia, ambulanze e macchine che vengono in senso contrario. Davvero uno spettacolo. Trattandosi di un luogo per bambini, ci dovrebbero essere tanti giochi; invece, troviamo solo un piccolissimo labirinto, mancano gli sketch e le attrazioni, così come la pista del ghiaccio (restano dei pony e per salirci sopra si pagano 5 euro). La piazza centrale del villaggio ospita un Albero, dove però gli addobbi scarseggiano e parecchio. Dovrebbe essere il fulcro della festa. Le bancarelle vendono succhi di frutta bio, alcuni giocattoli, occhiali usati, candele inguardabili, prodotti ufficiali della Juventus, oggetti esoterici (tra i quali i peni di pietra), due punti vendita di Folletto, l’aspirapolvere. I folletti di Babbo Natale, annunciati nella presentazione, saranno mica questi? Insomma, non proprio prodotti natalizi.

A proposito di Babbo Natale, Selvaggia Lucarelli racconta un aneddoto. Qualche giorno prima, il simpatico vecchietto se ne sarebbe andato via arrabbiato, lasciando i bambini così. Giustificato dagli organizzatori: “E’ vecchio e stanco e non sta molto bene”. In realtà, avrebbe fatto fagotto per i numerosi disagi e per le lamentele ricevute. Al suo posto, ora c’è un Babbo Natale con il codino. Quello di prima, per scusarsi, ha mandato ai bambini delusi un video su Instagram con gli auguri di Natale. Capito? Manca proprio l’abc del clima natalizio. 

I genitori compilano di proprio pugno le letterine per Babbo Natale, ma non chiedono doni per i figli: “Caro Babbo Natale, per Natale vorrei il rimborso dei biglietti”. E dire che la pubblicità aveva colpito nel segno: ci sono scolaresche, pullman arrivati da tutti Italia, famiglie che hanno speso più di mille euro per esserci. I canali social del Villaggio sono presi d’assalto da recensioni negative, che vengono cancellate in tutta fretta. L’organizzazione cerca di metterci una toppa: “Noi siamo soddisfatti, poi dipende dai gusti. Ci sono stati problemi, è vero, per la pista del ghiaccio non ci hanno dato i permessi. Sembra ci sia un piano, magari non consapevole, per fallire un’organizzazione che deve pagare della gente. C’è stato un investimento milionario, ci sono state le piogge. Cosa dovevamo fare, non aprire?”. Forse. 

L’evento è stato organizzato da una società che ha sede a Torino, la Out of Border, costituita nel luglio del 2019 con capitale iniziale di 10 mila euro. Sarebbero stato buggerati anche i giornalisti che sono andati all’inaugurazione, di sera. E che sono usciti sulle loro testate con recensioni ottime. Ma avrebbero visto solo quello che gli organizzatori volevano si vedesse. Oltre tutto, era sera, era buio. Qualcuno, successivamente, si è scusato. Perché con gli articoli scritti aveva spinto ancora di più a venire a visitare il Villaggio, l’alternativa a Rovaniemi. Ma la delusione ora è tanta. Da parte dei genitori, da parte dei bambini naturalmente. Non vanno trattati così, specialmente questi ultimi che credono così tanto nella magia del Natale. Che durante l’anno aspettano questo periodo per sognare dietro alle renne, ai folletti e a Santa Claus. 

Seguiremo la vicenda per capire se davvero si arriverà a qualche iniziativa clamorosa da parte dei visitatori. Quello che è fin troppo chiaro è che qualcuno ha fallito. Qualcuno pensava forse di fare qualcosa di unico, ma si è impelagato in un’impresa più grande di lui. Tra l’altro, negli anni passati, proprio a Torino era stato fatto qualcosa di simile, dalle stesse persone che hanno organizzato l’evento a Milano. E già allora c’erano state proteste. Come si dice: sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. E il diavolo non lega con questo periodo dell’anno. 

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