Pornhub: Italia al settimo posto al mondo per frequentazione

di Fabiana Bianchi –

La domenica è il giorno di traffico più intenso, “Alien” è stata una delle ricerche più gettonate del 2019 e l’Italia è al settimo posto al mondo per frequentazione. Sono alcune delle curiosità che emergono dai dati aggiornati al 2019 di Pornhub, probabilmente il più famoso sito al mondo in tema. 

Complessivamente, le visite nel 2019 sono state oltre 42 miliardi, pari a un traffico di circa 115 milioni al giorno. Il 2019 ha rappresentato un anno record per i caricamenti di video: ne sono stati aggiunti oltre 6 milioni. La mole di trasferimento di dati è stata enorme: «Nel 2019, Pornhub ha trasferito 6597 petabyte di dati, che erano circa 18.073 terabyte al giorno e 209 gigabyte al secondo – riferiscono – Per metterlo in prospettiva, se copiassi tutti i dati trasferiti del 2019 su hard disk e li impilassi, raggiungerebbero i 100 km di altezza al limite dello spazio».

La ricerca più frequente nel 2019 è stata “amateur”: «Sembra che le persone siano alla ricerca di rappresentazioni più realistiche del sesso – è il commento della dottoressa Laurie Betito, del “Sexual Wellness Center – È interessante notare che sempre più persone si mettono in mostra come dilettanti. Il sesso è diventato molto meno tabù: coloro che si scatenano con l’esibizionismo possono farlo con pochissima esperienza o attrezzatura». Curiosamente, fra le ricerche più digitate del 2019 c’è stato anche “Alien”, probabilmente legato al gran parlare dell’Area 51. Terzo posto per “POV”, acronimo di “Point of view”. La categoria più visitata al mondo è “Japanese”, seguita da “Lesbian” e “Amateur”. 

In Italia, il termine di ricerca al primo posto è “milf”, seguito da “italiano”. Anche per quanto riguarda le loro star preferite, gli italiani dimostrano un curioso patriottismo: sono i “nostrani” Rocco Siffredi e Valentina Nappi.

Una nota curiosa riguarda la durata media della visita sul sito. Questa, infatti, è cresciuta a 10 minuti e 28 secondi. In Italia è pari a 10 minuti e 5 secondi. Tendenzialmente le donne trascorrono 23 secondi in più rispetto agli uomini. Il dato varia anche in base all’età: gli utenti tra i 18 e i 24 anni passano circa un minuto meno per ogni sessione sul sito, mentre sopra i 55 anni le tempistiche aumentano di circa due minuti. L’utente medio ha 36 anni, ma le persone di età compresa tra i 18 e i 34 anni rappresentano comunque oltre il 60% degli utenti.

In tutto il mondo, la domenica è il giorno che registra la maggiore affluenza di utenti. Tendenzialmente, le visite si concentrano nelle ore serali, tra le 22 a mezzanotte, ma nel fine settimana il traffico si concentra al mattino.

Il 2019 è stato segnato da una crescita impressionate del numero di utenti donne: l’aumento è stato del 32%. In Italia l’aumento è stato dell’1%: le donne rappresentano ora il 30% dell’utenza complessiva. Secondo la dottoressa Laurie, «questa è una buona notizia, in quanto indica che le donne si stanno prendendo cura della loro sessualità, scoprendo i loro corpi e identificando ciò che amano. Meno vergogna, meno tabù intorno alla sessualità femminile equivalgono a più esplorazione».

La diffusione dei dati relativi all’ultimo anno da parte di Pornhub e, in particolare, le statistiche legate alle visite al sito da parte delle donne, hanno riacceso il dibattito (mai davvero sopito) relativo alla pornografia e alla prostituzione fra le varie correnti femministe. Da una parte i femminismi cosiddetti “sex workers includenti”, che considerano lecita la scelta delle donne che lavorano nell’industria del sesso come parte del loro diritto ad auto-determinarsi. Dall’altra, i femminismi detti “anti-pornografici”, per i quali l’industria del sesso è solo una forma di sfruttamento delle donne. Il secondo movimento reputa inoltre la pornografia foriera di una rappresentazione delle donne come oggetti, deputate alla sola soddisfazione dei desideri maschili e spesso soggette a forme di violenza. Non solo: secondo queste correnti femministe, lo stesso mondo dell’industria del sesso metterebbe le donne in condizioni di lavoro insostenibili.

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