La banalità del palinsesto televisivo natalizio

La banalità del palinsesto televisivo natalizio

19 Dicembre 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Quando si avvicina il Natale la pubblicità televisiva diventa ancor più fastidiosa e sciocca. Oltre all’incremento di spot dei profumi, che sono sempre i più insopportabili con le loro immagini di presunto glamour sottolineato dai claim sussurrati in inglese, dobbiamo sorbirci tutti i panettoni con le famiglie riunite, i nonni, i bambini e come colonna sonora una canzone natalizia rigorosamente americana. Per carità! Le canzoni natalizie americane sono bellissime.

Ma alla trentesima volta che Frank Sinatra o Michael Boublé ci racconta che Santa Klaus is coming to the town o ci propone Let it snow ci viene voglia di ferragosto. In tutta questa paccottiglia c’è quest’anno uno spot che mi ha colpito. Ci mostra alcune immagini di persone che nel pieno della festa natalizia continuano a svolgere il loro lavoro delicato e utile al prossimo. Nell’ambiente in cui lavorano è presente un piccolo albero di Natale, ma – ci ricorda lo spot – sono le persone come loro, i loro famigliari e quelli che beneficiano della loro assistenza a darci il vero significato del Natale, non i simboli esteriori.

Che grande verità! Detta oltretutto in modo garbato e originale. Peccato che le prime a non mettere in pratica un così bell’insegnamento siano proprio quelle reti televisive che trasmettono l’ammirevole spot. Da anni la celebrazione televisiva del Natale è quanto di più banale e superficiale si possa immaginare. La messa, il concerto, qualche film o fiction intonati al clima della festa, un po’ di retorica sparsa qua e là, e nulla di più.

La dittatura del palinsesto regna anche a Natale e le poche variazioni rispetto alla programmazione consueta suonano come degli obblighi, dei tributi da pagare alla festa, per tornare il più presto possibile alla normalità, un po’ come quello strepitoso personaggio vanziniano che in Vacanze di Natale comunicava ad amici e famigliari il suo pensierino natalizio: “e anche ‘sto Natale se ‘o semo levato dalle palle”. In compenso abbondano vistosamente negli studi di tutte le trasmissioni gli alberi di Natale. I contenuti sono sempre gli stessi degli altri giorni, banalità, pettegolezzi, anche qualche volgarità ma l’albero, a ricordarci che è Natale, c’è. Invece sarebbe bello che si mettesse in pratica quello che lo spot appena visto ci raccomanda: che al centro della festa, più del suo famoso simbolo, ci fossero le persone.

Anche per la televisione, che in questa occasione così particolare potrebbe trattare meglio le persone che la guardano, avendo per loro maggior rispetto e più generosità, elevando il tono della sua produzione, cercando un rapporto più autentico con la vita reale, puntando sulla qualità e l’originalità dei suoi prodotti, in modo da fare dei veri doni natalizi ai suoi affezionati utenti. Ricordo, per fare un esempio, un Natale di tanti anni fa in cui Rai 1 mandò in onda un film di Fellini di sua produzione,

I clown. Anche se Fellini non c’è più, credo che quella strada, la strada dell’eccezionalità, dell’evento, dell’autorialità sia quella giusta per celebrare degnamente la festa, senza ricorrere alla retorica e alla presenza tutta esteriore di certi simboli, come l’albero nello studio o il presepe, tanto invocato da alcuni politici.